Sequestrati 3,5 milioni di euro
“Truffa e furto di radiofrequenze”, arrestato il legale rappresentante di Eolo

In totale sono sei gli indagati dalla Guardia di Finanza di Busto Arsizio

BUSTO ARSIZIO

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La Guardia di Finanza di Busto Arsizio, sotto la guida ed il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha arrestato il legale rappresentante della società Eolo, noto Internet Service Provider operante su scala nazionale e sequestrato 3,5 milioni di euro sui conti correnti aziendali.

Le indagini, secondo quanto riferito dalle Fiamme gialle, avrebbero fatto emergere come la società fornisse illegittimamente al pubblico servizi di connessione ad “internet veloce” tramite tecnologia wireless, occupando frequenze non ancora assegnate dal Ministero dello Sviluppo Economico, procurandosi, accanto ai ricavi derivanti dall’attività lecitamente svolta, un illecito profitto pari alla somma di denaro sottoposta a sequestro.

In particolare, si legge in una nota della Guardia di Finanza, la società, grazie a modem di ultima generazione forniti ai propri abbonati, utilizzava – senza autorizzazione – una banda di frequenza non assegnata a nessun operatore ed era in grado di offrire una connessione internet più veloce “Tale comportamento, non solo ha arrecato danno allo Stato in assenza del pagamento degli oneri di concessione, ma ha consentito all’azienda di ampliare la propria quota di mercato a discapito della concorrenza che agisce in modo lecito sulle bande consentite.

Nel corso delle indagini è stato accertato che l’impresa, utilizzando illecitamente un sistema informatico di controllo a distanza (da remoto) delle proprie antenne dislocate sull’intero territorio nazionale, è riuscita ad eludere i controlli che periodicamente il Ministero dello Sviluppo Economico svolge sull’utilizzo delle bande di frequenza assegnate agli operatori del settore”.

I sei responsabili (l’arrestato ed altri cinque manager) sono indagati per i reati di truffa ai danni dello Stato pluriaggravata, furto di radiofrequenze non autorizzate pluriaggravato e turbata libertà dell’esercizio di un’industria o di un commercio. Anche la stessa società, non avendo adottato modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire reati della specie, è indagata perché ritenuta responsabile dei reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio, secondo le norme della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (D.Lgs. n. 231/2001).

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