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Il tigrotto Gazo e il cultore Javorcic: il lavoro è passione

A Varese lo rimpiangono ogni giorno, a Busto – dove di tigrotti se ne intendono – se lo tengono stretto stretto. Fra i tanti segreti di questa Pro Patria [1] capolista, capace con la vittoria sulla Bustese dell’ex Cusatis di allungare in vetta alla classifica, c’è sicuramente Francesco Gazo, un giocatore già entrato nelle grazie della passionale, quanto esigente piazza bustocca, da sempre sensibile a chi in campo sa dare tutto e sa soprattutto onorare col sudore quotidiano la gloriosa maglia bustocca. Un giocatore che apparentemente non si vede, ma in realtà si sente eccome, facendo sempre tanta legna; un giocatore che alle parole preferisce i fatti; un giocatore che non perde un allenamento, facendosi persino preparare specifiche tabelle di lavoro dal preparatore; un giocatore che domenica, dopo essere stato costretto ad uscire controvoglia per un infortunio al ginocchio, a fine partita ha chiesto subito a Javorcic se martedì si sarebbe potuto allenare con la squadra.

Questo insomma è Gazo, un giocatore piovuto quasi dal cielo (un bravo a Turotti, per averlo portato a Busto dopo che il ragazzo era stato lasciato incredibilmente libero dal Varese) finito nel posto e nell’ambiente giusto, dove certe attitudini da indomito combattente in campo vengono apprezzate al pari delle sopraffine magie di un fuoriclasse come Santana, della sconfinata sapienza tattica di un geometra come Pettarin, della preziosissima duttilità e adattabilità di un leader imprescindibile nello spogliatoio come Colombo, senza ovviamente dimenticare quanto sin qui fatto dall’incontenibile Pedone, dal granatiere Molnar e da tutti gli altri giocatori (da ultimo Gucci) sapientemente gestiti e valorizzati da un allenatore del calibro di Ivan Javorcic.

Non un semplice mister, bensì un cultore del lavoro quotidiano, un tecnico preparato e sempre desideroso di apprendere, un comunicatore attento e moderno, un professionista a tutto tondo, un papà sensibile coi suoi ragazzi, un grandissimo calciatore che anziché piangersi addosso per un infortunio stronca-carriera si è invece riabilitato con passione e umiltà, trasferendo in panchina tutto il suo bagaglio di qualità, tecniche e umane, e conoscenze, con un obiettivo: apprendere e migliorare giorno dopo giorno.

E i risultati, dall’indomito tigrotto Gazo al cultore del lavoro Javorcic, sono sotto gli occhi di tutti, anzi davanti a tutti