Quando i parrucconi di Busto Arsizio dormono
“Il sonno della ragione genera mostri”

Potremmo anche aggiungere che il sonno della cultura, la presenza dell’ignoranza e l’assenza di cuore, sono in grado di generarne altrettanti...

Michela Diani

Busto Arsizio

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Potremmo anche aggiungere che il sonno della cultura, la presenza dell’ignoranza e l’assenza di cuore, sono in grado di generarne altrettanti. Se non fossero autentiche tragedie nella vita delle persone,  quelle che accadono a causa della malagiustizia, vi sarebbe perfino da ridere per la stupidità conclamata di talune prassi, per l’ironia necessaria a esorcizzare il peso emotivo dei fallimenti legalizzati di sentenze e perizie a danno dei cittadini. Sembrano tempi duri per qualsiasi battaglia di carattere umanitario, visto e considerato il dilagante limite alla comprensione delle problematiche umane diffuso tra i quadri dirigenziali e le istituzioni locali e nazionali. Una sorta di torpore che solo un gran frastuono è in grado di svegliare.

A volte appare una sorta di stato depressivo globale dove della vita degli altri non importa a nessuno purché abbiano sistemato la loro, a volte una specie di sonno delle emozioni e dei sentimenti in cui non trova spazio che l’efficienza quotidiana e la burocrazia dei passacarte, una efficienza che peraltro, proprio per la mancanza di passione da cui non viene accompagnata, non arriva mai ad essere efficacia. Perché magari nelle istituzioni vi fosse efficienza! Vorrebbe dire che almeno in parte si lavora bene! Ma ancor più si tratta di un vero e proprio sonno delle coscienze visto che perfino la consapevolezza degli errori che avvengono all’interno del Tribunale stesso non sono sufficiente motivo di resipiscenza e ravvedimento.

Ed è così che, in quel cancro che si definisce indifferenza e con quell’abito istituzionale che si chiama anaffettività dei suoi operatori, si consumano le situazioni più disparate e i drammi di famiglie e società civile. Comprendiamo tutti che la legge sia di per se stessa, materia più arida che la letteratura, tuttavia, non ci pare che i padri costituzionali né i legislatori fossero ‘gente senza cuore’ e ‘senza la capacità di sentire’ unitamente alla collettività civile, anzi. Gran parte di essi furono in grado di tramutare in legge proprio le aspirazioni civili della gente, e quando stendevano parole sulla carta , esse avevano un senso che non era senz’altro quello del caso.

Pare invece che, nei palazzi, oramai si vada un po’ a braccio, a copia incolla, improvvisando su situazioni che non si conoscono per nulla, ma sulle quali ci si permette di emettere giudizi fortemente condizionanti per il futuro. Negli articoli trascorsi, ho introdotto il tema del periziato falso o incapace per parte di alcuni periti del Tribunale di Busto Arsizio, così come della svogliatezza dei giudici a interessarsi realmente della collettività e del malcontento diffuso che gravita proprio intorno a queste situazioni.

A fronte già di articoli trascorsi sul tema delle perizie, alcuni avvocati mi hanno fatto notare che vi è stata all’interno del diritto, negli ultimi anni, una propensione all’abdicazione per parte dei magistrati in favore di un potere eccessivo conferito appunto ai periti, ma che nel contempo, proprio perché un certo indirizzo della magistratura si è accorto di quanto ciò possa essere forviante e fallace, si inizi a comprendere di dover riprendere un po’ le redini della decisionalità, chiaramente una decisionalità che va comunque soggetta ad aggiornamento e formazione anche per i magistrati stessi.

Sovente, infatti, accade che i periti psicologi chiamati a indagare il nucleo famigliare non siano né per titoli, né per età, né per esperienza, né per maturità interiore professionale,  in grado di poter svolgere un lavoro idoneo volto alla costruzione di una progettazione genitoriale sana e non distruttiva, dove per distruttiva si intende quella sorta di tendenza in una parte dell’esercito peritale di aggredire la parte sana della diade genitoriale in funzione di una sorta di pietismo istituzionale verso la parte prepotente. Le storie purtroppo non sono isolate né poche e i danni che sono conseguiti nella vita delle persone immense, soprattutto in quelle dei bambini.  Madri fratturate, minori spezzati dalle cattive prassi di una ignoranza istituzionale che non si vuole ravvedere. E’ curioso come la magistratura che di per se stessa sarebbe ‘ la casta più potente’ dello Stato, di fatto, scelga di essere impreparata e impotente in tema di tutela seria. Pare che, finalmente, grazie all’operato di Giudici sensibili e attenti come Roia, il CSM ( Consiglio Superiore della Magistratura) abbia cominciato a interessarsi alle questioni e a incentivare la formazione di chi poi nelle procure o nelle sezioni civili si deve occupare di queste cose.

E’ molto difficile interpretare la vita della gente se non si coglie una cosa di fondamentale importanza che cercherò di identificare con un concetto estrapolato da una pagina face book che si occupa di psicologia e che mi pare condensare in maniera ben precisa quanto accade nei Tribunali:

Lo scopo primario dello psicologo è acquisire saggezza. La saggezza deriva da una costante e continua riflessione sulla vita e su se stessi, alla luce delle teorie che si studiano. Se c’è la saggezza c’è la buona pratica, altrimenti, stai solo applicando acriticamente degli schemi’

Da: Psicologia di base

Che in realtà non sono altro che la traduzione di quanto Jung già espresse con altre parole:

Nessun manuale può insegnare la psicologia; la si apprende tramite l’effettiva esperienza. In psicologia si possiede solo ciò di cui si è fatto esperienza nella realtà. Quindi una semplice comprensione intellettuale non è sufficiente, perché si apprendono solo i termini e non la sostanza interiore dell’evento in questione

Carl Gustav Jung

 

C’è veramente da comprendere che tipo di saggezza vi sia nell’inascolto, nel menefreghismo, nel periziato a copia incolla, nel far passare per pazzi chi racconta la verità, nel lanciare parole a caso a danno della gente, nel confondere volutamente vittime e carnefici, fregandosene delle conseguenze, nella superficialità, nella collusione di sistema, nel coprire un perito che ha sbagliato anche quando ti è amico ma ha procurato danno a qualcuno, nell’accettare che chi opera in un Tribunale non abbia ben chiaro che non si entra al mercato delle carni fresche.

Ci ho pensato e ripensato, ma di saggezza proprio non ne ho trovata.

I grandi uomini di legge erano magnanimi dopo essere stati giusti, il buonismo è tutt’un’altra cosa, un ibrido di comodo che si riversa sulla collettività che necessita invece, di sentirsi rassicurata dalle istituzioni e non abbandonata.

Giudici, ho la netta sensazione che abbiate perso un po’ la strada, che la confusione regni un po’ sovrana. Possiamo avere le leggi più belle del mondo, ma se le persone che le mettono in pratica non sono ‘ in bolla’ con la giustizia non si va da nessuna parte. Se i Giudici non hanno ben chiaro che sono lì per difendere dai prepotenti e non per tutelarli i prepotenti, temo abbiano più di qualcosa da rivedere ed anche molto in fretta, visto che dall’operare dei magistrati tutto dipende nella collettività civile o meglio tutto dipende per renderla civile o incivile. Questa brutta faccenda delle perizie fatte a muzzo è una ferita collettiva a cui non potete esimervi dal mettere mano. Mi spiace per voi se credevate di poter fare diversamente.

 

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