A tu per tu col dialetto

Parole strampalate. Servono a rinverdire i "fasti" del tempo passato, a "tu per tu" col Dialetto. Per dire che, a ogni epoca, di parole strampalate, se ne inventano a iosa. Ne scrivo qualcuna...

Gianluigi Marcora

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Parole strampalate. Servono a rinverdire i “fasti” del tempo passato, a “tu per tu” col Dialetto. Per dire che, a ogni epoca, di parole strampalate, se ne inventano a iosa. Ne scrivo qualcuna: lepazucchi ligasabiapisagùgicoprisèla“. Tutte e quattro  le parole, in scrupoloso …. assembramento.

Il “lepazucchi” tradotto significa “lecca zucche” come se, per avere il coraggio di leccare una zucca sia un’idea folle. La zucca presenta un odore non certo gradevole ….figurarsi, a leccarla. C’è ben altro di più…. appetibile.

il “ligasabia” significa “legare la sabbia” e …. immaginatevi l’impresa. Chiaro che è una follia, come è follia mettersi nelle mani di chi vorrebbe (ma non può) legare la sabbia. Mestiere inutile, insomma e l’epiteto è utilizzato nei confronti di chi non ha inventiva, di chi è credulone, di chi dimostra di avere tutte le credenziali per essere chiamato ….pirla.

Il “pisagùgi” esercita una ….funzione maggiormente problematica e per giunta, dolorosa. Non è facile, nella minzione, avere aghi da espellere. Con un pizzico soltanto di fantasia; al solo pensarci, uno soffre. Il detto, quindi va a stampare un quadro deleterio e chi si becca la ….parolaccia è degno di essere catalogato fra i mediocri a oltranza e non solo superficialmente.

Non certo con ….nobiltà d’intenti, si può indicare il “coprisèla” un tizio spudorato che ha vergogna di nessuno ….nemmeno di se stesso. Il “coprisèla” (traduzione di copri sella) è fantasioso, giocoso e pure gaudioso….”senza tèma” diremmo, cioè “senza pudore” o senza vergogna e, oltre a “spararle” con naturalezza, fa sentire (quasi) stupidi i suoi interlocutori, che per giunta, lo stanno a sentire.

Diciamo pure che ha la “fàcia di coprisèla” è colui che ha la faccia tosta. Parecchi anni fa, la moltitudine delle persone aveva una bicicletta e si muoveva con questo rudimentale mezzo di trasporto che poi, in poco tempo ha avuto connotati ben più raffinati, come il carbonio, ad esempio.

Coprire la sella (della bicicletta) era abbastanza comune. Il motivo è semplice. A furia di pedalare, la sella, con lo sfregamento, si deteriorava e la gente, pur di mantenere intatta la sella, la ricopriva con una specie di ….cappello (stavo scrivendo “preservativo” ma non è il caso) che proteggeva il prezioso accessorio.

Visto che ho tirato in ballo (involontariamente) ….l’aggeggio, vi racconto come lo chiamavano a Busto Arsizio e che mi ha “costretto” di verificarne la provenienza a cui va aggiunta la fantasia dei Bustocchi. Ecco svelato il “mistero”. Durante la “guerra di Liberazione” (1940-45), con l’avvento degli americani sbarcati in Italia, si introdusse questo prodotto nuovo che aveva stampato sulla confezione “Gold One” che nella traduzione spicciola vuol dire “Oro Uno” (forse per dire che è impossibile indossarne due o forse per dire che l’ ….oro va centellinato nell’uso, come il buon vino.

Quindi, a Busto Arsizio, il “Gold One” l’hanno tradotto in unica parola “goldone” e ancora al giorno d’oggi (spifferata di qualche Farmacista) chi ne fa uso, chiede i “goldoni” (si vendono in confezioni per più prestazioni, quindi, il plurale è d’obbligo) e non fa una grinza nel ragionamento.

Così, s’è compreso che tra le “varie cose” portate dal soldati americani, ci sono anche i preservativi. Allo stadio (Comunale, intitolato al maratoneta Bustocco, Carlo Speroni) campeggiava un enorme cartello (10 metri di lunghezza per 5 di altezza) con la scritta “Hatù e non ci pensi più“. Per anni, da bambino, quando lo zio Giannino mi portava ad assistere agli incontri calcistici della Pro Patria, mi chiedevo ….ma che razza di pubblicità è? e l’unica volta che ho chiesto spiegazioni, mi sono sentito dire “càn s’e grandi t’e capirè” (quando sarai adulto, capirai) ….roba da “coppola di minchia” (l’ho scritto in siciliano – in Bustocco è troppo volgare e in italiano, pure).

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