POLITICA E ANEDDOTI
Speroni e Salvini

Il Popolo Italiano si trova di fronte - ora - a un modo diverso di "fare Politica". Ci sembra un modo un tantino "ruspante", meno signorile (o meno diplomatico), ma alla gente piace. Fa pensare che non bisogna dire di "picchiare i pugni" sul tavolo, quando necessita, ma farlo. E, a ragion veduta (visti gli effetti).

Gianluigi Marcora

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Il Popolo Italiano si trova di fronte – ora – a un modo diverso di “fare Politica“. Ci sembra un modo un tantino “ruspante”, meno signorile (o meno diplomatico), ma alla gente piace. Fa pensare che non bisogna dire di “picchiare i pugni” sul tavolo, quando necessita, ma farlo. E, a ragion veduta (visti gli effetti).

C’è chi dice che l’Italia – ora – è guardata con un pizzico di sospetto o di essersi “isolata” dal resto del gruppo e c’è chi dice con molta insufficienza “staremo a vedere“, come se l’iniziativa intrapresa da Salvini e Di Maio fosse qualcosa di talmente strano, da essere condannata a priori. Ecco, qui mi oppongo. Non è (mi chiedo) che “questi due” (sia detto bonariamente) realizzano ciò che hanno promesso in campagna elettorale?

Fatto è che personalmente, avevo promesso ai Lettori di fb di citare la mia esperienza con Salvini, nell’unica occasione in cui l’ho conosciuto. Lo faccio in maniera concreta con tanto di ….testimone.

Qualche anno fa, l’allora Europarlamentare (mio compagno di scuola alle Elementari e amico), Francesco Enrico Speroni (per me Franco da sempre) mi invitò per qualche giorno al Parlamento di Strasburgo. Andai volentieri, ospite di Franco sulla sua potente vettura. Franco mi accennava alla sua “cieca obbedienza” del Codice della Strada e, dove si poteva “volare” lui lo faceva a suon di 180 km orari e quando si doveva girare a 60 o 70 km orari, lui imprimeva a marce e freno, vorticose impennate da farmi rabbrividire.

A Strasburgo passai sotto le “forche caudine” dei controlli (inesorabili e giusti), poi seguii pedissequamente i consigli di Franco. E potei visitare i siti dove erano depositati i documenti degli Europarlamentari, compresi gli “ordini del giorno” dei “lavori” in aula. Anche nelle riunioni ufficiali ebbi il “pass” per parteciparvi e mi affascinò molto la “cuffia multilingue” con cui mi venivano illustrati tutti gli interventi. Sentivo Speroni in lingua francese, in tedesco, ma pure in finlandese e altre espressioni dei partecipanti.

Non mi annoiavo. Nei “momenti d’aria“, Franco mi conduceva in ogni dove, dentro le stanze del Parlamento e appagavo la mia curiosità, nel chiedere agli amici Europarlamentari di Speroni come si svolgevano i lavori sia nell’emiciclo Parlamentare sia nelle istanze portate avanti dalle Commissioni.

Non tralascio certamente il trattamento che i “contribuenti europei” mi riservavano in pranzi e cene e la “solidarietà” di Franco che mi lasciava solo unicamente per dormire. Il resto delle giornate (tre) lo vivevo da .….portaborse, ma in senso produttivo. In quelle circostanze ho conosciuto Matteo Salvini che allora, oltre a essere Europarlamentare, teneva pure una rubrica (non meglio specificata) su Radio Padania.

Il “bello” arriva ora. Al momento del rientro, Salvini chiede a Franco un “passaggio” per andare a casa.

Si colloca sul sedile posteriore e Franco ed io “tentiamo” di parlare. S’introduce il “buon Matteo” e sa di me che tifo Milan. Quattro complimenti in croce, poi “apre il libro” con Francesco Enrico Speroni. Tema unico: la Lega (che allora si chiamava Lega Nord) con protagonisti Umberto Bossi e Marco Reguzzoni. Il dialogo a due (Salvini e Speroni) era “succulento” come un piatto di spaghetti condito con ragù e a volte sforava nel “volgare andante” che non sto qui a ribadire. Uscivano frasi sconnesse e (mi duole ammetterlo) contro la Repubblica, come se a chiamarsi Lega Nord fosse solo un privilegio e non un’accusa contro chi (nel contesto sono intervenuto io) pagava i loro lauti stipendi, i benefit e pure questo viaggio sulla Jaguar di Speroni.

Tanto che alla Dogana di Chiasso “intimai” a Speroni di lasciarmi giù e che avrei proseguito il viaggio in treno. Salvini si appellò al “milanista” e il conciliabolo fu breve ed efficace. Per dire che da Chiasso a Busto Arsizio si “raffreddò” il dialogo e si parlò un tantino di amenità e un tantino di “cose serie”. Che aggiungere?

Quel Matteo Salvini non mi piaceva. Troppo “parlatore”…vorrei dire “quasi baùscia” ma so che è del Milan come me e anche un po’ spocchioso. Ora invece noto che “quel che ha promesso, fa” e non importa se il mio stile di vita non prevede certe “irruenze”, ma sta di fatto che Salvini, i “pugni sul tavolo” in Europa, li sta “battendo”. Ci voleva uno che buttasse “il sasso nello stagno“. Dopo averlo sentito a Porta a Porta che lui “fa l’interesse degli italiani” capisco che fa sul serio. Italia isolata in Europa? ….magari. Sino a ieri era la “pecora da tosare” e oggi pare sia diventata un “leone” o un “elefante in cristalleria”. Piuttosto di “morire d’inedia” preferisco “morire per non avere nulla da mangiare“. Sapere che gli altri gozzovigliano e noi, pagare, non mi garba. L’Italia ha titolo pari a Germania, Francia, Spagna e il resto del gruppo.

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