L’intero settore metalmeccanico locale in grave difficoltà
“Siamo in una situazione da economia di guerra”

I dati diffusi dall’Unione degli Industriali relativi all’andamento del comparto metalmeccanico locale sfiorano il disastro: il tasso di utilizzo degli impianti è passato dall’86,2% del primo trimestre del 2019 al 69,3% del primo trimestre 2020

Luciano Landoni

VARESE

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Un giorno sì e l’altro pure, da quando è esplosa l’epidemia da coronavirus (fine febbraio), i numeri che fotografano la drammatica (e tragica) criticità del periodo che stiamo attraversando ci sbattono letteralmente in faccia la dimensione e la portata dell’emergenza.

Un’emergenza sanitaria che sta rapidamente trasformandosi in emergenza economica e sociale.

I dati diffusi dall’Unione degli Industriali e relativi all’andamento del comparto metalmeccanico locale (il primo in assoluto per numero di aziende e di occupati) sfiorano il disastro:  il tasso di utilizzo degli impianti  è passato dall’86,2% del primo trimestre del 2019 al 69,3% del primo trimestre 2020.

Un vero e proprio crollo di quasi 17 punti percentuali.

Un dato – commenta Giovanni Berutti,  presidente del gruppo merceologico delle imprese meccaniche dell’UNIVAche fornisce solo in parte il senso della crisi che stiamo attraversando. Questo calo, infatti, registra la flessione solamente del mese di marzo che si è venuta a creare dopo il lockdown, non incorpora dunque ancora i mesi di aprile e maggio e la difficile riapertura delle attività di giugno, in cui non registriamo, in pratica, una ripresa degli ordini. Alla fine di tutto il primo semestre dell’anno i conti saranno ancora più duri, una realtà con cui dovremo fare i conti in autunno”.
Dal locale al nazionale la musica non cambia: Federmeccanica ha registrato nel bimestre marzo-aprile un tracollo tendenziale dell’attività produttiva del 44,1%.

Molto peggio di quanto non fosse successo nel 2008 e nel 2011: gli anni delle due ultime Grandi Crisi.

Il problema nel problema è che le cose non sono destinate a migliorare, almeno secondo le previsioni a livello nazionale delle aziende metalmeccaniche che per il 63% dichiarano un portafoglio ordini in peggioramento e per il 71% si attendono ulteriori cali di produzione nel secondo trimestre, con inevitabili ricadute occupazionali: il 34% delle imprese prevede infatti di dover mettere mano ad una riorganizzazione interna nei prossimi mesi.

Il nostro settore – sottolinea Giovanni Beruttiè il traino di tutta la manifattura locale. Rappresentiamo quasi il 60% delle esportazioni locali e quasi il 40% degli addetti dell’industria varesina. Se andiamo male noi, va male tutto il territorio. Occorre rilanciare il settore per sostenere tutta la manifattura. Siamo la priorità delle priorità nel rilancio del Paese”.

L’Ufficio Studi dell’Unione Industriali della provincia di Varese precisa che nel primo trimestre 2020 tutti gli indicatori sono andati in negativo: la produzione è risultata in calo nel 79,9% delle imprese intervistate, nel 17,2% è stata stabile, mentre solo il 2,9% ha dichiarato un incremento; male anche gli ordini: in flessione nel 54,4% delle imprese.

Le uniche imprese industriali che hanno potuto, in qualche maniera, arginare il crollo sono state quelle delle filiere che hanno potuto continuare a produrre durante il lockdown, ossia quelle legate ai comparti alimentare e farmaceutico.

In conclusione, solo il 24,2% delle aziende prevede un aumento dei livelli produttivi, mentre il 33,3% si attende una (precaria) stabilità e addirittura il 42,4% un’ulteriore flessione.

Pessime notizie anche sul fronte dell’export: il calo del primo trimestre 2020 ha sfiorato il 6%.

La crisi sta picchiando duro in tutto il continente. Ma da noi, più che in altre aree. E questo – denuncia Giovanni Berutti –  anche a causa di una mancanza di risposta da parte dei nostri decisori politici. Stiamo tentennando troppo con il rischio di perdere quote di mercato a favore dei nostri competitor che possono contare su Sistemi-Paese più efficienti e reattivi. È ora di agire”.

La pandemia – rincara la dose Gianluigi Casati, presidente del gruppo merceologico delle imprese siderurgiche, metallurgiche e fonderie dell’Unione Industriali – ha colpito il nostro settore su due fronti che mettono a rischio la sopravvivenza di imprese che stanno alla base di tutta l’industria meccanica e che esprimono ancor oggi l’eccellenza della nostra capacità manifatturiera. Il primo quello della liquidità, la cui assenza sta progressivamente minando la tenuta della cassa delle nostre aziende che lavorano con margini assai ridotti in considerazione della concorrenza internazionale in grado di produrre con regole e vincoli molto più laschi dei nostri, inoltre siamo aziende per definizione “capital intensive” e quindi maggiormente esposte sul fronte finanziario. Il Decreto Liquidità che avrebbe dovuto inondare le imprese di risorse garantite dallo Stato ha mancato completamente tale obiettivo. Di liquidità alle imprese ne è arrivata pochissima e con vincoli ulteriori oltre la garanzia prestata dallo Stato

Presidente, qual è il secondo punto dolente?

La debolezza della nostra capacità commerciale che, non sostenuta da una adeguata politica industriale, ci rende, in questo momento, particolarmente deboli e quindi attaccabili dalla concorrenza internazionale. La nostra abilità nel produrre componenti meccanici universalmente apprezzati (vedi per esempio l’industria automobilistica tedesca che senza i nostri prodotti si ferma) potrebbe non essere più sufficiente per garantirci la continuità. Siamo in una situazione che oserei definire, almeno economicamente, di guerra. Possiamo uscirne solo – conclude Gianluigi Casati –  con interventi straordinari per volume e per tempestività. Senza rischiamo di dove affrontare nel prossimo futuro numerose chiusure di imprese con implicazioni sociali drammatiche”.

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