ALLA LUIC SI TORNA A RIFLETTERE SUL TEMA
“Uguaglianza o diseguaglianze: solo una questione di reddito?”

Dopo la tavola rotonda che lo scorso febbraio ha visto protagonista l’Arcivescovo di Milano Monsignor Mario Delpini, alla Liuc si è tornato a parlare di “Uguaglianza o diseguaglianze: solo una questione di reddito?”, con Silvano Petrosino, Lorella Carimali e Umberto Costamagna

Loretta Girola

castellanza

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Dopo la tavola rotonda che lo scorso febbraio ha visto protagonista l’Arcivescovo di Milano Monsignor Mario Delpini, alla Liuc si è tornato a parlare di “Uguaglianza o diseguaglianze: solo una questione di reddito?”, con Silvano Petrosino, Ordinario di Filosofia della Comunicazione all’Università del Sacro Cuore di Milano, Lorella Carimali, Docente di Matematica e Fisica al liceo “Vittorio Veneto” di Milano e Umberto Costamagna, Presidente Call&Call Holding.

A accogliere i presenti è stato il saluto del Rettore della Liuc, Federico Visconti, che per prima cosa ha voluto ringraziare il cappellano dell’università, don Omar Cappelli, che ha voluto fortemente organizzare questo nuovo incontro sul tema Uguaglianza o diseguaglianze, per l’ulteriore opportunità di confronto.

Compito dell’università è anche quello di favorire il confronto e di approfondire le diverse tematiche, e questo è ciò che stiamo facendo qui oggi – ha sottolineato il Rettore – è importante prendere coscienza di una situazione ed interrogarsi sui temi emersi, anche perché dimenticare il passato e non contestualizzare gli eventi è segno di un’estrema superficialità”.

A prendere la parola è stato poi il professor Silvano Petrosino, che, partendo dalla definizione etimologica di economia, ovvero legge della casa, ha spiegato come a livello filosofico essa sia, di fatto, quasi una scienza umanistica: “nella casa, come nella famiglia, le risorse non si dividono in base alla matematica, ma ai bisogni di ciascuno, tenendo sempre e in primo luogo conto dei legami e degli altri soggetti che ci circondano. In economia è lo stesso, le divisioni devono essere fatte non solo matematicamente, ma anche umanamente; è questo il lavoro, difficilissimo, dell’economista, che è chiamato a calcolare tenendo conto dell’altro e delle differenze tra i soggetti, essendo morale e mai moralista, tendo sempre conto dell’impatto che le scelte avranno su coloro che lo circondano.

Vorrei inoltre precisare che il profitto e la ricerca della ricchezza sono solo un elemento dell’atto economico, e non rappresentano certo il male assoluto, anzi; ad esser emale è solo l’assolutizzare il profitto, perché l’assolutismo è sempre pari all’idolatria, ed attorno a un idolo si raduna sempre distruzione.

Non è quindi sbagliato voler essere ricchi o voler guadagnare molto, il problema è il costo che questa scelta ha per ogni individuo; se questo, infatti, porta a perdere sé stessi, la propria umanità, i propri legami, allora forse è meglio fermarsi e fare un passo indietro”. E ad esemplificare perfettamente questo concetto è la storia della professoressa Lorella Carimali, che ha raccontato che: “la mia storia è stata una storia di scelte; quando mi sono laureata le aziende facevano a gara per assumere i laureati in matematica, e io avrei potuto, come altri, scegliere la ricchezza economica, ma ho invece preferito andare ad insegnare, scegliendo così la ricchezza dei rapporti umani. È così che ho potuto realizzare me stessa, anzi, mi sono realizzata migliaia di volte, una per ogni studente che ho incontrato nel corso degli anni”.

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