CRONACA IN POESIA
I Tigli di viale Duca d’Aosta

Gianluigi Marcora

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Tigli, di viale Duca d’Aosta, a Busto Arsizio

deportati, seviziati, quasi fossero colpevoli d’una pena gravissima

foglie come lacrime che si sperdono a terra, calpestate, quasi inutili, oltraggiate e vilipese, assorbite dal vento che spazza l’aurora di un incanto fatale.

Rami uguali a vene. Adesso seccheranno, non offriranno linfa del vivere. Devono soccombere al di sopra dei sospiri e non avranno nidi da tutelare e nemmeno pigolii di passeri.

Uno sguardo al domani e uno al passato, quando il viale ospitava la ferrovia centrale che univa Varese a Milano con Busto Arsizio a registrare una giusta metà.

Non c’è pietà per il cuore. L’anima si strugge e si deprime, all’ordine di una rotonda blasfema che non tutela il viandante, ma lo rende correo d’un maestoso fiume d’asfalto oltraggiato.

Non ho tempo per la commozione. È dolore. Di verde calpestato, di aria pura che non contrasta lo smog, del dio denaro che fa spazio alla convenienza e distrugge la commozione.

Il fragore delle motoseghe sembra il crepitio d’una mitraglia. Rumore osceno e vita che muore. Lapilli di cielo a schiudere il passaggio di nubi che subito dopo hanno disertato.

Ho ammirato una vita di quei soldati buoni che mitigavano il calore, disegnavano spettacolari volte di ombra e custodivano aquiloni che i bimbi d’un tempo depositavano felici fra i rami.

Muoiono i giochi, soffre l’innocenza della giovialità e della trasparenza. Neanche un fiore a schiudere la corolla. Petali a piangere, aspettativa di vita buttata via. È dolore!

Io l’ho visto il viale Duca d’Aosta senza asfalto. Ho visto i carretti scorrere lenti fra cavalli e contadini. Li ho visti uniti, con lo sguardo sul cielo e il sospiro sui tigli, fecondo e melodioso.

Che mi resta? Solo i ricordi. Unicamente rivoli di melanconia. Un altro pezzo del mare di verde che va a morire fra le storture dello stupore. Ora devo solo pentirmi di non aver osato a frenare lo scempio.

I Tigli di viale Duca d’Aosta saranno l’emblema d’una misericordia oltraggiata; d’un campo di grano senza bagliore; d’un ramo di vita (purtroppo) andato a immolarsi nell’agonia del progresso.

Vorrei finisse la guerra contro l’amore: i Tigli di viale Duca d’Aosta sono martiri da onorare e chi li ha uccisi avrà una grave colpa da espiare. Nel profondo silenzio delle assurdità.

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