NEL 2018 A BUSTO CONSEGNATE 254 DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO
Testamento biologico, se ne parla all’Ospedale di Busto: “Scegliere è un diritto”

L'argomento, particolarmente delicato, è stato affrontato nell'aula Suor Bianca, alla presenza di medici, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti di varie fedi religiose. Il Comune di Busto Arsizio, tramite l'ufficio Anagrafe, si è già attrezzato per ricevere le DAT

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Il 31 gennaio 2018 è entrata in vigore la legge sul testamento biologico.

La normativa disciplina le cosiddette “dichiarazioni anticipate di trattamento” ovvero la possibilità di indicare a quali terapie e trattamenti sanitari si vuole rinunciare nel caso in cui a un certo punto si sia impossibilitati a esprimere la propria preferenza.

Il tema è stato al centro del convegno organizzato nell’aula Suor Bianca dell’Ospedale di Busto Arsizio ed è stato affrontato in maniera trasversale, dal punto di vista medico, etico e anche religioso alla presenza di esponenti di fedi diverse.

“Ritengo che l’etica sia un territorio dove buonsenso e credo religioso definiscono dei confini d’incontro. Tutti noi dobbiamo avere la consapevolezza del limite che deve andare di passo con la consapevolezza dell’essere”, ha affermato Eugenio Porfido, direttore dell’Asst Valle Olona.

In rappresentanza del Comune di Busto Arsizio, è intervenuta l’assessore all’Inclusione Sociale, Miriam Arabini: “L’argomento, eticamente sensibile, è oggetto di posizioni differenti, fra correnti di pensiero di tipo radicale comprese discussioni di ispirazione cristiana sull’eutanasia e di forte difesa della vita – sottolinea Arabini – Le riflessioni sul fine vita rappresentano un tema esistenziale al quale nessun cittadino può sottrarsi. Alcune figure professionali, in particolar modo, quelle che operano nel mondo della sanità e della giustizia, si trovano spesso a confrontarsi con queste problematiche di innegabile significato etico. La partecipazione di relatori di indubbia competenza fa sì che questo convegno, che si avvale del patrocinio di Busto, sia un’occasione di riflessione e approfondimento sulla legge, nel suo impianto e nelle sue particolarità, nel rispetto della pluralità di pensiero, sia all’interno del mondo cattolico che di quello laico”.

Dal punto di vista religioso, Don Giuseppe Colombo, Cappellano Rettore dell’Ospedale di Busto sottolinea che “il tema è forte ed avanza tanto la volontà dell’eutanasia. Tutte le religioni hanno grande rispetto per la vita umana”. Pier Francesco Fumagalli, Dottore dell’Ambrosiana, evidenzia: “Affrontiamo questo tema in piena libertà con la convinzione che le esperienze ed il dialogo sono un arricchimento per la società civile”.

IL REGISTRO – L’Ufficio Anagrafe del Comune di Busto si è attrezzato per  ricevere le DAT. “Nel 2018 – fa sapere Rossana Grassi, funzionaria Anagrafe del Comune di Busto – sono state consegnate ai nostri uffici 254 Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. Le DAT posso essere rese con atto notarile scrittura privata da chiunque, maggiorenne e capace di intendere e di volere. Possono essere modificate o revocate in qualsiasi momento. Le informazioni e il modulo sono reperibili sul sito istituzionale. Il servizio è completamente gratuito”.

Sergio Fucci, magistrato e bioeticista entra nel merito della legge: “Non è vero che si tratta di una normativa che ha caratteristiche eutanasiche. Concede diritti, amplia le facoltà ma non obbliga nessuno a farlo. La prima ad occuparsene è stata la giurisprudenza. I casi Eluana e Welby hanno imposto al legislatore di affrontare questa tematica. La nuova legge dice che c’è anche il diritto di sospendere un trattamento vitale”.

La nutrizione e l’idratazione artificiali sono trattamenti sanitari perché la loro somministrazione avviene su prescrizione medica. Anche queste, dunque, possono essere accettate o rifiutate nella DAT.

“Trovo che questa legge sia una conquista – osserva la dottoressa Laila Cortese, medico di Medicina Generale – non dobbiamo garantire a tutti i costi una sopravvivenza che non rispetta gli obiettivi e la qualità di vita che la persona vorrebbe”.

Alberto Scanni, medico oncologo cattolico, sottolinea: “Mi devo sempre porre dalla parte del malato. L’accanimento terapeutico non si deve fare, la prima cosa è sedare il dolore del malato”.

Tra i rappresentanti delle varie fedi religiose, Daniela Di Carlo, Pastora della Chiesa Valdese: “Il poter decidere, con coscienza e serenità, per ciascuna persona è fondamentale”.

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