POESIA E DIALETTO
Un tocco di luce…

Un attimo appena. Un pensiero furtivo alla festa che viene. Un pizzico d'attenzione. Vi propongo una Poesia da leggere col cuore attaccato al sentimento

Gianluigi Marcora

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Un tocco di luce soltanto. Un attimo appena. Un pensiero furtivo alla festa che viene. Un pizzico d’attenzione. Vi propongo una Poesia da leggere col cuore attaccato al sentimento. Ogni parola va meditata e la Poesia ….. non è solo Poesia, ma un messaggio d’amore di cui c’è tanto bisogno. Amore che sconfina nella solidarietà, magari nel pretesto che serve a migliorarci; tutti insieme, nessuno escluso.

Eccovela, s’intitola “A urchèstra dul Barlàm” – l’ha scritta l’indimenticato e indimenticabile Amico, Angelo Azzimonti – Poesia pubblicata in “gùti da rusàa” – pubblicata da CASBOT Industrie Grafiche nel 1989

A ma rigòrdu dul Barlàm – ch’al sa strùsèa drè chèl urganèn; – l’andèa a tùrnu inscì par scoeudi a fàm – e a l’èa tròl pòu par pudè toeu u asnèn.

Sa ga bùtèan giù ‘na palanchèta – al sa cavèa ul baretèn cuntèntu – e, cont’un tùcu dèi dàa sò bachèta – al fèa sunà a grand’urchèstra al vèntu.

E inscì, piegà dul pèsu di canzòn – che i sulevèan chi tài ch’èan là a sentì – a sumenà legrìa e cumuziòn – al caminèa par Bùsti tùt’ul di.”

Ed ora mi accingo a una spicciola “traduzione” sperando di inserire l’umanità “scritta” da Angelo che vale un sentimento profondo di coscienza di cui tutti dovremmo appropriarci.

Chi è il Barlàm? Lo conoscevano tutti con questo soprannome. Era di Busto Arsizio, sicuramente. Un vagabondo che aveva scelto (per necessità o per virtù) una vita “audace” così concepita. Uomo buono e schivo che incontrava la pietà della gente, senza chiederla e senza pretenderla. Il gran cuore dei Bustocchi lo avevano “adottato” ed ecco come conduceva la sua vita, il Barlàm. Spazio ad Angelo Azzimonti.

Mi ricordo sempre del Barlàm che si trascinava col suo organino tutt’attorno (per i rioni di Busto Arsizio – nda) e andava in giro per scacciare la fame (scoeudi – che in realtà vorrebbe significare “soddisfare” che si usa anche per il bere – nda) ed era troppo povero per potersi acquistare un asinello.

Se gli buttavano una palanchetta (un soldino – qui si vede l’etimologia ligure della “palanchetta”), si cavava (dal capo) il berrettino, tutto contento e con un tocco dato dalla sua bacchetta faceva suonare in grande la sua “orchestra” al vento.

Così, piegato dal peso delle sue canzoni che allietavano coloro che stavano a sentire, (il Barlàm) sollevava allegria e commozione e camminava (circolava) per Busto Arsizio, tutto il giorno.”

Vien da chiedersi: serve altro? ….serve altro per commuovere i cuori più duri? ….serve altro per richiamare tutti alla solidarietà? …..serve altro per essere un pizzico più buoni senza pensare al ….buonismo?

Serve nulla: occorre unicamente “tradurre in pratica” il messaggio del grande Amico, Angelo Azzimonti.

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