Un tuffo nel blu

Più di un’opinione, lo scritto è un omaggio a una deliziosa signora di 85 anni sempre giovane nel cuore col sorriso della vita a portata di mano: Adriana Montanari Pistocchini

A sinistra, Adriana Montanari

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Più di un’Opinione, lo scritto è un omaggio a una deliziosa signora di 85 anni sempre giovane nel cuore col sorriso della vita a portata di mano: Adriana Montanari Pistocchini.

 

Un tuffo nel blu, dove vanno a riposare i sorrisi e avanzano i sogni, per ricordare “il tramonto, quando la luna pallida si staglia nel cielo. Il sole, prima di adagiarsi e scomparire dietro le cime dell’Aspromonte, con gli ultimi bagliori, tinge la volta celeste con pennellate d’oro che si incendiano nel rosso, per sfumare infine nell’arancione, nel giallo e nel violetto, come se un pittore pazzo avesse versato la sua tavolozza di colori, spargendoli a profusione sopra le montagne“.

Il virgolettato è di Adriana Montanari un’arzilla “ragazza” di 85 anni che somiglia molto alla Ornella Vanoni giovane, col suo caratteristico fascino che inebria lo sguardo solo a guardarla. Adriana mi ha fatto dono di uno scritto da cui traggo espressioni dolcissime ed eleganti, come del resto è lei, amica indimenticabile di una gioventù sbiadita ma non sparita, dolce e non docile.

Adriana è del 1933 ma a guardare il cuore mostra una gioventù grandiosa che puoi portare in “tasca” per poterne godere a piene mani. Lei – Adriana  – la vita non l’ha presa a rimorchio e nemmeno in prestito, ma l’ha vissuta guadagnandosi il cuore di chi ne ha apprezzato i valori.  Senza il babbo a 6 anni, Adriana fu la prima bimbetta della Scuola Materna. Le fecero imparare “viva il Duce” per via delle sue labbra dolcissime che sembravano boccioli di rosa. La accudiva nonna Maria che per non svegliarla troppo presto le sussurrava “più tardi arriva Gesù Bambino e ti lascia un dono sotto il guanciale“. Che arrivava. Era un confetto al fernet. “Non comprendevo appieno la tragedia che si era abbattuta su di noi“;  papà Emilio se ne era andato dopo tante sofferenze. Aveva il “viso affilato, il naso sottile per le lunghe sofferenze”. Capivo della “perdita irrimediabile; sensazione che mi sono portata per il resto della vita“.

A scuola “conobbi una maestra gentile, la signorina Anna Giusti, alta, snella, vestita in un modo un po’ bizzarro, con gonne nere che le fasciavano i fianchi, per la moda di quei tempi“. Luigia “era la mia compagna di banco; minuta, intelligente e piena di vita.  Condividevo con lei i giochi e la passione per il canto“. Ora un salto nel 1940 con “l’Italia in guerra“. Insegnavano a scuola, “l’amor di Patria, il rispetto per il Re, Vittorio Emanuele III° e Mussolini“. Nelle notti di luna piena “oltre a udire il rombo dei motori” degli aerei, “si stagliavano nette nel cielo le squadriglie dei bombardieri inglesi che si dirigevano su Milano“, ma “sulla nostra zona – Adriana è di Somma Lombardo – sorvolava un aereo ricognitore americano che noi battezzammo Pippo“. Intanto imperversava la campagna di Russia e “la maestra ci suggerì di inserire dentro il pacchetto da inviare ai soldati, il nostro indirizzo” e il bersagliere a cui “ho inviato la corrispondenza, mi rispose. Si chiamava Ferro Giuseppe” 35 anni che mi invitò a visitare la sua mamma che abitava a Mezzana Superiore “una borgata non lontana da casa mia“.

Ero “sempre alla ricerca di qualche cosa che mi mancava” e “mia madre, pur amandomi molto era piuttosto severa con me e non osavo esternarle i miei sentimenti“. Ci dividevano “40 anni di differenza e la mancanza di un padre si faceva sentire“. Adriana snocciola poi amiche di mamma “zia Teresa, zia Maria“, ma pure amici o parenti alla lontana: “Armida e Peppino“, ma pure “Enzia e Antonio” e altri che qui non elenco.

Le vacanze alla “Favorita” furono indimenticabili, ma ci fu una scena “tragicomica” che si attuò a Varallo Pombia dove nacque mamma Vittoria. Alla “cascina Mirabella” ero seduta sopra un carro trainato da una mucca. “Si sentirono all’improvviso forti boati” di aerei che stavano bombardando il Ponte di Oleggio e “in quel frastuono che spaventò tutti, ma in particolare la mucca che con la nonna seduta sulla stanga del carro, partì a razzo trottando come un cavallo“.

Oltre agli amici della Favorita “conobbi un ufficiale tedesco“. La mamma mi aveva mandata in drogheria “per acquistare dell’amido” e quel signore aitante e bello, “mi guardò e mentre pagava i suoi acquisti disse alla negoziante di commutare il resto in caramelle per me“. Di fronte al negozio di lavanderia, “si erano piazzati alcuni giovani con tanto di mitragliatrice. Erano le camicie nere con l’intento di porre resistenza a qualunque costo“, ma il trambusto di quei giorni “li fece desistere“.

Mi fermo qui, nel racconto. Il “quadro” di quella gioventù ben indicato da Adriana è costellato da eventi tragici e crudeli; lei però li ha analizzati sempre con parsimonia di ….aggettivi e sempre con lo spirito dolce e pacato di attaccamento alla vita. Ne parla – Adriana” con dovizia di particolari anche con l’incontro con Luciano con cui ha formato una famiglia allietata da tre meravigliosi figli: Susanna, Fabio e Raffaella.

Oggi, ad Ardore Marina, la “ragazza” si gode con la famiglia allargata la bellezza di Calabria, dove “stormi di rondini sfrecciano rasenti il terrazzo, per poi alzarsi nello spazio, verso il sole nascente con volteggi gioiosi, quasi a ringraziare con il loro garrire, la luce del nuovo giorno” Un abbraccio forte di affetto, Adriana, da estendere a Luciano e ai tuoi meravigliosi figli.

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