DIALETTO BUSTOCCO
Tre fiammiferi accesi quando è sera…

Gianluigi Marcora

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Eccomi col Dialetto Bustocco. Anche per mantenere una promessa fatta al mio amico Orazio Tallarida "Bustocco ad honorem" e (spero) di far piacere anche ad un altro amico (Giorgio Colombo, confidenzialmente conosciuto come Giorgetto) che legge solo Prévert, Shakespeare, Proust e… autori mondiali che poco o nulla hanno a che fare col Dialetto di Busto Arsizio.
 
Il testo originale intitolato TRI ZUFFRANEI – con l'aggiunta di "trois allumettes… dans la nuit" Prevèrt recita così:
 
 
"Tre fiammiferi accesi quando è sera, uno alla volta: uno, tanto per potere guardare la tua faccia, uno per poter guardare i tuoi occhi, uno per poter vedere la tua bocca; poi giù scuro, scuro dappertutto, per ascoltare qual è il tic-tac dei nostri cuori, il tuo e il mio.
 
Tre fiammiferi che sono qui per ricordarsi di te, me sempre (penso volesse dire "per farmi ricordare da te, sempre") e dei bei giorni di tanti anni fa che sono trascorsi come un soffio di vento, vento della prima primavera sulle foglie , sul tuo sorriso, sulla tua faccia di santa in paradiso.
 
Tre fiammiferi che sono già diventati vecchi, bagnati da pianti; e ora non si accendono nemmeno più. Notti, ne giorni, ne sole li hanno asciugati (i pianti, ma sicuramente il poeta si riferiva alle lacrime), per potere ancora guardarti come una volta e per poter sentire la tua bocca e i tuoi occhi  dirmi: SI!
 
Tre fiammiferi che voglio tenere da conto (conservare gelosamente) per buttarli via quando una volta arriverà il tempo di cercarti ancora sulla strada del sole, dei fiori, dei prati, delle nuvole del Signore: proprio quel giorno che i fiammiferi non potranno più servire".
 
11-14-22 agosto 1977
 
 
C'è da aggiungere la melanconia del Poeta per la perdita della diletta moglie. Lo si scopre nell'utilità dei "tre fiammiferi" che saranno utilizzati nel momento del distacco totale che segnerà il ricongiungimento. Quando il destino chiamerà al Signore il poeta stesso che andrà incontro alla moglie, già "nella nuvola del Signore": quindi, i tre fiammiferi saranno inservibili e buttati.
Il poeta si strugge e manifesta il pessimismo colmo di speranza: il giorno del ricongiungimento, quando i sorrisi richiameranno i "bei giorni trascorsi" che faranno parte della "storia" dei protagonisti da lasciare in eredità a chi resta e li ha amati.
 
Anche gli autori locali possono insegnare "qualcosa"… Prévert, Shakespeare , Proust e… compagnia bella per essere grandi hanno bisogno assoluto di partire dal basso. E i Lettori di costoro, senza aver assaporato il gusto del "basso" non potranno mai andare in "alto". Il "gusto" sta nel tragitto, nella lettura degli autori locali, mai dalla visione della… cima!
Leggere i "grandi" senza aver letto i "piccoli" non si cresce.

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