L’andamento dell’economia lombarda (2° trimestre 2019)
“Si sta fermando il motore della nostra economia e a Roma stanno a guardare”

Gli industriali lombardi sono preoccupati e, nello stesso tempo, consapevoli che la progressiva perdita di ritmo della dinamica produttiva è una conseguenza inevitabile della “volatilità internazionale” e della forte dipendenza del modello di sviluppo della Lombardia dall’export

Luciano Landoni

MILANO

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Gli industriali lombardi sono preoccupati e, nello stesso tempo, consapevoli che la progressiva perdita di ritmo della dinamica produttiva è una conseguenza inevitabile e del tutto prevedibile della “volatilità internazionale” e della forte dipendenza del modello di sviluppo della Lombardia dall’export.

Inoltre, gli imprenditori rilevano l’assenza di una vera politica economica incentrata sullo sviluppo, denunciano l’assistenzialismo governativo finalizzato ad ottenere più voti anziché più crescita e rivendicano con forza l’autonomia della Lombardia.

Le parole di Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, a commento dell’ultima rilevazione relativa all’andamento dell’economia regionale, sono molto chiare.

I dati relativi al 2° trimestre 2019, contenuti nell’indagine congiunturale di Confindustria Lombardia e Unioncamere Lombardia, evidenziano come questa condizione generalizzata sia certificata “dal calo al 38,7% della quota di fatturato estero sul totale, l’incertezza generata dalla guerra dei dazi  – precisa Marco Bonometti – che al momento sta penalizzando l’Europa (in particolare, la Germania con cui il nostro manifatturiero è strettamente interdipendente) e il rallentamento del settore automotive avrebbero dovuto spingerci già da tempo a attuare politiche espansive per stimolare la domanda interna ed aumentare la competitività delle nostre industrie, anziché mettere una tassa sulle auto prodotte in Italia”.

I risultati del secondo trimestre 2019 confermano il progressivo deterioramento del quadro congiunturale evidenziato dalla svolta negativa della variazione tendenziale della produzione (-0,9%).

Il tasso di utilizzo degli impianti rimane così fermo al 76%, anch’esso in leggero calo rispetto al trimestre scorso.

“Gli ordini esteri sono ancora positivi, ma il tasso di crescita – si legge nell’Indagine Congiunturale – è ormai prossimo allo zero (+0,3%), evidenziando come la causa dello stop della produzione non sia più da ricercare solo all’interno del paese ma dipende anche da cause esterne. Gli ordini interni confermano il segno negativo (-0,1%), anche se meno intenso rispetto allo scorso trimestre”.

Presidente, cosa si deve (dovrebbe) fare?

“Va promosso un grande piano per li rilancio competitivo dell’automotive. Inoltre sono necessari: taglio del cuneo fiscale, investimenti in infrastrutture, eliminazione delle zavorre burocratiche che frenano la competitività”.

Invece?

“Invece, mentre il manifatturiero va sempre peggio, come dichiarato anche dal Presidente della BCE Draghi, e con il rischio di una recessione del settore sempre più concreta, a livello nazionale scontiamo le carenze di una politica economica inefficace non in grado di dare risposte alle imprese e di stabilire fiducia. Si è preferito rimandare le misure di sostegno allo sviluppo perdendo tempo prezioso e si sono introdotti provvedimenti di tipo assistenziale che creano debito, mentre mancano le misure per il rilancio della crescita”.

Con quali conseguenze?

“Si sta fermando il motore della nostra economia, il settore industriale, e a Roma stanno a guardare. Gli imprenditori sono preoccupati perché non vedono nell’azione del Governo un progetto per la competitività. Sta prevalendo la logica del non fare che blocca il Paese e che costa moltissimo: basta guardare i casi delle infrastrutture e della normativa sull’end of waste. Due esempi emblematici sui quali si sta perdendo tempo, mentre le imprese vogliono un’azione decisa e concreta”.

Insomma, peggio di così …?

“Fortunatamente le imprese lombarde possono contare su un sistema pubblico-privato che le sostiene e lavora in sinergia. Tutto ciò però non basta: per le regioni virtuose come la Lombardia ci vuole l’autonomia, per attuare il processo di semplificazione ed aumentare la competitività dei territori. Gli imprenditori lombardi vogliono che questo processo vada avanti, per arrivare ad un risultato realmente positivo,  senza compromessi al ribasso”.

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