RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
“Senza vergogna”

Pubblichiamo un comunicato stampa della federazione varesina del Partito Comunista sulla delicata e controversa questione degli ospedali di Busto e Gallarate

BUSTO ARSIZIO

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“Ora sono diventati tutti salvatori della patria, contando soprattutto sulla memoria corta. Il PCI, a differenza di altri, ha sempre sostenuto il no all’ospedale unico contro lo smembramento di interi reparti dei nosocomi di Gallarate e Busto”. La firma in calce alla dichiarazione è quella di Piero Osvaldo Bossi e il comunicato stampa che riceviamo e pubblichiamo di seguito è della federazione varesina del Partito Comunista, dopo le ultime e recentissime notizie sull’ospedale di Gallarate e sul previsto rinnovamento della Terapia Intensiva e del Pronto Soccorso (leggi qui la notizia) per un investimento complessivo di 4,8 milioni di Euro. Un investimento tanto importante quanto oneroso, che pare – di primo acchito – fare a pugni con la prevista realizzazione dell’ospedale unico sul Sempione, proprio al confine tra Busto e Gallarate. Un progetto sempre attuale, ma che prevede una lunga fase di studio e preparazione, con la posa della prima pietra in zona Beata Giuliana prevista tra almeno due se non tre anni, e con una data ipotetica di fine lavori entro il 2027.

Una “rosa” di fatti dalle tante spine perché – lo ribadisce il Pci nella nota – è “assurdo, prima si smantellano interi reparti, nel contempo si investono denari pubblici per ristrutturare reparti che, con l’ospedale unico verranno abbandonati. L’epidemia da coronavirus ha sottolineato l’imprescindibilità di una sanità pubblica, gratuita e di qualità”.

 

Il comunicato del PCI Federazione di Varese.

SENZA VERGOGNA. <Difendiamo insieme l’ospedale> è il titolo cubitale di un quotidiano locale, quasi a dire: “adesso ci siamo noi che difenderemo con i denti l’ospedale cittadino, difenderemo il diritto dei cittadini di avere delle eccellenze in campo sanitario…”. Una bella foto in maschera così si nascondono gli stessi volti che hanno appoggiato la Riforma Sanitaria Lombarda.
Chi da almeno 30 anni ha dato stura ai più turpi processi di privatizzazione della sanità pubblica? A partire da Formigoni, con il suo piano delle “eccellenze”, per non dimenticare il leghista (Maroni, ndr) con la sua Riforma del sistema Ospedaliero Lombardo prima e dopo con la sua ignobile proposta della Riforma dei Malati Cronici, dove si era pronti a vendere sul mercato oligopolistico migliaia e migliaia di malati cronici a oligopoli internazionali del settore. A questo punto la domanda è chi ha privatizzato? E come possono costoro presentarsi “corum populo” dichiarando la loro contrarietà allo smantellamento degli ospedali di Gallarate e Busto, la chiusura a breve di interi reparti, reparti di eccellenza come l’Otorino e l’Urologia? E ancor qualche anno prima l’Oculistica?
È da qualche anno che gli ospedali di Gallarate e Busto Arsizio subiscono una riforma perlomeno sospetta, “razionalizzazione” l’hanno chiamata, “riorganizzazione complessiva” del sistema ospedaliero lombardo, rispondendo soprattutto ai grandi interessi economici e finanziari che da tempo hanno messo “le mani sulla sanità lombarda e varesotta”.
La nota diffusa dal Consiglio Regionale (agosto 2015), i relatori Fabio Rizzi e Angelo Capelli sostenevano che la Riforma Maroni avrebbe portato ad una riduzione sensibile dei costi, aumento dei controlli, accessi facili e veloci alle visite ed esami e ad un aumento della prevenzione. Nulla di più falso! Neppure sei mesi dopo uno dei summenzionati relatori viene messo sotto indagine dalla magistratura e ciò che si intuisce è l’interesse privato mascherato dietro uno pseudo intento “riformatore”.
La costruzione di un ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate è un altro tassello importante nella deriva privatistica che ormai anima l’operato dell’azione leghista e del centrodestra, ma il risultato finale è stato già scritto da costoro, tagli del servizio sanitario pubblico a favore del privato, aumento dei ticket sanitari, liste di attesa insostenibili e affari con il project financing al privato che deve costruire “ex novo“ l’Ospedale unico, per non parlare di una eventuale speculazione edilizia per le aeree cittadine adibite alle precedenti unità ospedaliere. Occorre dire che il Sindaco Cassani, nell’agosto 2017, coglie l’occasione per ribadire «l’importanza della realizzazione di un nuovo ospedale» rimarcando come anche in questa parte del Varesotto ci sia la necessità «di avere un presidio all’avanguardia a causa delle attuali strutture che non sono più adeguate per le esigenze dei pazienti e del personale».
Assurdo, prima si smantellano interi reparti, nel contempo si investono denari pubblici per ristrutturare reparti che, con l’ospedale unico verranno abbandonati, si sposta il personale, utenti di Gallarate costretti ad andare a Busto e viceversa perché i reparti sono stati unificati o in uno o nell’altro plesso ospedaliero, con un risultato immediatamente visibile in termini di drastica riduzione di posti letto, meno sale operatorie, con la riduzione del personale, con allungamento dei tempi d’attesa per tante prestazioni, innanzitutto visite ed esami; un numero sempre maggiore di esse sono garantite solo a fronte della corresponsione di ticket sempre più consistenti, in tanti casi corrispondenti al loro costo nelle strutture private, che di contro le erogano in tempi celeri.
Il coronavirus ha accentuato il problema e si sono accorti anche lor signori che continuano imperterriti sulla stessa strada, adducendo responsabilità ad altri… addirittura ergendosi da paladini in difesa dell’ospedale, ormai depotenziato, altro che nessun depotenziamento…
È una farsa! In regione ci sono loro e non da adesso e le scelte le hanno fatte senza consultarsi né con l’utenza e né con le parti sociali. Già ma fino a ieri i dipendenti pubblici erano fannulloni, oggi sono eroi, ma fino a quando. Sì è, a questo punto, consapevoli che non esiste una opposizione a questo sfacelo della sanità pubblica, sia il centrodestra e centrosinistra si muovono con gli stessi obiettivi.
Curarsi deve tornare ad essere un diritto e come tale garantito. L’epidemia da coronavirus, con la quale il nostro paese sta facendo i conti, sottolinea vieppiù l’imprescindibilità di una sanità pubblica, gratuita, di qualità. Nella logica di affrontarne alcune indubbie criticità, segnatamente quelle che attengono alle liste d’attesa, al servizio di pronto soccorso, ai ticket, che per tanta parte dell’utenza rappresentano una sorta di cartina di tornasole del funzionamento del sistema.
La campagna per una sanità pubblica, gratuita, di qualità, rappresenta anche la necessaria risposta a chi da tanto tempo persegue, in ossequio alla cultura neo-liberista imperante, ad
esempio attraverso il sotto finanziamento del sistema, una politica sempre più marcata di tagli a servizi e prestazioni, un sempre più rilevante processo di privatizzazione, il progetto di un progressivo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, della subordinazione del diritto alla cura alle condizioni reddituali dei singoli, a chi intende ricondurre anche la salute alla logica del profitto.
La difesa del nostro sistema sanitario, il suo sviluppo, la sua qualificazione è oggi più che mai una questione decisiva, una questione di civiltà, che ancora una volta i fatti, drammaticamente, si incaricano di sottolineare in tutta la sua portata”.

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