INCONTRO CON GLI STUDENTI
Vera Vigevani Jarach all’Ite Tosi: “Straordinaria testimone della memoria”

Ospite all’Istituto di viale Stelvio, Vera Vigevani è una donna coraggiosa che ha dovuto affrontare due tragedie del Novecento, prima la Shoah poi la dittatura argentina. L’incontro è stato organizzato dalla dirigente scolastica Nadia Cattaneo e dall’associazione “24 marzo”

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Vera Vigevani Jarach, una donna coraggiosa e tra le fondatrici dell’Associazione “Madres de Plaza de Mayo” in Argentina è stata ospite all’Ite Tosi di Busto Arsizio. Dopo aver incontrato gli studenti già nel febbraio 2017, è tornata nell’istituto superiore di viale Stelvio per portare la sua testimonianza. Si definisce “partigiana della memoria”, nella sua vita ha dovuto affrontare due tragedie che hanno caratterizzato la storia del Novecento, prima la Shoah poi la sanguinosa dittatura argentina. L’incontro è stato organizzato dalla dirigente scolastica Nadia Cattaneo e dall’associazione “24 marzo”. “Una presenza straordinaria – ha sottolineato la preside – si parla di vittime, di morti, molti dei quali non hanno ancora un nome o una tomba. Vera è una delle madri testimone di questa tragedia”.

Oggi novantenne, ha portato agli studenti il suo racconto, moderato dalla giornalista Angela Grassi, indossando sempre il foulard bianco, simbolo delle madri di Plaza de Mayo e la spilla con il volto di una ragazza barbaramente uccisa perché difendeva la libertà. Ebrea italiana, Vera fuggì in Argentina con la famiglia all’inizio del 1939, a causa delle leggi razziali. Il suo racconto inizia proprio dalla tragedia della Shoà: “La prima grande ingiustizia della mia vita, la vissi da bambina, quando fui esclusa dalla scuola a causa delle leggi razziali”. Poi, l’espatrio in Argentina: “Fu molto doloroso, preceduto da una cosa orribile, che forse non conoscete – dice rivolgendosi agli studenti – il manifesto della razza”. Solo il nonno non partì per l’Argentina, convinto che in Italia, non gli sarebbe successo nulla. Fu invece deportato nel campo di sterminio di Aushwitz dove morì. Anni dopo, nel 1976, a Buenos Aires, Vera perse l’unica figlia, Franca, di 18 anni, studentessa modello, sequestrata e desaparecida, vittima di un terribile volo della morte della dittatura militare argentina. Una duplice tragedia che segna per sempre la sua vita e con il tempo l’ha convinta ad intraprendere un percorso di memoria collettiva per non dimenticare. “Anche oggi – sottolinea – i razzismi ci sono, così come i genocidi ed i femminicidi, le cose vanno male ma possono migliorare se si lotta, insieme ai giovani, per la creazione di una memoria condivisa”.

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