In basilica san giovanni
Venerdì la celebrazione in ricordo di don Isidoro Meschi

Anche quest’anno si ricorda l’anniversario della tragica morte di don Isidoro Meschi con una solenne celebrazione liturgica. L’appuntamento è per venerdì 14 febbraio, alle ore 21. La Santa Messa sarà presieduta dal Vicario Generale della Diocesi Ambrosiana, Monsignor Franco Agnesi

BUSTO ARSIZIO

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Anche quest’anno si ricorda l’anniversario della tragica morte di don Isidoro Meschi con una solenne celebrazione liturgica.

L’appuntamento è per venerdì 14 febbraio, alle ore 21, presso la Basilica di San Giovanni. La Santa Messa sarà presieduta dal Vicario Generale della Diocesi Ambrosiana, Monsignor Franco Agnesi.

Chi era don Isidoro. Fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1969, poi ricoprì la carica di vicerettore del seminario arcivescovile di Venegono Inferiore. Quello stesso anno venne mandato a Busto Arsizio, città nella quale ricoprì numerosi incarichi (tra i quali quello di docente al liceo classico) e promosse diverse iniziative. Tra il 1978 e il 1983 fu direttore dell’edizione dell’Alto milanese del settimanale Luce. A metà degli anni ‘80 fu tra i fondatori dell’associazione Marco Riva di Busto Arsizio, che nacque come centro di ascolto e divenne, nel 1987, una comunità per tossicodipendenti.

Don Isidoro trascorse la sua esistenza nella più assoluta povertà materiale, tanto che quando venne ricoverato in ospedale in seguito ad un incidente si trovò sprovvisto del pigiama. La sua dieta era molto rigida e ridotta al minimo indispensabile. Non solamente rifiutava di usare per sé le sue piccole entrate, ma addirittura impediva che gli si facessero regali. La sua unica ricchezza era Gesù Cristo. Per questo, nella sua giornata, era indispensabile la preghiera. Era severo con se stesso e indulgente con gli altri. Insegnava a non giudicare le persone ma a perdonarle, consigliava di non far niente al fine di essere ricompensati, ma di ringraziare chi fornisce l’opportunità di dare. Non si prendeva mai giorni di vacanza, e quando qualcuno lo faceva notare lui rispondeva: “Non posso: c’è sempre qualcheduno che ha bisogno del mio aiuto”. Era sempre disponibile per tutti e proprio per questo suo atteggiamento la sorella gli ripeteva spesso: “Lolo, chi ha la fortuna di conoscerti non può dire di non aver conosciuto Gesù”.

La notte del 14 febbraio 1991 don Isidoro si trovava alla Marco Riva per i consueti incontri con gli ospiti della comunità. Un giovane con gravi problemi psichici che era stato anche suo collaboratore per il settimanale Luce, uscì di casa dicendo alla madre che avrebbe dovuto “regolare i conti con il prete”, cosa che indusse la stessa madre a telefonare a don Isidoro per avvertirlo. Quando il giovane suonò al portale, don Isidoro gli aprì senza timore. Il ragazzo però cominciò a gridare ed estrasse un coltello. Invece di cercare la fuga, don Isidoro cercò di farlo ragionare ma il giovane lo pugnalò al cuore. Sembrava sapesse di dover morire dato che qualche mese prima aveva scritto il suo testamento. Morì sulla macchina che lo portava all’ospedale.

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