Sarebbe meglio dialogare
Sparlare nel mucchio

Chi vuol "sparare nel mucchio" lo faccia. Non ne avrebbe facoltà, ma oggi si usa così: urlare, accusare, dire e non dire, anche sparlare... tuttavia, sarebbe meglio dialogare

Gianluigi Marcora

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Chi vuol “sparare nel mucchio” lo faccia. Non ne avrebbe facoltà, ma oggi si usa così: urlare, accusare, dire e non dire, anche sparlare…. tuttavia, sarebbe meglio dialogare, poi a qualche risultato positivo si potrebbe addivenire. Parliamo di parchi con suppellettili rotte, parliamo di verde pubblico, di strade, di strutture, di bisogni primari e secondari. Parliamo di ipotesi, di migliorie, di traguardi da raggiungere. Dobbiamo parlare d’altro? Aggiungere a quel che c’è nel piatto qualche altro argomento? Meglio fermarci qui e non creare un guazzabuglio di ipotesi che possono confluire nel nulla di fatto.

Volutamente abbiamo tralasciato un argomento importante che è comune a ogni Comune: il Bilancio.

Busto Arsizio è una delle città virtuose che arriva a soddisfare anche gli esteti del bilancio. Mette in cascina importi non spesi, investimenti non effettuati, tasse riscosse e non ancora investite. Poi, Busto Arsizio deve obbedire a precise disposizioni di Legge e attenersi all’iter burocratico (tortuoso e a volte incomprensibile) che fa sprecare troppe risorse (nel bene e nel male). C’è sempre il Patto di Stabilità a complicare le cose.

Certo, ad avere soldi a disposizione si può fare tutto. Chi non oserebbe? Poi, però occorre fare i conti con le priorità d’intervento, sempre assecondando la Burocrazia che è così farraginosa, dove anche gli esperti si giocano l’onorabilità per dedurre da certe complicanze la verità per agire. Si dice che “le Leggi vanno applicate“, ma nella maggior parte delle nostre Leggi, si dice che “vanno interpretate“.

A questo punto, qual è la priorità d’intervento? Prendiamo (ad esempio) la cosiddetta Caserma dei Carabinieri. Chi non vorrebbe vedere i nostri bravi militi operare in un luogo idoneo sotto tutti gli effetti? Invece si arguisce che non si tratta di “Caserma” ma che l’immobile aveva ben altre destinazioni, peraltro costruito su un terreno di proprietà del Comune di Busto Arsizio. Il Sindaco ha già precisi contatti per la soluzione del problema e i tempi di attuazione continuano ad essere lunghi e…. intolleranti.

Sulla “pista ciclabile” si coinvolge Busto Arsizio e Gallarate …. e perchè si lascia fuori Castellanza? Maroni, il Governatore della Lombardia si è già espresso sulla cifra stanziata (4,9 milioni di Euro), ma si deve attendere la piena efficienza dell’Ospedale Unico che coinvolge Busto Arsizio con Gallarate.

Busto deve provvedere inoltre al problema viario. Si è tuttora ancorati a pullman (bisonti) in Piazza Solaro, quando si era parlato (troppo) dell’imminente soluzione del problema. Tutto tace e in via Formazza (dove avrebbe dovuto funzionare il deposito dei giganteschi bus, con tanto di “villetta” inaugurata due o tre volte e “rifatta” per la visita degli sciacalli che hanno distrutto e rubato di tutto) si sfrutta l’apposito spazio che è preda di giri di motorette o di spazi per prove di guida che col problema viario hanno nulla a che vedere.

La zona Ospedale ha bisogno quasi di tutto. Lo sfalcio di erbacce funziona a singhiozzo, ma tra via Arnaldo da Brescia, via Cremona, via Formazza c’è da rivedere il problema viario con occhio vigile soprattutto ai 5 Ponti e a Corso Italia. Abbiamo tralasciato il problema “mostri” …. val la pena riparlarne?

Una volta (quando Busto e i Comuni del Medio Olona, dialogavano) si era pensato a redigere un Piano Trasporti che tenesse collegato i nove Comuni con contributo di tutti e risparmio di risorse. S’è fatto nulla. Come mai? Ciò che non si capisce è il fatto che nelle ore di punta, i “bisonti” (bus giganti) hanno ragione di circolare, mentre per il resto della giornata sarebbero sufficienti i mini-bus che (tra l’altro) inquinano meno e potrebbero muoversi in maniera più snella dei loro “fratelli giganti”.

Di problemi da risolvere ce ne sono parecchi, ma incombe il Bilancio. Chi deve decidere sa che non può far tutto e in molti saranno scontenti. Proprio da qui deve partire il dialogo: stilare un preciso programma da realizzare in sei mesi, un anno, senza illudere il Cittadino, ma tenere conto di ciò che il Cittadino auspica sia realizzato. Dialogare è meglio di urlare, accusare, sbraitare e ancorarsi solo alle proprie idee.

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