Intervista a Ernesto Bottone, ad di Primetals Technologies Italy Srl
“Tutte le mattine bisogna alzarsi e correre, non c’è tempo di riscaldare i muscoli”

Ernesto Bottone, 61 anni, è stato nominato circa un anno fa amministratore delegato di Primetals Technologies Italy Srl, una società del gruppo Primetals Technologies Limited

Luciano Landoni

MARNATE

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Ernesto Bottone, 61 anni, è stato nominato circa un anno fa  amministratore delegato  di Primetals Technologies Italy Srl, una società del gruppo Primetals Technologies Limited.

Primetals è una joint-venture tra Mitsubishi Heavy Industries (MHI) e Siemens, la sede operativa si trova a Marnate dove lavorano 150 persone, e rappresenta un centro di competenza nel campo della laminazione per i prodotti lunghi dell’industria siderurgica.

“Sono nel settore impiantistico da 40 anni – spiega Ernesto Bottone -; qui svolgiamo attività di ricerca, sviluppo, progettazione e installazione di tecnologie d’impianto per l’industria siderurgica, con competenze nell’ambito dell’ingegneria meccanica ed elettrica e dell’automazione, costruzione, project management e servizi”.

Come vanno le cose?

“Diciamo che la situazione generale è complessa, molto complessa e richiede rapidità ed efficienza d’azione”.

Ossia?

“Tutte le mattine bisogna alzarsi e correre. Non c’è tempo per riscaldare i muscoli, bisogna correre. Il tempo è una risorsa preziosissima e mai come in questo periodo è scarsa, non so se mi sono spiegato …”

Una società ultra-dinamica, fatta apposta per i giovani?

“I giovani sono il nostro futuro. Guai a non tenerne conto. E’ il mio pensiero costante da quando sono stato nominato amministratore delegato e anche da prima. I giovani, oggi, ricevono moltissimi stimoli. Il mondo 4.0, vale a dire il mondo digitale/virtuale, offre loro tantissime sollecitazioni. C’è però un problema …”

Quale?

“Come facciamo a trasferire passione ed entusiasmo ai giovani?”

Come si fa?

“La leva motivazionale ciascuno ce l’ha dentro di sé. Il segreto è farla scattare. E’ quello che mi sforzo di fare tutti i giorni, con tutti i miei collaboratori, da quando sono qui”.

Ernesto Bottone preleva dall’archivio che ha nel suo ufficio un faldone con sopra scritto One to One (Uno ad Uno) e ce lo mostra spiegando: “Vede? Qui ci sono i risultati dei colloqui che ho avuto con ciascuna delle 150 persone che lavorano con me: suggerimenti, proposte, critiche, idee nuove. Bisogna ascoltare tutti. Sempre. E cercare di tirare fuori da ognuno qualcosa di positivo. E’ il metodo migliore, glielo assicuro, per affrontare insieme i problemi e, insieme, risolverli”.

Torniamo ai giovani …

“I giovani hanno una mente aperta e disposta ad accettare anche l’impossibile. La nostra attività, vale a dire l’impiantistica siderurgica, è, al netto di tutte le considerazioni che si possono fare in merito, un’attività sostanzialmente tradizionale. Non è semplice abbinare la tradizione con l’innovazione motivazionale”.

Qualche imprenditore mi ha detto che è finito il tempo dell’adattamento, dato che cominciato quello della “ribellione”: è d’accordo?

“Pienamente! Il sistema Italia è in ritardo, rispetto al resto del mondo. L’adattamento … esagerato ci porterà alla rovina. Ben venga la ribellione. Mi rendo conto di quanto sia difficile creare un contesto di comunicazione/condivisione che è il presupposto indispensabile per il cosiddetto gioco di squadra. Tuttavia si tratta di un passaggio obbligato. Io voglio essere sfidato dai miei collaboratori.  Posso dare loro una visione, una direzione generale. E’ mio dovere farlo. Poi, però, ci vuole l’azione! Un’azione che divenga un autentico gioco di squadra: non mi stancherò mai di ripeterlo. Ho un grande bisogno di essere circondato da collaboratori che credano realmente ed entusiasticamente in tutto questo”.

Proviamo a quantificare questo “bisogno”.

“Nessun problema a farlo. E’ da almeno un anno che sono alla disperata ricerca di 20-25 periti. Cerco periti meccanici, chimici, elettronici. Ho interpellato i principali Istituti scolastici del territorio e, fino ad oggi, la mia ricerca non ha avuto successo. Ho bisogno di menti d’opera. Le aziende sono fatte dal conto economico e dalle persone. Ho bisogno di persone che sappiano superare i recinti e credano veramente nel gioco di squadra. Occorre entusiasmo e passione, altro che il reddito di cittadinanza e glielo dice un siciliano orgoglioso di esserlo”.

Qual è l’obiettivo di bilancio per il 2019?

“Con i debiti scongiuri del caso, puntiamo ai 100 milioni di fatturato”.

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