24-25-26 dicembre
Tre giorni di Natale

La vigilia, il dì di Festa e il giorno della riflessione. Inutile tirare in ballo chi ha detto che “la gioia consiste nell’attesa”...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Tre giorni di Natale: 24-25-26 dicembre… tre giorni di Natale!

La vigilia, il dì di Festa e il giorno della riflessione. Inutile tirare in ballo chi ha detto che “la gioia consiste nell’attesa“, chi ha sentenziato “triste dire, io fui” e chi ha truccato il Santo Natale, da festa della Cristianità in giorno delle spese pazze. Natale è tutto insieme. Come ci avevano detto “una volta” quando avevi il naso premuto sul vetro d’una finestra che dava sul cortile e aspettavi la “slitta” piena di doni.

Poi si andava presto a dormire, in modo che Babbo Natale potesse “scaricare” tre o due doni anelati e trovati (per caso) al risveglio. Non si sapeva, ma il guizzo di gioia dei bimbi si stampava negli occhi di genitori e parenti prossimi. E la festa non aveva fine. O meglio: durava poco. Il tempo fuggiva quasi volesse far capire che “il bel gioco dura poco” e la fatidica “tombola” coinvolgeva almeno venti persone con 5 lire sull’ambo, 10 sul terno, 20 sulla quaterna, 50 sulla quintina e 100 lire sulla tombola.

Proprio dopo la fetta di panettone (con mascarpone) ti accorgevi che l’attesa s’era squagliata, la Vigilia sparita d’un botto e restava la “tombolata” per stigmatizzare e festeggiare il Natale. Poi ci penserà… Santo Stefano. Bello è che ad ogni numero estratto c’era un’appendice… che so… 1 (von,  capu di ladar)… 16 ùl cù -(il sedere)… 46 (a mè leva)… 77 (i ganbi di dunèti)…88 (i ugiò dul Papa) 90 (a pagùa).

Ogni tanto, nel frastuono si elevava un grido (non era un sussulto, ma era quasi un urlo) “ambu” e chi aveva il tabellone distribuiva la vincita. Da qui in poi, il brusio sembrava feroce e all’urlo “terzina” seguivano tanti commenti…”fugnatòn, furtunèl, …go ul  5 ghe gnu foa ul 6… lù basò” e a proposito del “basò” non è che si volesse baciare qualcuno: voleva solo dire che “gli sono andato vicino“. Alla “quartina” chi urlava…l’è mia, l’è mia… sembrava avesse vinto la Lotteria di Capodanno e nella “cinquina“, apriti Cielo. Era come aver sanato il bilancio familiare. Quel che succedeva prima di annunciare la tombola era quasi spasmodico. Come vedere Bartali scalare il Tourmalet o Coppi sullo Stelvio. La “fatica del vivere” sembrava dipinta sul volto degli astanti.

Immancabile ad ogni estratto… anzi prima di prendere in mano la rondella con sopra il numero, sentivi “rùga“o “trùsa” che non è la ruga che si stampava sui volti per vecchiaia, ma il “rùga” era voce del verbo “rugare” che in italiano non c’è, ma che in Bustocco significa “mescola”, fai girare le rondelle, mischia bene (mèscia), per approdare alla ….sentenza. Il “trùsa” si può tradurre in mescola, mischia. Nel “tocco di gomito” al vicino, scoprivi le carte. Sentivi sussurrare “ma manca tri numar” e rispondere “a mèn man manca dù” e l’attesa si faceva spasmodica. Quando finalmente usciva (per qualcuno) il numero giusto, una voce rintronava per l’intero caseggiato… TOMBOLA ed era come fosse un colpo di cannone, uno scoppio di trenta “sàaseti” (fuochi d’artificio, petardi) e dopo un oculato controllo con tanto di testimoni, chi aveva il tombolone verificava che i numeri dell’annunciata tombola erano effettivamente usciti e sorteggiati.

Calava, intanto la sera e qualcuno bofonchiava “ligàl àa gamba dul taùl“….”sèral dentar’in cò e fàl non scapò“… “a in’i ui pissè bei“… tutto riferito al Natale che se ne andava, che non potevi “legare” alla gamba del tavolo, che non potevi chiudere in casa e che lasciava un pizzico di melanconia. Le mamme preparavano “ul risotu cunt’i minuzzi” o una “tazina da brodu” e quel che era rimasto dal pranzo (che dico pranzo, dall’ingordigia del mezzogiorno) a malapena si consumava. Poche parole – poi –  tutti a letto, ciascuno a casa propria. C’era forse tempo per una cantata in compagnia (quel mazzolin di fiori, per esempio) poi il sonno aveva il sopravvento. E siamo a San Stèan (Santo Stefano), quasi a smaltire i postumi di un luculliano Natale, a pensare ai “zacarèi” (mandorle) ai “nùusi e spagnulèti” (noci e arachidi) e aver capito che il prosciutto è buono e le arance, pure e che durante il resto dell’anno, non avevi mai visto, ma a Natale, sì!

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