24 MAGGIO
Spirito italiano

Si dia rispetto a queste vicende d'Italia che non possono morire con la mia generazione. I ricordi servono per avvalorare i sogni; quanto meno per capire che l'Italia "ce la fa" solo e unicamente quando i suoi figli sentono vivo lo "spirito italiano"...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Due note col cuore in gola. Ho chiesto in giro “che ti ricorda il 24 maggio?”. Non ho ricevuto risposta. Ho visto stupore e incredulità. Eppure, il 24 maggio 1918 “l’esercito marciava per raggiunger la frontiera e far contro il nemico una barriera“. Nel giugno del 1918 l’impero Austro-Ungarico decise di sferrare l’attacco sul fronte del Piave per piegare definitivamente l’Esercito italiano già reduce dalla sconfitta di Caporetto. “Muti passarono quella notte i fanti. Tacere bisognava andare avanti“. Ci andarono avanti i nostri soldati per “far contro il nemico una barriera“. Morirono in 84.600 i militari italiani e morirono pure 149.000 austro – ungarici. Il 4 luglio del 1918 ci fu l’epilogo di quella atroce battaglia e l’Italia vinse “non passa lo straniero“. Poi nell’ottobre 1918 a Vittorio Veneto ci fu l’epilogo della battaglia e l’esercito austro-ungarico si disgregò rapidamente e l’Italia fu liberata dal giogo nemico.

La “Canzone del Piave” la scrisse un napoletano: E.A. Mario (il maestro Ermete Giovanni Gaeta) e sino al 12 ottobre 1946 ebbe la funzione di Inno d’Italia, poi sostituita con l’Inno degli Italiani scritto da Goffredo Mameli con musica di Michele Novaro. Per anni, nella mia gioventù ho sentito parlare del Piave “diventato rosso” del sangue dei militari. Attimi atroci e crudeli. Il sangue è… rosso per tutti, ma lì, si concretizzava il destino dell’Italia. O mantenere la nostra identità o diventare una colonia dell’Impero Austro-Ungarico. L’Italia compì un gesto di assoluta difesa della nostra identità. Mi sento di chinare il capo in assoluto e deferente rispetto, per quei ragazzi che immolarono la vita per la nostra Libertà.

Quello spirito di italianità estrema ci vorrebbe adesso; dal Parlamento in poi. Non l’ho mai visto in questi 70 anni e negli ultimi 50 quello “spirito italiano” si è sempre più affievolito e talune volte oltraggiato. Eppure, quei ragazzi meritano assoluto rispetto… altro che vitalizi, “ce la faremo”, superpensioni, mafia, scuole che cadono, fiumi non drenati, plastica che soffoca l’ambiente , Giustizia non Giustizia, mancata “certezza della pena”… e adesso… Governo latitante. Invece di insegnare la Storia dalle… palafitte e accennare appena la Storia dell’Italia del ‘900 si inverta la didattica: si insegni nel dettaglio la Storia dell’intero ‘900 e si offra solo un accenno alle… palafitte.

Un ricordo personale svelato dalla mia Pierina. Durante l’offensiva del Piave ci fu un fuggi-fuggi per mettere in salvo donne e bambini. Una bimba tutta sola, disperata fu “raccolta” e portata a Busto Arsizio. Divenne la moglie dello zio Gian Battista Reguzzoni fratello di mamma. Si chiamava (lo si scoprì a guerra finita) Filomena Verri che morì a 32 anni dopo aver dato la luce a mio cugino Egidio. Si dia rispetto a queste vicende d’Italia che non possono morire con la mia generazione. I ricordi servono per avvalorare i sogni; quanto meno per capire che l’Italia “ce la fa” solo e unicamente quando i suoi figli sentono vivo lo “spirito italiano” che in troppi hanno millantato e che in troppi hanno semplicemente deluso. Ci si ricordi con deferenza che “il Piave mormorò, non passa lo straniero“.

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