PARTE IL PROGETTO DI "COOPERATIVA DAVIDE"
“Un nido per noi”, pubblico e privato contro gli abusi scolastici

In partenza questo weekend il nuovo progetto con cui "Cooperativa Davide", ATS ed il Comune di Busto cercano di porre un freno ad abusi e maltrattamenti dentro le mura scolastiche. In una serie di incontri formativi si lavorerà sugli educatori, all'insegna della prevenzione

Riccardo Torresan

BUSTO ARSIZIO

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Presentato dall’amministrazione comunale il nuovo progetto contro gli abusi ed i maltrattamenti scolasticiUn nido per noi: costruire insieme uno sguardo di cura“. Il progetto, sviluppato in applicazione della legge regionale varata nel 2018, punta a coinvolgere quanti più attori possibili nella lotta ad un fenomeno che salta fin troppo spesso agli onori della cronaca.

La conferenza stampa ha visto la partecipazione dei rappresentanti di tutti gli enti coinvolti. Erano presenti l’assessore all’educazione Gigi Farioli, per il Comune di Busto Arsizio; Silvia Mocchetti, dirigente e psicologa di ATS (ente capofila e coordinatore del progetto); Gaetano Felli e Beatrice Masci, rispettivamente presidente e responsabile scientifica di “Cooperativa Davide“, l’associazione che ha sviluppato il progetto nei suoi aspetti più operativi.

“Questo progetto – ha dichiarato Farioli – tenta di creare un pacchetto di mischia per raggiungere un obiettivo comune, quello di prevenire episodi di maltrattamenti o abusi sui bambini in ambiente scolastico. In particolare, il focus è su nidi e micronidi, quindi sulla fascia da 0 a 3 anni: un’età delicata, in cui i traumi possono radicarsi molto in profondità. Siamo pronti ad un’iniziativa che non sia isolata, ma inserita in un percorso di formazione, prevenzione e cura, e per questo dobbiamo ringraziare tanto il settore pubblico, quanto quello privato”.

La dottoressa Mocchetti ha aggiunto: “Come ATS, sovrintendiamo alle provincie di Varese e Como, quindi abbiamo deciso di sperimentare questo progetto su tre ambienti molto diversi, quali Busto, Cernobbio e Menaggio. Su queste tre località abbiamo dovuto suddividere i 37mila euro che la regione ci ha messo a disposizione. Ovviamente Busto è la realtà più ampia e cittadina, ma ogni luogo ci fornirà dati interessanti da condividere con Regione Lombardia, così da portare queste iniziative su nuovi livelli”.

La parte più tecnica, invece, è stata esposta dalla dottoressa Masci, che ha spiegato come gli spiacevoli episodi di maltrattamenti sorgano, spesso, dal cosiddetto burn out: quella situazione di stress ed affaticamento in cui si può trovare chi, per lavoro, si prende cura degli altri. Proprio questa situazione, se non controllata, può sfociare in episodi violenti, dal punto di vista fisico o psicologico, che finiscono per scaricarsi sul bambino.

“L’idea di base – ha proseguito la dottoressa – è quella di agire sugli educatori, inserirli in una serie di percorsi formativi che li inducano ad interpretare meglio i segnali di disagio di un bambino e, contemporaneamente, a ragionare sul proprio ruolo e sulle proprie responsabilità. La nostra convinzione è che prevenire gli episodi di burn out sia ben più utile che doverli riparare”.

Concretamente, il progetto si realizza in una serie di incontri altamente formativi: i primi tra i soli coordinatori dei 22 nidi presenti a Busto Arsizio; in seguito, invece, si aggiungeranno i genitori, i servizi sociali e le forze dell’ordine.

“Solo così – hanno sostenuto Masci e Farioli – sarà possibile creare una rete efficiente e preparata, in cui ognuno assolve al proprio compito e tutti lavorano a vantaggio dei bambini”.

Il primo dei percorsi formativi, in partenza già questo sabato, costituirà il banco di prova per un progetto che si annuncia già molto ambizioso. Solo in questa fase sperimentale, l’iniziativa coinvolgerà 22 coordinatori di asili, circa 100 educatori, quasi 90 genitori ed un minimo di 500 bambini. Si tratterà sicuramente di un bell’esempio di come privato e pubblico possano convergere in modo virtuoso per tutelare la comunità, ma per tirare le somme sarà necessario attendere giugno, quando tutti i percorsi formativi saranno portati a termine.

Copyright @2020

NELLA STESSA CATEGORIA