Analisi dell’UNIVA sull’andamento commerciale della nostra provincia
“Servono progetti ambiziosi che sappiano guardare al prossimo decennio, scegliere vuol dire darsi delle priorità”

Dall’emergenza sanitaria a quella socio-economica? Ammesso che la fase più acuta e tragica dell’epidemia da coronavirus sia alle nostre spalle, è ragionevole supporre che il lockdown dispiegherà i suoi effetti negativi sulla tenuta del sistema economico nei prossimi mesi

Luciano Landoni

VARESE

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Dall’emergenza sanitaria a quella socio-economica?

Ammesso (e non concesso) che la fase più acuta e tragica dell’epidemia da coronavirus sia alle nostre spalle, è ragionevole supporre che il lockdown imposto dal Covid-19 dispiegherà i suoi effetti negativi sulla tenuta del sistema economico nei prossimi mesi.

Le stime relative al crollo della produzione industriale e alla forte diminuzione del Pil lo dimostrano in tutta evidenza.

Anche il commercio estero non fa ovviamente eccezione.

Siamo in presenza di una pandemia globale che ha letteralmente sconvolto (e travolto) le bilance commerciali dell’intero pianeta.

Le aree maggiormente industrializzate – come la nostra provincia – sono quelle destinate a soffrire maggiormente.

Le rilevazioni dell’Ufficio Studi dell’UNIVA, relative al primo trimestre di quest’anno, evidenziano infatti un rallentamento complessivo dell’export rispetto a quanto registrato nello stesso periodo dell’anno prima.

Inoltre, “questi dati fotografano solo in parte – precisa significativamente una nota dell’Unione Industrialii primi effetti dell’epidemia da coronavirus, che si attende avranno un impatto maggiore nei prossimi mesi. L’export della provincia ha raggiunto infatti 2,4 miliardi di euro, in diminuzione del -3,9% rispetto al primo trimestre del 2019 (dato che segue al -7,9% già registrato a fine 2019)

Nel periodo gennaio-marzo 2020 il saldo complessivo della bilancia commerciale varesina è rimasto positivo (+0,5 miliardi di euro); tuttavia, rispetto all’analogo periodo dell’anno procedente, c’è stata una diminuzione di quasi il 28%.

Il quadro che emerge dall’analisi del commercio internazionale della provincia di Varese nel primo trimestre 2020 – precisa Roberto Grassi, presidente UNIVAè come la fotografia di un’altra epoca spazzata via dal Covid-19. Oggi navighiamo in tutt’altre acque, ben peggiori. Il dato però di un export varesino in arretramento già a inizio anno (dopo il -7,9% con cui si è chiuso il 2019) conferma la visione che come Confindustria abbiamo posto agli Stati Generali che si sono appena conclusi: il Paese stava arretrando già prima dello scoppio della pandemia”.

Insomma, il sistema economico Italia, già fanalino di coda dell’Unione Europea in fatto di crescita complessiva, rischia di subire un colpo durissimo dall’emergenza Covid-19.

Non si tratta di allarmismo, ma di semplice realismo (purtroppo).

E’ sufficiente dare un’occhiata ai numeri per rendersene conto: gli effetti dell’epidemia sono visibili soprattutto negli scambi con la Cina, primo paese che ha conosciuto il lockdown già da inizio anno e verso cui si registra una riduzione consistente dei flussi in entrata (-31%) e in uscita (-18,3%) dalla nostra provincia.

A partire dal mese di marzo – specifica l’Ufficio Studi di UNIVA il lockdown ha riguardato anche gran parte delle nostre produzioni e si è allargato ad altri paesi, con effetti visibili sui dati settoriali. Sono, infatti, solo due i macro-settori che registrano un aumento dell’export nel periodo in esame: il chimico-farmaceutico e l’alimentare, tra le poche filiere che hanno potuto continuare l’attività lungo tutto il trimestre in esame”.

Il  momento è estremamente critico.

Ci vogliono decisioni rapide e competenti, per affrontare i problemi complessi che ci stanno davanti.

Non è più il tempo (ammesso che mai lo sia stato) di decidere di non decidere, cercando di galleggiare anziché governare.

Roberto Grassi lo riafferma con disarmante chiarezza: “Dobbiamo dunque cogliere questa occasione che si apre con la possibilità dell’accesso a fondi europei senza precedenti per ripensare nel profondo la nostra politica economica e industriale con l’obiettivo di disegnare l’Italia che verrà nei prossimi anni. Servono progetti ambiziosi che sappiano guardare al prossimo decennio. Temporanei e limitati tagli dell’Iva non spostano di una virgola i problemi che da decenni attanagliano e bloccano la nostra crescita. O si mette mano ad una riforma generale e ampia del nostro fisco, oppure meglio lasciar perdere. Facciamo delle scelte per un piano di sviluppo di lungo periodo. Scegliere – sostiene con forza il leader dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese –  vuol dire darsi delle priorità, anche a costo di essere impopolari. La cosa importante è essere giusti e lungimiranti”.

Nel primo trimestre del 2020 l’analisi dell’Ufficio Studi UNIVA rileva un calo delle esportazioni verso l’Asia Orientale (-17,9% rispetto allo stesso periodo del 2019) che inevitabilmente sconta il crollo dell’export verso la Cina (-31%), primo paese colpito dall’epidemia di coronavirus. Verso le altre destinazioni gli effetti dell’epidemia sono parziali e riguardano le chiusure che si sono avute nel mese di marzo; ci si attende un maggiore impatto nei mesi successivi. Sono in riduzione, rispetto al primo trimestre del 2019, le esportazioni verso l’UE28 (-4,9%), ed in particolare verso la Francia (-9,1%) seconda destinazione di riferimento per i prodotti varesini. In leggero calo (-1,3%) anche l’export verso la Germania, primo mercato di riferimento. In diminuzione l’export anche verso gli altri paesi europei non appartenenti alla UE (-3,4%), l’America Settentrionale (-4,3%) e Centro-Meridionale (-6,3%) e l’Oceania (-10,5%).
Per contro, cresce l’export verso il Medio Oriente (+9,8%), l’Asia Centrale (+4,1%) e l’Africa (+34,8%).

Il settore metalmeccanico rispetto al primo trimestre del 2019 ha registrato una riduzione dell’export del -5,8% e dell’import del -9,5%.
Anche il settore tessile-abbigliamento-pelletteria ha registrato una riduzione delle esportazioni (-10,3%) e delle importazioni (-8,4%) rispetto al primo trimestre 2019. Il settore chimico-farmaceutico, rispetto al primo trimestre 2019, ha visto un aumento delle esportazioni (+8,1%), accompagnato da un incremento anche delle importazioni (+7,5%).
Il settore gomma e materie plastiche ha evidenziato una variazione negativa sia dell’import (-15,2%) che dell’export (-4,4%).
Tra i comparti più di nicchia, rispetto al primo trimestre del 2019, si è avuta una crescita delle esportazioni solo nell’alimentari e bevande (+4,4%).

Il quadro complessivo, in conclusione, è problematico.

Per evitare che diventi drammatico, è indispensabile che si punti decisamente e concretamente verso uno sviluppo moderno e innovativo.

“Sostenere la domanda è certo una necessità, ma facciamolo piuttosto con incentivi agli investimenti privati (Piano Industria 4.0), con una iniezione di domanda pubblica attraverso l’apertura di cantieri per le piccole e grandi infrastrutture e con un piano di rilancio del made in Italy sui mercati di tutto il mondo. Solo così daremo – dice Roberto Grassi –  una prospettiva pluriennale al nostro Paese, lanciando un chiaro segnale all’Europa che vogliamo utilizzare le nuove risorse per investire sul nostro futuro, per migliorare la nostra produttività e per riposizionarci nel mondo. Questa sì sarebbe una vera svolta”.

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