VALORI
Studenti e operai

La protesta, legittima e sacrosanta degli Studenti scesi in piazza con slogan urlati e messi su striscioni, mi ha lasciato molto amaro in bocca per via d'uno striscione che va... interpretato

Gianluigi Marcora

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La protesta, legittima e sacrosanta degli Studenti scesi in piazza con slogan urlati e messi su striscioni, mi ha lasciato molto amaro in bocca per via d’uno striscione che va ….interpretato. L’ho visto in TV, quel tanto che basta da farmi indignare, C’era scritto: “siamo studenti – non siamo operai“. Che si voleva dire?

Io l’ho pensata così: gli studenti pensano a un domani incerto e devono affrontare il problema della Scuola con tutte le conseguenze del caso. Atenei con precariato incluso, insegnanti che arrivano nelle classi ad anno scolastico ampiamente iniziato, supplenti che sostituiscono i titolari, supplenti che si avvicendano ad altri supplenti, “baroni” che non sanno cos’è la meritocrazia e non si attengono alle Leggi, immobili scolastici non a norma ….e altri problemi ancora che “avvolgono e stravolgono” il mondo della Scuola. Di tutto un po’, compreso il lamento di chi non crede nell’avventura all’estero e di chi, poi valuta in 40 milioni di Euro il danno dell’espatrio dei laureati italiani all’estero.

Torniamo al “cartello“. Vero che gli Studenti non sono Operai, ma è altrettanto vero che l’essere Operaio non solo NON è un disonore, ma sicuramente chi lo è, è in grado di far capire agli Studenti cos’è il lavoro, cosa insegna il lavoro, quale scuola offre il lavoro. E non solo per il Lavoro, ma per la Vita.

Tanto più che attualmente, gli imprenditori intelligenti non discutono più di manovalanza o di operai. Oggi, l’imprenditore intelligente discute di collaboratori. Nel “sostantivo maschile”, ma pure nell’aggettivo, il collaboratore è colui che offre il suo contributo per un lavoro qualsiasi che spazia dalla manovalanza sino alla specializzazione di un lavoro specifico.

Non hanno importanza le funzioni che esercitano gli “operai” (collaboratori), ma ha grandissima importanza il contributo che offre l’operaio (il collaboratore) nell’economia aziendale. Ad esempio, la Lavazza deve il suo successo imprenditoriale e mondiale, nella produzione delle macchinette che distribuiscono il caffè, ad un suo operaio. Fu un operaio a inventare il sistema che arrivava al caffè pronto.

Un esempio …..antico è quello di Giovanni Borghi che, da operaio ha “inventato” i frigoriferi. Partì da una semplice riflessione: faccio l’elettricista e i fornelli che emettono una fiamma di fuoco, potrebbero pure emettere freddo. Ci studiò sopra (all’idea, non al fornello – sic) e arrivò ad una macchina che produceva freddo: il frigorifero. Nacque la grande IGNIS.

Quindi, “non toccatemi” gli operai, nemmeno per scherzo e nemmeno per far baccano. Il “collaboratore” va rispettato in tutto e per tutto. Non ci fosse, anche il mondo imprenditoriale andrebbe allo sfacelo. Non tanto per il lavoro manuale esercitato, ma per il contributo intellettuale che il “collaboratore” offre.

Chi pensa (come un tizio che conosco) di arrivare alla Laurea senza aver assaporato il “profumo del lavoro“, non saprà mai cosa significa “creatività, progresso, sviluppo delle idee e….altri valori importanti” e nella vita sarà sempre, inesorabilmente un mediocre. E … nasconderà la Laurea invece di esibirla.

Qui ci sta un esempio personale che lo dico senza supponenza e senza invadenza. Sino a 14 anni ero solo un ragazzo vivace che pensava solo al gioco e poco (molto poco) allo studio. Poi ho avuto il Libretto di Lavoro (che tuttora conservo – allora, il Libretto di Lavoro veniva rilasciato a 14 anni) e il mio primo impatto col mondo del lavoro fu un posto di GARZONE in tessitura. Per 2 anni e 9 mesi ho svolto questo massacrante lavoro e grazie al “tambureggiamento” della mia Pierina, mi sono iscritto alle scuole serali (a proposito, chi dileggia le scuole serali è un mio “nemico”): lavoro e scuola …scuola e lavoro, con cui ho passato la mia gioventù. Poi la “svolta” e….i miei migliori risultati scolastici li ho ottenuti mentre di giorno ero in fabbrica.

Quel periodo (2 anni e 9 mesi) fu duro sotto ogni aspetto, ma la “scuola” che ha fatto in me, la ricordo ancora tutt’oggi. Ora – Studenti – mi è passato il disappunto per quel cartello, ma non mettetevi contro gli operai. Loro, le maestranze, i collaboratori, i lavoratori manuali costituiscono l’ossatura di ogni sacra impresa. E (ve lo auguro) un domani, anche la Scuola (Governo, Docenti, Studenti) deve tenerne conto.

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