“Un’ua bona”

Poche parole che identificano un discorso: "un'ua bona" che, tradotto significa "un'ora buona". La frase è dedicata a tanti significati e a molteplici finalità. Vediamo di andare sul pratico...

Gianluigi Marcora

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Poche parole che identificano un discorso: “un’ua bona” che, tradotto significa “un’ora buona“.

La frase è dedicata a tanti significati e a molteplici finalità. Vediamo di andare sul pratico. Chi chiede a una persona quanto tempo è necessario per raggiungere una località ben definita, si sente rispondere “ga òei un’ua bona” per dire, occorre un’ora abbondante per arrivarci. Chi si presenta in ritardo a un appuntamento può sentirsi dire “s’e rià in ritardu un’ua bona” (sei arrivato in ritardo dopo un’ora da quanto promesso). Analoga espressione per una lavorazione, per un’incombenza, per ribadire che a priori non è tutto così ben definito, ma che è necessaria un’ora abbondante.

Ecco: quel “bona” indicata nel lasso del tempo, vuol significare “abbondante“!

Il Bustocco risparmia su tutto; anche nelle parole. Tuttavia, non facciamo la becera affermazione che il Bustocco ha le “braccine corte“. Ci sono fior di esempi concreti, dove il Bustocco è in prima fila nel donare, nel dare, nel compiere doveri morali che difficilmente, altrove, si conoscono. Per un motivo qualsiasi: il vero Bustocco dona in silenzio ….per discrezione e per convenienza.

Far sapere al mondo un gesto nobile, vuol dire privarsi della discrezione, ma pure (diciamolo) mettere in allerta chi vuol ficcare il naso dentro gli affari privati. Per non essere ipocriti, scriviamo pure che la discrezione è anche ….conveniente. Mostrare (ostentare) la propria ricchezza induce chi ha secondi fini di ….agire. Magari con stolti ricatti o magari per azioni delittuose. Quando “erano di moda” i sequestri di persona, visto mai un sequestrato Bustocco? – no, mai. Invece, si sa quando c’è un’azione “di controllo” su certi affari, documentati dalla Guardia di Finanza che agisce “con i potenti mezzi” e va a trovare chi non s’è comportato correttamente col Fisco e scopre come “taluni” abbiano commesso reati finanziari e fiscali.

L’argomento “scotta”, ma per fortuna si arriva sempre a un epilogo sanzionatorio nei confronti di chi è fuori posto. Preferiamo parlare di chi lascia una cospicua somma a favore delle persone meno fortunate; chi offre cifre ingenti per la Solidarietà, chi contribuisce addirittura a creare un Ospedale e pure chi, in prossimità del Natale fa trovare ai rispettivi domicili assegni circolari “coperti” da un silenzio tombale che l’Istituto emettente deve attenersi.

Riprendiamo il Dialetto Bustocco. Chi ha veramente le “braccine corte” è un “canagròn” e qui non so qual è l’etimologia della parola. “Canagròn” per dire tirchio, ma pure per dire “t’e e a ròa” (vai a ruota, aspetti sempre chi paga per te, non fai mai il “bel gesto”, quello di pagare per primo).

Visto che parliamo di soldi, mi viene in mente la “moùa” che è semplicemente la “paghetta” che una volta si dava ai ragazzi alla domenica, prima di andare all’oratorio. Era quasi un rito, prepararsi,  puliti di tutto punto e presentarsi dalla mamma per riscuotere la “moùa“. Di solito erano 50 lire con cui “ci facevi” la “gazùsa cunt’a strenga” (gassona con dentro la stringa bucata di liquirizia), “àa faìna di mochi” (bustina con dentro la farina di castagne) “cunt’ul giùsu” (bacchetta sottile sempre di liquirizia). Il resto delle 50 lire serviva per il biglietto d’ingresso al Cinema dell’Oratorio, dove c’era sempre una pellicola che documentava la “guerra” tra cow boy e indiani, dove a vincere erano sempre i cow boy sia privati, sia sotto divisa degli yankee. E qui è bene ribadire quanto già a suo tempo si manipolava la verità: i buoni erano sempre i bianchi, mentre gli indiani (sarebbe meglio dire i pellerossa) erano sempre i cattivi.

Torniamo all’  “ua bona“: Te la faceva ricordare mamma, quando ti faceva notare il ritardo “d’un’ua bona” della settimana prima, di quando ogni giorno ti presentavi a casa in ritardo per “incombenze” di gioco o quando prendevi in mano i libri, sempre con “un’ua bona” (abbondante) di ritardo. Mai che la mamma ti lasciava dormire “un’ua bona” in più rispetto al solito mattiniero orario.

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