INTERVISTA A MAURIZIO ARTUSA, NEO-SEGRETARIO PD
“Sui cimiteri la giunta ha dato il peggio. Renzi? È ancora un leader”

Il 29enne presenta l’agenda del suo direttivo e si esprime sul lavoro dell’amministrazione. Nessuna replica al predecessore Vita che lo “punge” su Facebook

Riccardo Canetta

BUSTO ARSIZIO

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Lo scorso anno, alle elezioni amministrative, aveva ottenuto 228 preferenze con il Partito Democratico. Un “bottino” di tutto rispetto per essere alla prima candidatura, non sufficiente, però, per entrare in consiglio comunale. Domenica scorsa Maurizio Artusa, borsanese di 29 anni, è diventato segretario cittadino del principale partito di centrosinistra.

Quali sono le priorità del nuovo segretario e del nuovo direttivo?
“Per quanto riguarda il partito, occorre ricostruire il circolo dandogli una forma il più possibile organizzata, facilitando il lavoro a livello comunale e non. Dovrà essere una casa trasparente, che spieghi quello che il Pd sta facendo al governo. Incentiveremo degli incontri aperti ai cittadini, nel solco di quello sull’ospedale unico. A proposito dei temi, le priorità sono Accam, il sociale, i lavori pubblici nei quartieri, spesso abbandonati a loro stessi. E poi, appunto, l’ospedale unico: saremo attenti e seguiremo la vicenda passo per passo. Un altro tema importante riguarda il capitolo cimiteri: la gestione delle tariffe è senza dubbio l’aspetto peggiore di questa giunta”.
Complessivamente come giudica la prima fase dell’amministrazione Antonelli?
“L’eredità ricevuta non era delle più semplici. Il sindaco si è trovato con diversi problemi da risolvere, scontrandosi con quella continuità amministrativa che ha cavalcato in campagna elettorale. Non ho un giudizio definitivo, perché le consiliature si giudicano alla fine. In ogni caso, mi pare che alcuni assessorati funzionino meglio di altri. Mi ha ben impressionato il lavoro svolto dall’assessore ai Servizi sociali Miriam Arabini, mentre altri li vedo assenti o vittime del rimpasto di giunta”.

Forse qualcuno si sarebbe atteso dal Pd un’opposizione meno morbida. Cambierà qualcosa, in questo senso, con la nuova segreteria?
“Il gruppo consiliare ha fatto un ottimo lavoro, con tante proposte e incalzando spesso la maggioranza in ottica costruttiva e propositiva. Per quanto concerne il partito, dopo la sconfitta alle amministrative abbiamo dovuto ‘elaborare il lutto’ e capire gli errori fatti. Il tutto è sfociato nelle dimissioni del mio predecessore e col conseguente commissariamento. Il partito non è stato presente su alcuni temi non perché volesse sottrarsi, ma proprio a causa di questa situazione. Ora, dopo il congresso, torneremo sulla scena pubblica in maniera più vigorosa”.
Ha citato, senza nominarlo, il suo predecessore Salvatore Vita, che su Facebook ha postato una sua foto col sindaco Antonelli e il consigliere forzista Tallarida, parlando anche di “tesseramento di tipo ‘familiare’”. Che cosa ne pensa?
“Preferisco non commentare”.

Dal voto siciliano sono emerse le difficoltà del Pd. È preoccupato in vista degli appuntamenti elettorali del prossimo anno?
“Preoccupato no. Sono cosciente che il Pd dovrà svolgere un ruolo centrale nella coalizione di centrosinistra che si aprirà alle forze progressiste come quella di Pisapia e di chi non vorrà rafforzare i partiti populisti o di estrema destra. È presto per dire se sarà Renzi il candidato, ma ricordo che lui è stato votato da milioni di persone, non da un software. In ogni caso, in Sicilia il centrodestra ha sempre avuto un potenziale 40 per cento, noi abbiamo perso qualche voto ma si tratta di una sconfitta annunciata, non epocale”.
Lei è stato il primo iscritto del circolo di Busto a sostenere Renzi. Ora l’ex premier sembra aver perso il suo appeal…
“Renzi ha fatto delle buone riforme quando era al governo. Qualche errore gli è costato caro, a partire da quello clamoroso di un quesito referendario troppo complicato. Ora il Pd non viaggia col vento in poppa come nel 2014 o 2015, anche a causa della propaganda becera e delle fake news di Lega e 5 Stelle che circolano su Internet. Ma il 4 dicembre del 2016, il 40 per cento dei votanti si è comunque espresso al referendum per un’Italia che guarda al futuro. Renzi non è morto, anche se qualcuno vuole fargli il funerale. È ancora un leader che può dire la sua e sarà centrale nel dibattito politico italiano. Sicuramente più di Di Maio…”.

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