Profilo SICERP SPA
È tutta una questione di… pelle e di testa (che cambia)

Le piccole e medie industrie sono l’ossatura del sistema economico italiano. Fra queste, le aziende a conduzione familiare rappresentano una robusta maggioranza. Roberto Tirloni, general manager della SICERP Spa di Castano Primo, non ha dubbi: “Il futuro non è più un’azienda familiare, bensì un’azienda manageriale”

Da sinistra Tiziana Crespi, Roberto Tirloni, Stefano Parotti

Luciano Landoni

CASTANO PRIMO

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Le piccole e medie industrie sono l’ossatura del sistema economico italiano.

Fra queste, le aziende a conduzione familiare rappresentano una robusta maggioranza.

Ma cosa succede quando la famiglia che ha fondato l’impresa impatta con il cambiamento intenso e turbolento (quasi caotico) che connota il mercato globale, a sua volta derivazione della cosiddetta società liquida in continua e profonda evoluzione/trasformazione?

Roberto Tirloni, general manager della SICERP Spa di Castano Primo, non ha dubbi: “Il futuro non è più un’azienda familiare – risponde con assoluta convinzione – bensì un’azienda manageriale”.

La Società Italiana Concia E Rifinizione Pelli (SICERP) è stata fondata da suo padre Enrico (82 anni dinamicamente portati) nel 1972 insieme a due soci (che successivamente hanno abbandonato la conduzione aziendale), attualmente impiega 30 persone, fattura su base annua 5 milioni di euro (il 70% è destinato al mercato interno e il restante 30 a quello estero) e il suo core business consiste nella lavorazione delle pelli ovocaprine (agnelli e capretti) finalizzata alla produzione di scarpe da donna di alta gamma qualitativa.

“Ne lavoriamo circa 300.000 metri quadri all’anno – precisa Roberto Tirloni, il cui fratello Simone è impegnato nel reparto produttivo e la cui moglie Tiziana è la responsabile delle risorse umane – e lo facciamo puntando sulla eco-sostenibilità accompagnata dalla ricerca costante dell’innovazione. Nel nostro laboratorio deputato alla ricerca e allo sviluppo lavorano due persone. Gli investimenti annuali finalizzati a migliorare i nostri prodotti e a individuarne di nuovi sfiorano i 300.000 euro”.

Torniamo alla sua considerazione iniziale: da dove deriva la sua convinzione in base alla quale l’azienda familiare si deve trasformare in azienda manageriale?

“Dagli input provenienti dal mercato. Guai a non tenerne conto. Proprio di recente siamo passati dalle parole ai fatti concreti”.

Vale a dire?

“E’ stato costituito il nuovo Consiglio d’Amministrazione dell’azienda, che comprende professionisti al di fuori della nostra famiglia, a parte nostro padre Enrico che ha assunto la carica di Presidente del CdA”.

“Lavorare con la famiglia Tirloni – sottolinea Domenico D’Ambrosio, che nel CdA si occupa di organizzazione e sviluppo – è un vero piacere. Ci si confronta apertamente con un unico obiettivo: la crescita quanto-qualitativa dell’azienda”.

“E’ assolutamente esatto – rincara la dose Stefano Parotti, giovane manager che all’interno del Consiglio d’Amministrazione di SICERP presiede l’area produzione e quella commerciale -, qui da noi si respira un’aria di completa predisposizione e totale apertura rispetto alle soluzioni innovative. La tradizione familiare è un trampolino di lancio e non un freno. E’ con questo spirito che abbiamo steso, coinvolgendo e ascoltando tutti i nostri collaboratori, la Carta Aziendale con i 5 punti/valori fondamentali”.

Ossia?

Punto 1: collaborazione sincera, leale e chiara; punto 2: rispetto dei colleghi e del loro ruolo; punto 3: supporto reciproco (positivo); punto 4: cercare soluzioni per essere costruttivi; punto 5: comunicazione trasparente”.

Il confronto fra la proprietà e il management è quotidiano e la collaborazione è strettissima, senza ovviamente dimenticare il dialogo continuo con le maestranze (in SICERP non si usa più il vecchio termine dipendenti, se ne preferisce un altro: collaboratori).

“Solo così – ribadiscono Roberto Tirloni e sua moglie Tiziana Crespi – è possibile creare un autentico spirito di squadra e affrontare di conseguenza le turbolenze dei mercati con fiducia e consapevolezza delle proprie capacità, anziché con timore. I collaboratori devono essere sempre informati e motivati”.

Quanto conta l’ecosistema al cui interno l’azienda si trova inserita?

“Molto. Il problema è che questo molto pesa in negativo. Lo Stato – replica Roberto Tirloni – ti viene sempre addosso e sembra che, attraverso la sua opprimente burocrazia, voglia scientemente mettere i bastoni fra le ruote a chi fa impresa”.

Il successo di un’azienda industriale (appurato che fare impresa, in Italia, continua ad essere un’impresa) passa necessariamente dall’individuazione/valorizzazione del cosiddetto capitale umano. Da questo punto di vista la vostra domanda di professionalità è soddisfatta oppure no dall’offerta del mercato del lavoro?

“Il made in Italy – risponde Tiziana Crespi – si fonda essenzialmente sulla bravura e sulla voglia di apprendere di coloro i quali lavorano nelle industrie italiane. Il problema è che sempre più spesso, soprattutto quando mi capita di avere colloqui di lavoro con i giovani, manca un’autentica passione. Le richieste principali sono focalizzate sull’entità della retribuzione e sulla durata delle ferie. Credo di poter dire che l’educazione al lavoro sia un’altra cosa”.

“Una grande responsabilità – interviene Roberto Tirloni – ce l’hanno le famiglie. Per quanto ci riguarda, la nostra principale attenzione è finalizzata a migliorare costantemente le competenze tecniche dei nostri collaboratori puntando molto sulla formazione continua ed esternalizzando le lavorazioni a basso contenuto qualitativo”.

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