PRESIDIO DAVANTI AL COMUNE
Uniti contro l’ospedale unico: “Possiamo ancora fermare il progetto”

Il Comitato della Salute del Varesotto manifesta davanti a Palazzo Gilardoni: “Cittadini tenuti all’oscuro. 200 posti letto in meno e lunghi tempi di attesa”

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Presidio del Comitato per il Diritto alla Salute del Varesotto davanti a Palazzo Gilardoni per manifestare contro la realizzazione dell’ospedale unico. Nel frattempo, in municipio, si è riunita la commissione consiliare per fare il punto sulla situazione, alla presenza del  direttore generale dell’Asst Valle Olona, Eugenio Porfido.

Una cinquantina tra esponenti del Comitato e cittadini,  si sono riuniti davanti al Comune per ribadire la propria contrarietà al progetto. Il Comitato nel frattempo sta raccogliendo firme  a sostegno della causa.

“La nostra volontà è quella di dare voce ai tantissimi contrari all’ospedale unico – spiega Cinzia Colombo, referente del Comitato –. Lo chiamano ospedale nuovo ma in realtà i cittadini hanno compreso che si tratta di una struttura che va a chiudere i due presidi esistenti di Gallarate e Busto. Ci sono stati degli accorpamenti, ci saranno duecento posti letto in meno e tempi di attesa più lunghi – evidenzia Colombo -. Il reparto di Oncologia è stato chiuso, siamo stati noi a portare a conoscenza  la gente di questa situazione. Paradossalmente il sindaco di Busto Arsizio ha ammesso di averlo appresso dai giornali. Ciò dimostra che stanno chiudendo due ospedali, tenendo il più possibile all’oscuro i cittadini”.

Il Comitato, nel frattempo, sta contattando le i sindaci dei Comuni che fanno parte delle ASST Valle Olona in cerca di adesioni, perché la realizzazione del nuovo ospedale interessa tutto il territorio e non solo Busto e Gallarate.

“Noi pensiamo che si possa contrastare questo progetto che è ancora lontano, si possano invertire le decisioni e vogliamo soprattutto chiedere ai sindaci di Gallarate e Busto Arsizio che hanno un rapporto diretto con i cittadini di essere davvero tutori della salute pubblica. Questa volontà di andare a ridurre i posti letto sta spingendo le persone verso il privato. E c’è chi se lo può permettere e chi no”.

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