Convegno organizzato dall’Associazione Amici Team Down
Solo con l’educazione si possono vincere i “mostri” della Rete

Si potrebbe chiamare l’ossessione della connessione.
Vale a dire la dipendenza (quasi) ossessiva, appunto, dalla Rete e anche dall’utilizzo continuo dello smartphone, inteso come il passaporto indispensabile per accedere e navigare in Internet...

Luciano Landoni

castellanza

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Si potrebbe chiamare l’ossessione della connessione. Vale a dire la dipendenza (quasi) ossessiva, appunto, dalla Rete e anche dall’utilizzo continuo dello smartphone, inteso come il passaporto indispensabile per accedere e navigare in Internet. Sono i giovani, in particolare, a subire il fascino calamitante e ammaliante della cosiddetta realtà virtuale, al punto tale da dimenticarsi di quella reale. Si tratta di un mero problema tecnologico?

I supporti informatici e telematici, in altre parole, con il corollario dei social network, è corretto considerarli  una sorta di pericolosa droga del 3° Millennio capace di inghiottire, alla stessa stregua di un invincibile buco nero, sentimenti, emozioni, affetti nullificando la personalità di chi ne fa un uso smodato? Secondo lo psicoterapeuta Domenico Barrilà il problema vero è di natura educazionale, più che tecnologica.

I genitori se ne devono rendere conto al più presto se vogliono rapportasi efficacemente con i loro figli, guidandoli e proteggendoli dal pericolo di finire intrappolati nella Rete. Lo psicologo, invitato dall’Associazione Amici Team Down, in collaborazione con l’Istituto comprensivo “Manzoni”, l’ha più volte ribadito durante l’incontro avvenuto nell’aula magna della scuola media “Leonardo da Vinci” di Castellanza. Barrilà ha dedicato e continua a dedicare gran parte del suo lavoro all’analisi dell’influenza dei fenomeni sociali sulla psiche.

«Molte difficoltà di comunicazione nascono dal fatto che i figli vedono gli adulti come nemici della tecnologia e i genitori – ha detto davanti alla platea composta prevalentemente da padri, madri e insegnanti –  si sentono messi all’angolo perché devono fare i conti con il mondo virtuale, in cui i giovani sanno muoversi molto meglio di loro – ha aggiunto Domenico Barrilà – Noi adulti stiamo cercando di trasformare quello che è un problema educativo in una questione meramente tecnologica, addossando tutte le colpe ai social per sentirci più tranquilli. Ma non è così. La responsabilità non è mai delle cose, ma sempre delle persone che le usano».

Di fronte ad un pubblico composto da genitori (tra cui la presidente di Amici Team Down Gianna Leo e la vicepresidente Federica Chittò), insegnanti (a partire dal dirigente scolastico Renato Solemi) e rappresentanti dell’amministrazione comunale (era presente la consigliera delegata all’Istruzione del comune di Castellanza Rosangela Olgiati), lo psicoterapeuta ha indicato alcune linee guida utili per gli educatori: «Il nostro compito principale è rendere complementari i bisogni e gli interessi dei figli con quelli della collettività, insegnando loro a comportarsi in modo pro-sociale nella vita reale e di riflesso sul web. Internet è un ambiente smaterializzato che non modifica la personalità dei ragazzi, ma indubbiamente la esaspera. Non dobbiamo mai dimenticare che si educa innanzi tutto con l’esempio, stando vicini ai ragazzi. La genitorialità è un’azione di contatto».

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