POLITICA E CORRUZIONE
Sindaco assediato in Consiglio. E lui: “Sono il più deluso di tutti”

“Sono deluso, incazzato e dispiaciuto umanamente per quello che è accaduto”. Dopo venti giorni il sindaco Antonelli rompe il silenzio sulla vicenda giudiziaria che ha travolto la politica locale. Opposizione e Cornacchia durissimi

Riccardo Canetta

BUSTO ARSIZIO

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“La cosa è grave, molto grave. Sono deluso, incazzato e dispiaciuto umanamente per quello che è accaduto”. Dopo venti giorni il sindaco Emanuele Antonelli rompe il silenzio sulla vicenda giudiziaria che ha travolto la politica locale, colpendo pesantemente Forza Italia e raggiungendo anche Busto Arsizio, con il consigliere comunale con delega alle partecipate Carmine Gorrasi (sostituito ieri sera da Alberto Armiraglio) e la presidente di Accam Laura Bordonaro finiti agli arresti domiciliari. Il primo cittadino avrebbe voluto attendere ulteriormente il corso degli eventi, ma il pressing di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che chiedevano conto della vicenda – dalla situazione delle partecipate al ruolo del “plenipotenziario” forzista Nino Caianiello nelle scelte relative alle nomine – lo ha portato a esporsi in un Consiglio comunale tenutosi a porte aperte per volontà di tutti i gruppi politici.

OPPOSIZIONI E CORNACCHIA ALL’ATTACCO
“Quando ho appreso la notizia ho chiamato il prefetto che mi ha spiegato che il consigliere sarebbe stato sospeso nel giro di pochi giorni. Poi sono arrivate le dimissioni”, ha spiegato Antonelli rispondendo alla mozione del Pd, che lo invitava anche a valutare l’opportunità che il Comune si costituisse parte civile in un eventuale processo. “Se è stato usato impropriamente anche solo un euro lo faremo – ha precisato Antonelli –. Ma al momento il Comune o le partecipate non sono stati toccati”.
“Sappiamo che il prefetto ha rispettato le leggi, ma ci chiediamo perché il sindaco non abbia ritenuto di sollevare il consigliere dalla delega alle partecipate – ha osservato Cinzia Berutti (Pd) –. Chiediamo chiarezza immediata su quello che avverrà da qui in avanti, perché la riorganizzazione delle partecipate necessita della massima trasparenza”.

Sempre per il Pd, Massimo Brugnone si è concentrato sulla figura di Caianiello chiedendo perché “si è permesso che una persona interdetta dai pubblici uffici prendesse delle decisioni”. E ha ricordato: “Non dimentico la discussione in Consiglio sulle consulenze di Agesp, in cui ci avete deriso quando sollevammo il problema del conflitto di interessi del consigliere delegato alle partecipate. Il nostro campanello d’allarme non è stato ascoltato. E oggi il sindaco non ha fatto nulla: non ha tolto le deleghe, non ha chiesto le dimissioni, non ha preso le distanze da quella parte di Forza Italia. Lo faccia, altrimenti anche lei qui dentro non vale niente”.

Busto al Centro si è detta preoccupata per la situazione di Accam, “fortemente toccata dalla vicenda giudiziaria”. “La nostra città ha il dovere di assumere una forte iniziativa – ha affermato Gianluca Castiglioni –. Ed è necessario il totale coinvolgimento del Consiglio comunale, dopo la decapitazione dei vertici aziendali”. “Di fronte a quello che è stato definito un ‘sistema’, i cittadini sono preoccupati – ha aggiunto Laura Alba –. Non parlare non è un modo per uscire da questo stato di disagio. Il rapporto tra cittadini e politica ne esce danneggiato; il sindaco non può esimersi da dare risposte”.

“Imbarazzante essere qui dopo venti giorni di silenzio – ha attaccato Luigi Genoni del Movimento 5 Stelle –. C’è un faldone di oltre 700 pagine con nomi, cognomi e società coinvolte. E dopo venti giorni il sindaco non ne prende le distanze”.
E se Orazio Tallarida ha sottolineato la posizione garantista di Forza Italia (“e lo saremmo anche nei confronti di altri partiti, perché per la nostra Costituzione si è innocenti fino alla condanna definitiva, mentre ora le persone coinvolte soffriranno per tutta la vita anche in caso di assoluzione”), Diego Cornacchia del gruppo misto ha domandato come siano maturate le varie nomine nelle partecipate, affermando che il sindaco “non è esente da responsabilità politiche e morali”. “Lei è dovuto sottostare alle indicazioni di un soggetto non raccomandabile visti i suoi precedenti. Pur di mantenere il suo ruolo, ha dovuto accettare il patrocinio di questo signore. L’ambizione le ha giocato un brutto tiro”. Cornacchia ha anche ricordato quando propose provocatoriamente di attribuire una benemerenza a Caianiello, per il suo “peso” nel  dare indicazioni. “Io ho vissuto la stagione di Tangentopoli, con le dimissioni del Consiglio. Non le chiedo di dimettersi ma, con un sussulto di orgoglio e amor proprio, di fare pubblica ammenda”.

LA REPLICA DI ANTONELLI
A quel punto, assediato su più fronti, il sindaco Antonelli ha ripreso la parola. “Mi scuso per essere diverso da voi. Io non avrei approfittato della situazione nemmeno se avesse interessato la vostra parte politica. La cosa è molto grave. Mi attaccate ma Caianiello era ritenuto l’unico interlocutore provinciale per Forza Italia e quindi con lui parlava anche Astuti del Pd. Gorrasi per me era un amico come lo siete tutti. Io avrei aspettato perché poi anche chi ne uscirà pulito mediaticamente è già condannato. Volete la mia condanna? La mia condanna c’è anche se la condanna peggiore sono tv e giornali”. Antonelli assicura: “Ho accusato il colpo più di voi e di Forza Italia. Ci sono rimasto malissimo. È un danno di immagine enorme. Su Accam: si parla di consulenze che non avevano ragione d’essere, ma il piano industriale è serio. Non devo fare pubblica ammenda. Sono deluso e incazzato. Se le accuse verranno confermate, sono per dare pene più alte di quelle che prenderanno”.

Dai banchi della maggioranza, la leghista Paola Reguzzoni ricorda che “le denunce a mio carico testimoniano che non sono stata zitta. Serve una condanna morale e politica forte. La politica non deve avere paura. Queste sono persone corrotte, non politici corrotti. Uno dei soggetti coinvolti aveva già una condanna di terzo grado, ma nonostante questo c’era chi diceva nessuno tocchi Caianiello, che è stato interlocutore di tutti, anche del Pd in Provincia. È emerso un sistema che di politico non aveva nulla. Le persone disoneste sono in tutti i partiti, l’importante è contrastarle”.

Anche l’assessore Gigi Farioli, esponente di spicco di Forza Italia, è intervenuto con decisione per difendere chi nel partito ha rappresentato la buona politica: “Dalla narrazione della stampa emerge che le scelte amministrative di Busto non sono state intaccate. Per me Caianiello non è stato un nume tutelare, io non sono mai stato né burattino né burattinaio. Emerge una modalità di fare politica mai condivisa da me né da chi ha condiviso il mio percorso. L’azione del sindaco è stata puntuale e di certo le scelte di questa amministrazione non sono state prone a un sistema, ma al massimo usate da qualcuno in maniera furba”.
Prima del voto favorevole alla mozione del Pd che ha originato il dibattito (grazie alla decisione della Lega di non partecipare al voto), il presidente del Consiglio Valerio Mariani ha evidenziato la grande maturità dimostrata dall’assise, sottolineando poi la sua “amarezza per quanto letto su Alfa, società che ho contribuito a incardinare. Qualcuno purtroppo ha pensato di essere più furbo di altri e di usare la buona politica per fare cattiva politica”.

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