Tempi “miei” e tempi “nostri” ben diversi
Strafottenti e bestemmiatori

“Non veniteci a dire che ai nostri tempi, lo facevamo anche noi” perché proprio non è così...

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Ho letto qualche giorno fa, un servizio giornalistico da “10 e lode” su Prealpina, firmato da Marco Linari e Francesco Inguscio. Titolo a sette colonne: STRAFOTTENTI e BESTEMMIATORI. Ѐ relativo al degrado causato in pieno centro città (Busto Arsizio) da ragazzi che si stanno affacciando (si fa per dire) alla maturità.

Non veniteci a dire” (commenta Linari) “che ai nostri tempi, lo facevamo anche noi” perché proprio non è così. Non lo è (qui commento io) perché “ai nostri tempi” (non ai miei, ma a quelli di Linari) c’era in casa una famiglia che faceva “rigare dritto” con tanto di certezza della pena per azioni e comportamenti sopra le righe. Eppure, “quei tempi” avevano in sé i criteri del benessere, dell’educazione, del “rendere conto” in casa della libertà vissuta fuori. Con dentro il senso del rispetto che oggi non si vede più in giro e che nemmeno si ipotizza quando si vorrebbe reagire. La domanda è questa: come reagire?

Prima della “mia diagnosi” ricordo i “tempi miei“, molto distanti da quelli di Linari e distanti in maniera abissale da quelli odierni. Prima di tutto, a giocare, si stava nei pressi. Guai “andare in Busto” (come si diceva allora). Si era già in Busto, ma l’allocuzione voleva solo significare che il “centro città” era foriero di tentacoli e di tentazioni. Figuriamoci, la domenica: 50 lire di “muùa” (oggi si chiama paghetta) e di corsa all’Oratorio. Quando “bigiavi” dovevi renderne conto a casa, con tanto di “interrogatorio” su come si sono trascorse le due o tre ore “fuori campo”. Poi trovavi sempre una “sentinella” che faceva la spia. E se non ricordavi i “passaggi” da casa al rientro erano castighi; del tipo, niente giornaletti (fumetti) e niente muùa per la settimana entrante, accompagnati da una “masnàa” (sculacciata).

A volte (è vero) si acquistavano 5 sigarette (le Jubek con filtro) e le andavi a fumare al Cinema (allora era consentito) e, appena si accendevano le luci tra il primo e il secondo tempo, vedevi tante mani che si nascondevano sotto le poltroncine e abbandonavano le sigarette accese. Non si avevano 13 o 14 anni, ma qualche anno in più.

Strafottenti e Bestemmiatori” chi? Quando uno più grande ti rivolgeva la parola, dovevi prima ascoltare, poi rispondere a tono. Mai con strafottenza e sempre con educazione. Per le bestemmie lascio perdere. Non le conoscevamo e quando si sentivano in giro era convinzione che la bestemmia fosse “prerogativa” degli adulti. Non certo dei ragazzi. La faccio corta. Non voglio fare il predicozzo e ciascuno si educhi i figli propri come vuole. Dico solo che i “tempi miei” erano abbastanza coercitivi (ed è anche per questo che a una certa età – non oltre i 25 anni – la gente si sposava, anche per uscire da casa e formare una famiglia… “libera”).

I tempi di Linari e Inguscio, invece, avevano in sè il rispetto per il prossimo, il decoro per il bene pubblico e la soggezione nei confronti della famiglia. Guai andare a casa e dire “quello mi ha insultato” o minchiate del genere. Qualche soldo in tasca, quei ragazzi, lo avevano, ma i genitori ne volevano il resoconto ….dettagliato e cognitivo, mai campato per aria.

A quel che si legge oggi, nel brillante servizio citato, i ragazzi (anche di 12 o 13 anni) oltre ai mezzi di comunicazione in tasca, hanno pure soldi per acquistare la droga, gli alcolici, i preservativi e per giunta si permettono di importunare i passanti, imbrattare i muri, rompere le suppellettili, bigiare da ogni compito e da ogni regola e… bestemmiare.

Non vado oltre. Passo a una sostanziale “delibera” da Cittadino, ma dovrebbe essere adottata dalla Pubblica Autorità: PAGARE signori. Far pagare a questi sconsiderati, i danni che procurano. Ѐ facile “pizzicare” i colpevoli. E una volta “informata” la famiglia, presentare il conto… magari con una raccomandazione: far comprendere ai pargoli che la “cosa” pubblica ha un costo collettivo, ma chi la deturpa o la rompe paga “singolarmente”.

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