Tradizione da rispettare

Per fare polemica, ci vuole poco. Quando poi non si conosce la Tradizione, allora, il far polemica diventa un pretesto. Ci riferiamo al discorso Gioeubia che vede in campo la Dirigente dell'ITE Busto Arsizio, Dr.ssa Ferrario e il Coordinatore Cittadino di Fratelli d'Italia, Checco Lattuada

Gianluigi Marcora

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Per fare polemica, ci vuole poco. Quando poi non si conosce la Tradizione, allora, il far polemica diventa un pretesto. Ci riferiamo al discorso Gioeubia che vede in campo la Dirigente dell’ITE Busto Arsizio, Dr.ssa Ferrario e il Coordinatore Cittadino di Fratelli d’Italia, Checco Lattuada.

Cominciamo dal nome corretto: si dice Gioeubia e basta…..non Giobia, non Giubiana e nemmeno … altri nomi. Gioeubia, per Busto Arsizio e basta, come s’è sempre detto a Busto Arsizio, con quella desinenza francese che si usa per Fioeu e che si pronuncia oeu che non è una O accentata e nemmeno una O gutturale, ma oeu come pigneau (4 palline di terracotta) per intenderci.

Basta guardare un po’ indietro nel tempo per capire come s’è sviluppata l’usanza che è poi diventata Tradizione. La Gioeubia si festeggia l’ultimo giovedì di gennaio e “serve” per scacciare i guai di un anno passato, per sconfiggere l’inverno, per fornire l’assist ai “giorni della merla” ritenuti i giorni più freddi dell’anno (29-30-31 gennaio). Quest’anno – poi – la Gioeubia cade proprio il 30 gennaio, nel ben mezzo dei “giorni della merla”.

La lettera della Dr.ssa Amanda Ferrario, Dirigente ITE di Busto Arsizio, al Sindaco, Emanuele Antonelli è comprensibile e merita attenzione. La risposta (alla polemica) di Checco Lattuada è comprensibile anch’essa, ma vediamo di far luce dove ….non c’è il buio. La soluzione al problema è ovvia; basta dare un’occhiata al passato, per trovarne la soluzione.

La Gioeubia si bruciava nei cortili e negli spiazzi del circondario, dove non sussisteva il pericolo di incendi. Allora, tra stalla e pollaio; tra solaio e scantinati, i pericoli di incendio si evidenziavano a più non posso. Quindi? niente Gioeubia? macchè: la Gioeubia veniva bruciata sopra una catasta di legna, di sterpaglie, di tutto quanto si poteva bruciare, senza la paura di contrabbandare un evento a una Tradizione.

Le precauzioni erano ovvie e per ogni isolato c’era almeno una Gioeubia ad “ubbidire” alla Tradizione. Poi, col modernismo, s’è deciso di concentrare le Gioeubie in spiazzi comuni, in luoghi comuni, facendo perdere alla Gioeubia il suo fascino iniziale. Addirittura s’è pensato a competere fra le Gioeubie ….come se fossero partecipanti a un “torneo” del tipo di Miss Gioeubia.

Niente di più sbagliato. Ogni Gioeubia è bella. Ogni Gioeubia ha il suo fascino. Ogni Gioeubia ha il “diritto” di esistere. Quindi, giusto bruciare la Gioeubia ….con un’accortezza: quella adottata dalla dottoressa Ferrario a difesa del patrimonio boschivo ed edilizio che le compete. La Gioeubia in specie la si bruci a casa, nel giardino di casa, nel campetto adiacente, in un prato: perchè mai, dar fuoco alla Gioeubia fuori dalla scuola? mai visto in epoche antiche; non utili in tempi moderni.

Però, la Tradizione va rispettata. Si bruci la Gioeubia con rispetto, a salvaguardia della salute e del bene pubblico. Mai vista una Tradizione negativa. E, la Gioeubia è una di quelle!

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