Le proposte di Confindustria dopo le Assise 2018 di Verona
Un’Italia più semplice e più efficiente per non diventare l’anello debole

Luciano Landoni

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Alle Assise di Confindustria 2018, a Verona, non sono stati invitati esponenti politici di sorta.

La vicinanza delle elezioni del prossimo 4 marzo ha sconsigliato i vertici confindustriali di mostrare il fianco a qualsivoglia rischio di affiancamento/collateralismo.

Un’equidistanza che tuttavia non ha voluto dire, cosa chiaramente impossibile, una sottovalutazione del ruolo e del peso della sfera politica, anzi, proprio il contrario.

Confindustria ha infatti presentato un vero e proprio programma di politica economica che verrà recapitato a brevissimo a tutti gli schieramenti politici in lizza, nessuno escluso.

In cosa consiste?

Tre i pilastri principali: modernizzazione, semplificazione ed efficienza.

E’ prioritario (ri)affermare la centralità del “fare impresa” , in maniera tale da fronteggiare efficacemente “una cultura anti-industriale – ammonisce Confindustria – che permane nel Paese senza considerare che impresa e famiglia sono due facce della stessa medaglia, perché è l’impresa che contribuisce a soddisfare il bisogno di lavoro delle famiglie e dei loro giovani”.

Quali gli effetti?

Nell’arco della legislatura prossima ventura (ammesso e assolutamente non concesso che non venga caratterizzata da elezioni anticipate, già dopo la scadenza del 4 marzo): a) quasi 2 milioni di occupati in più; b) riduzione di 20 punti del rapporto fra debito pubblico e Pil; c) una crescita della ricchezza complessiva del sistema Paese pari al +12%.

Premessa fondamentale: non intaccare quello che di buono, secondo gli industriali, è già stato fatto, vale a dire Jobs Act e Piano Industria 4.0

Con quali risorse sarà possibile dare concretezza al progetto di politica economica confindustriale?

La cifra complessiva, sempre considerando il lustro di una legislatura, è stata quantificata in 250 miliardi di euro; 93 dovrebbero arrivare dall’Europa (infrastrutture, formazione, ricerca, innovazione); i privati contribuirebbero per 38 miliardi di euro; la razionalizzazione/ottimizzazione del bilancio pubblico dovrebbe mettere a disposizione 120 miliardi di euro.

Una missione con tre attori principali, quindi.

L’Europa, le imprese industriali e le istituzioni nazionali.

Tre attori per una triplice missione: un’Italia inclusiva (più occupati), un’Italia in crescita (incremento della ricchezza complessiva) e un’Italia che rassicura i mercati con un consolidamento della propria credibilità (diminuzione del debito pubblico).

Quali dovranno essere le azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi?

Il piano confindustriale comprende 6 assi prioritari”.

Primo: creare un’Italia più semplice ed efficiente. Meno burocrazia e razionalizzazione della spesa pubblica mediante una compartecipazione dei cittadini ai servizi offerti “in modo progressivo rispetto a reddito e matrimonio.

Secondo: preparare il futuro attraverso interventi mirati sulla formazione e, in particolare, un potenziamento degli Istituti tecnici superiori (Its) e delle politiche di alternanza scuola-lavoro.

Terzo: migliorare la competitività del sistema Paese investendo nelle infrastrutture strategiche (in particolare, la connettività) e puntando sulla stretta collaborazione fra settore privato, settore pubblico (Stato, Regioni, enti locali) ed Europa.

Quarto: assecondare la trasformazione delle imprese industriali da più punti di vista (modernizzazione dei processi produttivi e valorizzazione delle nuove competenze) e incentivandola adeguatamente (detassazione degli investimenti innovativi).

Quinto: rendere il fisco un fattore di supporto agli investimenti e alla crescita premiando le imprese più virtuose, così da favorire anche la compartecipazione della sfera privata negli ambiti tradizionalmente appannaggio della spesa pubblica (welfare aziendale) e la razionalizzazione della struttura retributiva (cuneo fiscale) in maniera tale da favorire i lavoratori e il legame salari-produttività. Per i giovani al primo impiego resta il totale azzeramento degli oneri per tre anni.

Sesto: sviluppare e “sfruttare” il rapporto con l’Unione Europea che dovrà avere un ministro delle Finanze indipendente dagli Stati membri con lo scopo di emettere eurobond finalizzati al sostegno finanziario di progetti di sviluppo comuni (ricerca, formazione, infrastrutture).

Insomma, un programma capace di scatenare una “rivoluzione efficace ma soffice” perché non traumatica; un esempio: la spending review sarà calcolata su una “spesa aggredibile” pari a 360 miliardi di euro (e non sugli 800 complessivi), con conseguenti risparmi di efficienza strutturali quantificabili nell’1% all’anno.

La posta in gioco è estremamente elevata, anche perché rimarca la proposta confindustriale “L’Italia è a un bivio. E’ indubbio che le elezioni che verranno fra poche settimane potrebbero restituire un quadro a dir poco confuso e con pochi, erronei passi, il nostro Paese – sentenzia Confindustria – diventerebbe presto l’anello debole mondiale”.

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