I timori del nuovo comitato spontaneo No Accam Borsano

È nato il comitato spontaneo No Accam Borsano. Il nuovo gruppo ha redatto un documento che riceviamo e pubblichiamo

BUSTO ARSIZIO

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È nato il comitato spontaneo No Accam Borsano. Il nuovo gruppo ha redatto un documento che riceviamo e pubblichiamo.

L’attuale crisi sanitaria ha reso tutti noi, se ce ne fosse bisogno, molto più attenti alla salvaguardia della salute e a trattarla per quello che è: uno dei beni più preziosi, per tutti noi, per le persone che amiamo e per noi stessi. Sappiamo che in questi giorni verranno prese decisioni importanti sul futuro della società partecipata ACCAM SPA che è attiva nel nostro territorio per lo smaltimento dei rifiuti e qui opera da 50 anni. In elaborazione c’è un piano industriale, che ci lascia molto preoccupati, ancora di più di quanto già lo fossimo in passato per le implicazioni di carattere ambientale e sulla salute. Ci sono molti motivi di cui si vorrebbe discutere, ma alcuni esigono una risposta precisa, veloce e sincera. Di seguito elenchiamo i più urgenti:

1) ANALISI DEGLI EFFETTI SULLA SALUTE

Nel luglio 2016 è stata effettuata una analisi degli effetti sulla salute nella popolazione residente nell’area di ricaduta delle emissioni dell’inceneritore ACCAM di Busto Arsizio. I risultati già preoccupanti per le conseguenze sulle malattie “serie” di carattere cardiovascolare e polmonare, furono mutilati dalla mancanza di un analogo rapporto sull’incidenza dei tumori nella stessa area. Dati bloccati, prima che potessero essere resi noti, proprio nella sala del Consiglio comunale di Busto Arsizio. Noi pensiamo che la cittadinanza abbia il diritto/dovere di conoscere questi dati prima che chi la rappresenta prenda decisioni sulla prosecuzione dell’attività per altri 7 anni.

2) INCREMENTO DEI RIFIUTI SPECIALI

L’inquietante trasformazione, nel piano industriale dei prossimi anni, dell’attività di incenerimento che vede passare i cosiddetti Rifiuti Speciali (divisi in rifiuti speciali pericolosi e non) dal 12% del 2019 al 43% del 2027; e dei cosiddetti “rifiuti ingrombranti” dal 8% al 14% del 2019. Di questi rifiuti non viene indicata né la pericolosità, né le problematiche del trasporto sino a Borsano, né la sostenibilità di questa variazione di attività con gli attuali impianti dal punto di vista della salute e dell’ambiente. b. Dell’altrettanto particolare richiesta, da parte della società verso i soci, di sostenere l’inserimento e l’ampliamento di nuove attività di cui non viene in alcun modo specificata né la natura né le implicazioni su salute e ambiente.

3) RISCHIO MANCATA BONIFICA DEL TERRENO

Il ventilato conferimento a Capitale Sociale del terreno di Borsano sul quale ad oggi sorge l’attività e sino ad ora di proprietà del Comune di Busto Arsizio. Come conseguenza ne deriverebbe che, se l’attività in ACCAM avesse un andamento negativo, sino ad arrivare all’ipotesi di fallimento, non si avrebbe più nessuno obbligato al risanamento di questo terreno, che rimarrebbe nelle attuali condizioni; condizioni così deteriorate che uno studio prevede per il risanamento un costo non inferiore ai 4 milioni di euro.

Oltre a queste domande di carattere sanitario/ambientale ce ne sarebbero altre, certo meno importanti ma non marginali, come la richiesta di sostenere linee di credito di finanziamento ed autoliquidanti per almeno 6 milioni di euro con fidejussione dei soci, di cui Busto ha in animo di diventare socio di riferimento (con quote pari al 51%). Tornando all’ipotesi di fallimento fatta sopra, non solo non avremo il terreno bonificato ma potremmo anche dover onorare i debiti per una quota maggiore (senza considerare la perdita della quota di affitto di circa 350.000 euro/anno).

Ed altro ancora.

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