Flash mob di protesta
Stop all’attività agonistica della Bustese Nuoto. I genitori: “Chiediamo un confronto”

Davanti ai cancelli della piscina di via Gabardi, è andato in scena il flash mob dei ragazzi contro la decisione della società che gestisce l’impianto di fermare l’attività agonistica

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Io voglio fare sport, perché non mi vuoi più?”. Con questi cartelli, su cui comparivano anche i loro volti in fotografia, una rappresentanza dei 150 ragazzi del gruppo agonistico della Bustese Nuoto insieme ai genitori, ha partecipato al flash mob per dire no allo stop della attività agonistica alla piscina Bustese.

Tutti insieme per chiedere alla società di rivedere la decisione di chiudere la squadra agonistica, arrivata come una doccia fredda alla fine del mese di maggio. La società che gestisce l’impianto ha infatti comunicato la sospensione di ogni attività agonistica per la stagione 2020/2021 attribuendo tale decisione all’emergenza Covid, comunicata solo con una mail. “Da allora nessuno risponde ai nostri messaggi, alle telefonate in cui abbiamo richiesto un confronto per risolvere il problema”.

Il papà di una ragazza del settore “Propaganda” (preagonistica) evidenzia: “Mia figlia ha partecipato a tutte le gare, anche fuori regione, portando alto il nome della società ed ora, dopo tre mesi di lockdown non potrà più tornare alla sua attività sportiva”. La piscina infatti dovrebbe riaprire l’attività ma solo per i corsi di fitness e nuoto libero, non per il gruppo dell’agonistica e per i settori master, apnea, sincro, pallanuoto.

“La Bustese Nuoto è da sempre la società storica per Busto che ha dato i natali ai due campioni Umberto Pelizzari e Gianluca Genoni – sottolinea una mamma – e grazie anche a dei validissimi istruttori come Elena Ferracina, Marco Formenti e Luca Facchetti si è creato un gruppo fortissimo. È veramente un peccato”.

Un genitore, Gabriele Gallazzi, mette in evidenza un altro problema: “Mio figlio di 16 anni ha il cartellino vincolato alla società ed ora è rimasto bloccato. Speriamo di poter dialogare con la società perché il diritto allo sport per i ragazzi è un caposaldo che non può essere negato”. Bianca Battaglia è la mamma di Giorgia, una sincronette tredicenne che fa questo sport già da cinque anni: “È la sua passione. Questa notizia è stata una batosta enorme. Ci dispiace anche per le istruttrici che si sono molto impegnate anche nei mesi scorsi per stare vicino alle ragazze, tenendo allenamenti su ‹Zoom›”.

Alcuni tra i presenti non nascondono che dietro alla decisione dello stop alla squadra agonistica possano esserci anche altri motivi: “Forse è un pretesto per allontanare il gruppo genitori che durante le assemblee aveva messo in luce alcune cose che non funzionavano”.

Di certo, per i ragazzi è stato un duro colpo da accettare: “Soprattutto dopo i lunghi mesi di lockdown in cui a noi mancava moltissimo il contatto con l’acqua – racconta Stefano, 16 anni, che faceva gare di fondo – il gruppo è una fonte di motivazione fondamentale, se verrà a mancare in tanti rinunceranno al nuoto”.

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