la denuncia del presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli
Un’impresa su due soffre per i pagamenti-lumaca. “Chiediamo maggiore affidabilità”

“Grandi aziende e Pa rispettino i fornitori. Lo dobbiamo alla salute economica del Paese e alla tenuta di tante piccole imprese che costituiscono l’ossatura di filiere che, una volta rotte, potrebbero non riuscire a ricomporsi”

VARESE

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Sì, i tempi di pagamento delle imprese in periodo di Covid sono peggiorati. E la colpa non è solo della pubblica amministrazione. A rivelarlo sono le oltre mille imprese (1.141) che nelle scorse settimane hanno scelto di aderire alla survey lanciata da Confartigianato Varese per monitorare un fenomeno che, come previsto, nell’anno in corso ha subito una recrudescenza che ha coinvolto non solo la pubblica amministrazione, alla quale spesso viene attribuita la responsabilità dei ritardi, ma le imprese stesse. Soprattutto di dimensioni consistenti.

Commenta il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli: «In un momento come questo dobbiamo premiare le virtuosità e rigettare senza indulgenza la mancanza di puntualità nei pagamenti. Lo dobbiamo alla salute economica del Paese e alla tenuta di tante piccole imprese che costituiscono l’ossatura di filiere che, una volta rotte, potrebbero non riuscire a ricomporsi».

Una presa di posizione dura, che deve la sua forza alle richieste di aiuto giunte nel corso degli ultimi mesi da molte piccole e medie imprese con fascia di fatturato compresa perlopiù tra 100mila e due milioni di euro. Le stesse che hanno animato il sondaggio voluto da Confartigianato Varese: «Il campione di imprese coinvolte in questa mappatura rispecchia la composizione del nostro territorio, con una prevalenza del comparto metalmeccanico (29,8%), seguito dall’impiantistica (12,8%) e dal settore alimentare (11,3%). Mi riferisco ad aziende che operano anche nella subfornitura, oltre che nei servizi, e che meritano estrema attenzione».

L’ammissione, per il 40,4% degli imprenditori che hanno messo mano alla survey online, è che i tempi di pagamento sono peggiorati, che nel 3,5% delle circostanze questo peggioramento è da attribuire alle Pmi e che nel 7,1% la causa è da ricondurre alle grandi aziende. In totale, più della metà delle aziende (50,1%) ha avuto nel recente passato problemi di puntualità nell’incassare il dovuto.

«E il ritardo dei pagamenti, sommato all’interruzione dell’attività produttiva dovuta all’emergenza sanitaria, genera problemi di liquidità molto gravi: lo dimostra il fatto che il 77,5% delle micro e piccole imprese ha fatto ricorso a uno o più strumenti per contrastare l’assenza di fondi» puntualizza Galli, citando l’Ufficio Studi di Confartigianato, in base al quale, tra il 17 marzo e il 30 giugno, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” sono state più di 742 mila, per un importo di circa 43,2 miliardi di euro.

Ancora più nello specifico, in base ai dati della Camera di Commercio di Varese, in provincia hanno fatto accesso al fondo di Garanzia 12.098 aziende, per un importo finanziario di 868.207.000 euro circa.

Ma quali sono i tempi di pagamento corretti? Il D.Lgs. 192 del 9 novembre 2012 (che ha apportato modifiche al D.Lgs 231 del 9 ottobre 2002 e che ha recepito la Direttiva 2011/7/UE per la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transizioni commerciali) prevede un periodo di pagamento non superiore a 30 giorni. Le parti possono tuttavia pattuire, per iscritto, un termine maggiore, anche se non superiore ai 60 giorni.

La normativa prevede che, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento, decorrano automaticamente gli interessi moratori. Lo scorso anno il Decreto Crescita (D.L. 34 del 30/04/2019) ha introdotto inoltre una norma che dispone di evidenziare nel bilancio sociale della società i tempi medi di pagamento delle transazioni effettuate nell’anno, individuando anche gli eventuali ritardi medi tra i termini pattuiti e quelli effettivamente praticati.

La realtà, tuttavia, è lontana dalle aspettative. Lo dimostra il fatto che il 12,8% delle aziende coinvolte nella survey ha ammesso che il pagamento è andato ben oltre i 120 giorni, mentre il 19,1% è scivolato oltre i 90 giorni. Sono state pagate in tempi utili il 17% delle aziende, mentre entro i due mesi hanno ottenuto il dovuto il 21,1% delle aziende. Sul crinale (meno di 90 giorni) il 27% del totale. A conti fatti, il 58,9% delle imprese ha bypassato addirittura la linea gotica dei 60 giorni di tempo concessi per i pagamenti (anche previo accordo).

«Sappiamo che le disposizioni normative risultano spesso inapplicate e che la prassi dei pagamenti in ritardo delle fatture continuata indisturbata. Siamo al limite dell’accettabile e il Covid ha aggravato una situazione già critica – annota ancora Galli – Si pensi che nel 51,1% dei casi le aziende confermano che la scelta di ritardare i pagamenti, soprattutto da parte di imprese di dimensioni ragguardevoli, è da imputare a una scelta strutturale, e non a una difficoltà momentanea (39,7%), come forse si potrebbe pensare».

Sono le Pmi ad avere maggiori probabilità di accettare (o di vedersi imporre) da aziende più grosse termini di pagamento allungati, e dunque ingiusti, a causa dello squilibrio del potere negoziale nonché del timore di danneggiare le relazioni commerciali e di perdere un futuro contatto.

La situazione è critica e gli equilibri sono fragili come il cristallo. Ricordiamo che i tempi di pagamento in Italia risultano più alti rispetto ai benchmark europei dove, nelle relazioni B2B, tutti scendono sotto i nostri 56 giorni: 42 Francia, 27 Regno Unito e 24 Germania. Va anche peggio se il raffronto viene fatto sui tempi di pagamento della Pa: 104 giorni in Italia contro i 33 della Germania e i 26 del Regno Unito.

«Il mancato incasso delle fatture genera, in società di piccole dimensioni non sempre robuste da un punto di vista patrimoniale e finanziario, difficoltà notevoli nella copertura dei costi di produzione, degli stipendi e degli oneri contributivi e fiscali, costringendo i titolari a ricorrere al prestito bancario per affrontare i problemi, con ulteriore aggravio dei costi». Un cane che si morde la coda, una spirale da interrompere: «Garantire il rispetto dei pagamenti, assicurare la certezza dei propri flussi finanziari e di cassa a tutte le tipologie di imprese, costerebbe sicuramente molto meno allo Stato che intervenire in seguito con moratorie, contributi e finanziamenti di vario tipo» dice Galli, che chiede «più trasparenza in materia di pagamenti per scoraggiare i ritardi».

L’accesso alle informazioni (oggi implementabili e recuperabili grazie al sistema della Fattura Elettronica) «potrebbe incentivare gli enti pubblici e le imprese a migliorare le proprie pratiche di pagamento e ad adempiere agli obblighi pecuniari e, nello stesso tempo, introdurre sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive, contribuirebbe a migliorare il comportamento in materia di pagamenti».

Il presidente di Confartigianato Varese chiede, inoltre, forme obbligatorie e adeguate di compensazione (tra cui il risarcimento) e altre misure di sostegno affinché le imprese non siano costrette a fallire a causa dei pagamenti-lumaca.

In conclusione, «servirebbe un passaggio deciso verso una cultura dei pagamenti rapidi adottando le misure più adeguate, tra cui l’elaborazione di orientamenti in materia di migliori prassi e, ove necessario, iniziative legislative, con l’obiettivo di creare un contesto imprenditoriale affidabile per le imprese e una cultura dei pagamenti puntuale».

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