La manifestazione Torino “Infrastrutture per lo sviluppo”
Sostenere le “opere strategiche” per crescere

Il “Partito del Buon Senso”, già battezzato “Partito del Pil”, capeggiato dagli imprenditori che rivendicano il diritto e la necessità basilare di poter fare il loro lavoro al meglio, vale a dire produrre ricchezza, si è riunito a Torino

Luciano Landoni

TORINO

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Il “Partito del Buon Senso”, già battezzato “Partito del Pil”, capeggiato dagli imprenditori che rivendicano il diritto e la necessità basilare di poter fare il loro lavoro al meglio, vale a dire produrre ricchezza, si è riunito a Torino.

Confindustria ha scelto non a caso la città piemontese – una delle capitali dell’industrialismo “made in Italy” –  per riunire i Consigli generali delle imprese sotto l’egida di “Infrastrutture per lo sviluppo”.

Qualche settimana fa, proprio a Torino, c’è stata la marcia dei “Sì Tav” (la linea ferroviaria Lione-Torino, nello specifico) che ha rivendicato con forza e con grande civiltà l’esigenza prioritaria dell’intero sistema Paese di dotarsi di una rete infrastrutturale degna di questo nome per poter concretamente fare un significativo salto (in avanti) nella modernità.

La critica tanto implicita quanto evidente all’attuale politica del governo gialloverde in carica, soprattutto con riferimento alla componente penta-stellata del medesimo, non poteva emergere in maniera più chiara.

Scegliere di cavalcare l’assistenzialismo anziché il progresso reale (che passa in gran parte dall’adeguamento/ammodernamento della rete infrastrutturale nazionale) significa condannare l’Italia ad andare indietro anziché avanti e il “Partito del Buon Senso” non può che opporsi senza se e senza ma ad una simile pericolosa eventualità.

La dichiarazione di Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, sintetizza questa forte preoccupazione (per usare un termine eufemistico).

“Se ci troviamo a parlare oggi, nel 2018, di infrastrutture, vuol dire che in passato abbiamo perso tempo e che siamo un Paese senza futuro. La prima infrastruttura strategica del nostro Paese è l’impresa ed è per questo che dobbiamo investire su di essa. Se non comprendiamo questo non avremo crescita e sviluppo. Per Confindustria Lombardia – ha precisato Marco Bonometti – bisogna realizzare le infrastrutture necessarie per colmare il gap con le principali aree europee”.

Insomma, il Nord che produce e che da sempre rappresenta la locomotiva socio-economica dell’intero sistema Paese non ci sta ad avallare il declino strettamente connesso alla cosiddetta “decrescita felice” e, avendo a cuore le sorti di tutta Italia, a cominciare dal Centro-Sud, pretende con fermezza che la bussola dell’azione governativa (ri)torni ad orientarsi verso politiche vere di sviluppo vero.

“Le regioni parte della macroregione alpina, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, con anche l’Emilia Romagna, devono lavorare congiuntamente – ha sottolineato il presidente di Confindustria Lombardia – per sostenere le opere strategiche e, parallelamente, è necessario che le regioni del Centro-Sud vengano messe nelle condizioni di colmare il gap con il Nord Italia. Un moderno sistema d’infrastrutture, che risponde alle esigenze di mobilità di beni e persone, crea condizioni favorevoli e migliori per le imprese e i cittadini, riducendo i costi di trasporto, creando certezze nei tempi di movimentazione, aumentando il grado di competitività dell’intero sistema Paese”.

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