Una straordinaria “favola vera”
Tecnologia e solidarietà umana fanno volare Mattia Negusanti

Questa è la storia di Mattia Negusanti, anzi no, non è solo la sua storia, anche se lui è indubbiamente il protagonista principale...

Luciano Landoni

TAINO

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Questa è la storia di Mattia Negusanti, anzi no, non è solo la sua storia, anche se lui, Mattia, ne è indubbiamente il protagonista principale.

Mattia è un giovane trentaquattrenne di Urbino, che di professione faceva il carabiniere, con una grande passione per la moto. Nel luglio del 2015 è vittima di un gravissimo incidente: viene travolto da un camion e cade in un coma (apparentemente) irreversibile della durata di ben 12 giorni. “Tutta la mia famiglia è credente e anch’io lo sono. Credo proprio che sia stato il loro grande amore ad avermi salvato, ad avermi riportato indietro”, dice lo stesso Mattia. Per ragioni che sfuggono alla scienza medica, infatti, il giovane si risveglia riprendendo a vivere.

Le conseguenze dell’incidente sono tuttavia molto pesanti: Mattia perde completamente l’uso del braccio sinistro, a causa di una rara lesione al plesso brachiale per avulsione. In parole più semplici, significa che i messaggi trasmessi dal cervello non arrivano più a destinazione e conseguentemente risultano del tutto inefficaci. “Sono come un burattino a cui sono stati tagliati tutti i fili – spiega Mattia Negusanti – che collegavano la parte sinistra del corpo alla corteccia cerebrale”.

A questo punto della storia, entrano in gioco la straordinaria forza d’animo, il grande coraggio e l’assoluta determinazione di Mattia che non si rassegna e reagisce, senza mai permettere allo scoramento e alla sfiducia di prendere il sopravvento. “Arrendersi – dice Mattia Negusanti – non serve a niente. Sono stato reinquadrato al ministero della Difesa per svolgere mansioni d’ufficio. Un giorno, l’allora mio comandante, Marco Filoni, mi ha invitato a volare con lui e io ho accettato”.

Una decisione che cambia ulteriormente la vita di Mattia e che introduce gli altri personaggi di questa specie di favola vera. L’esperienza del volo è talmente bella che Mattia decide di diventare pilota, nonostante la propria disabilità.

Come? Mediante la genialità di Paolo e Davide Picchi: il primo progettista e il secondo meccanico, entrambi iscritti all’Aero Club di Fano. I due cugini ideano ServoFly, vale a dire un dispositivo che permette a Mattia di pilotare un aereo con una sola mano.

Chi ha costruito ServoFly? Due piccole imprese ultra innovative: la Aidro Srl di Taino, specializzata nella cosiddetta produzione additiva con stampanti 3D a metallo e la Tecno Elettra Impianti Srl di Vignola (provincia di Modena) che ha messo a punto la parte elettronica dell’avveniristico sistema di volo ad una sola mano.

La Aidro Srl è stata fondata nel 1982 da Paolo Tirelli, ingegnere esperto in oleodinamica, impiega una quindicina di tecnici ed è diretta dalla figlia del fondatore: Valeria Tirelli.

“Quando Paolo Picchi, con cui avevamo già rapporti di lavoro, ci ha parlato della storia di Mattia – precisa Valeria – ci siamo subito tutti innamorati del progetto e abbiamo realizzato ServoFly, ossia un attuatore con una sorta di joystick che permette al pilota di disporre di tutti i comandi per il governo del volo con una mano. Non è necessario modificare la struttura dell’aereo: il dispositivo viene installato quando Mattia deve volare e poi rimosso”.

In conclusione: una storia straordinaria che mette insieme cuore e cervello, solidarietà umana ed eccellenza tecnologica, formidabile passione e sconfinato  coraggio.

“Adesso, mi ripropongo di ottenere l’abilitazione per il trasporto passeggeri. Voglio smentire – sostiene con fermezza Mattia Negusanti – gli scettici, quelli che, guardando la mia cartella clinica, dicono che non si può fare prima ancora di avermi visitato. I risultati che raggiungo – conclude – possono essere uno stimolo per tante altre persone nelle mie condizioni”.

Le parole muovono, gli esempi trascinano”, diceva Sant’Agostino. Mattia Negusanti è un esempio trascinante, anzi, addirittura… volante.

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