LA FINESTRA SUL MONDO
Sì Tav, no Tav? Questo è il problema…

Luciano Landoni

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Come nei migliori gialli (con l’aggiunta del … verde, nel caso specifico) il lettore (elettore) si pone la fatidica duplice domanda: come andrà a finire? chi è l’assassino?

Fuor di metafora, la corda della sopportazione e del residuo buon senso è tesa al massimo, anzi, qualcosa di più.

La rottura è prossima.

Sì Tav, no Tav ?

Questo è il problema (uno dei tanti): è più lecito continuare a strapazzare il buon senso oppure fingere che il teatro dell’assurdo equivalga al teatro della vita e quindi non porsi troppi dubbi?

I 5 Stelle (con il supporto della cosiddetta analisi costi-benefici che ha bocciato la Torino-Lione) non ritengono che la linea ad alta velocità rientri nelle esigenze strategiche del sistema Paese e sono del parere che le priorità infrastrutturali siano altre (quali?).

Nello stesso tempo la Lega è convinta se non dell’esatto contrario, quanto meno del fatto che non si possa governare un grande Paese industrializzato come è l’Italia (la 2° manifattura dell’Europa) soltanto con i “no”, ed è altresì perfettamente consapevole che una porzione cospicua della propria base elettorale (professionisti, artigiani, piccoli imprenditori) è giunta al limite della sopportazione rispetto alle esternazioni anti-moderniste di numerosi esponenti del Movimento 5 Stelle.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha ripetuto per l’ennesima volta che bocciare la Tav significa cancellare 50.000 posti di lavoro.

L’Italia si trova in una fase di recessione “tecnica” (il 3° e il 4° trimestre 2018 hanno fatto registrare una diminuzione del Pil) ed è altamente probabile che il 1° trimestre 2019 confermi il rallentamento, anzi, la regressione (la produzione industriale è in forte calo, così come gli investimenti).

Insomma, un quadro grigio e denso di incognite.

Le dure repliche della realtà stanno assestando colpi sempre più violenti al castello ideologico messo in piedi dal governo a trazione Lega e 5 Stelle (il vice premier Di Maio ha favoleggiato di un “nuovo boom economico” che vede solo lui, ahinoi!) e impongono prima di subito una inversione di tendenza.

L’Italia non può isolarsi in una specie di isola che non c’è (la stessa dove vivevano allegri e senza pensieri Peter Pan e la sua banda di sognatori) infischiandosene di tutto e di tutti e pretendendo che  “dare i numeri” (alla Toninelli oppure alla Di Battista, per intenderci) sia la stessa cosa che “tenere conto dei numeri”.

Tipo quelli del bilancio statale che non può essere scassato più di tanto (Quota 100 + Reddito di cittadinanza = debito).

Il cosiddetto “contratto di governo” fra Lega e M5S assomiglia sempre di più a un capestro che va stringendosi attorno al collo dell’intero sistema Paese, finendo per soffocarlo.

I calcoli elettorali li hanno sempre fatti tutti, ognuno, però, mantenendo almeno un piede per terra.

Fare promesse (che è difficile distinguere dalle favole) al “popolo sovrano” (anelante a tal punto a un cambiamento da credere a chiunque si proclami ostile all’odiata élite, indipendentemente dalle competenze-conoscenze di quest’ultimo) può anche essere lecito, diventa letale quando chi lo fa crede fermamente di possedere la “verità rivelata” e ritiene altrettanto fermamente che la propria percezione della realtà coincida al millimetro con la realtà tout court.

Nessun pasto è gratis”, diceva il grande economista Milton Friedman.

Prima o poi (più prima che poi) il “conto” arriva sempre e quando arriva è come sbattere la faccia contro un carro armato in corsa.

Un Paese che già oggi deve fare i conti con un ministro degli Esteri “ombra” (l’irrefrenabile Dibba, al secolo Alessandro Di Battista) che è stato capace di proclamare che Napoleone combatté una cruenta battaglia ad Auschwitz (scambiata per Austerlitz) e con un ministro dei Trasporti effettivo (ahinoi!) che afferma con noncuranza “chi se ne frega di andare a Lione” (l’incontenibile Ton(t)inelli, alias Danilo Toninelli), che razza di Paese è?

Lo stesso all’interno del quale coloro che lavorano, intraprendono, inventano, innovano, ricercano, studiano si ritrovano a dover fare i conti (quelli veri e non quelli fantasticati dal vice premier Luigi Di Maio) con un “governo del cambiamento” che ha varato una “manovra economica del popolo” in virtù della quale la nota massima popolare “la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni” rischia di ricevere la più clamorosa e devastante delle conferme.

«È la democrazia (dei 5 Stelle), bellezza! La democrazia (dei 5 Stelle)! E tu non ci puoi fare niente! Niente!».

Eh, no! Proprio no! Vediamo di fare qualcosa e facciamolo al più presto.

L’immaginazione al potere può anche essere sopportabile, l’incompetenza arrogante e irresponsabile no.

Assolutamente no!

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