APPROVATO A BUSTO IL PIANO INDUSTRIALE DI ACCAM
Via libera del Consiglio. Inceneritore acceso fino al 2027

Passa la delibera emendata dalla maggioranza, in attesa della ratifica dell’assemblea dei soci. Ma il sindaco avrebbe voluto non indicare una data di chiusura

Riccardo Canetta

BUSTO ARSIZIO

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Nessun colpo di scena: come previsto, martedì il consiglio comunale ha approvato l’atto di indirizzo relativo al piano industriale di Accam, dando così mandato al sindaco Emanuele Antonelli di presentarsi questa sera in assemblea dei soci per votare lo slittamento dal 2021 al 2027 dello spegnimento dei forni.
Bocciato l’emendamento del Pd che chiedeva di azzerare il cda e redigere un nuovo piano, mentre è stato approvato quello di Lega e Forza Italia che fissa al 2027 lo stop all’incenerimento, con la possibilità di anticipare questa data qualora fosse economicamente possibile. Un compromesso arrivato dopo settimane di mediazioni tra i forzisti (secondo i quali non è possibile spegnere l’impianto nel 2021 come previsto dalla convenzione in vigore) e la sezione bustocca del Carroccio, contraria allo slittamento.

Un compromesso poco gradito al sindaco, che non a caso si è astenuto a proposito di questo emendamento. Un gesto perlopiù simbolico, visto che subito dopo il primo cittadino ha votavo favorevolmente l’atto di indirizzo emendato dalla maggioranza. Non senza precisare che “in Regione il nostro inceneritore è considerato importante e anche Fontana e Salvini continuano a ribadirlo. Non sono contento di posticipare lo spegnimento al 2027; per me non bisognerebbe indicare una data di chiusura. La società resta in liquidazione e difficilmente un privato potrà fare degli investimenti. L’economia circolare su cui puntano i 5 Stelle è il futuro, ma se ne parlerà tra quarant’anni. Io sono stufo di vedere discariche e affari della malavita. Oggi i termovalorizzatori sono all’avanguardia e non ci sono pericoli per la salute dei cittadini”.

Poco prima, il capogruppo leghista Ivo Azzimonti aveva però ribadito che “diamo mandato di posticipare la chiusura al 2027 solo per evitare danni economici, ma se sarà possibile lo spegnimento dovrà essere anticipato”. Più decisa la collega Paola Reguzzoni: “Su questo tema la Lombardia è indipendente e noi non vogliamo fare business coi rifiuti di Napoli. Non vendiamo il nostro territorio per fare soldi”.
“Il problema di Accam – è intervenuto Carmine Gorrasi (Forza Italia) – è il mancato conferimento da parte di alcuni soci. Ora però, per via della Legge Madia, chi non conferisce i rifiuti a Borsano dovrà andarsene e in fretta, altrimenti se ne occuperà la Corte dei Conti, perché le amministrazioni devono rinunciare alle partecipazioni non strategiche. E Accam ha la fila di Comuni che desiderano entrare”.

Da parte sua, il Partito Democratico aveva presentato un emendamento completamente sostitutivo poi bocciato dalla maggioranza. “Questo piano industriale non sta in piedi – ha osservato Valentina Verga –. Pertanto chiediamo di predisporne uno nuovo senza orizzonte temporale prestabilito, con un respiro più ampio, oltre alle dimissioni dell’intero cda e la nomina di un amministratore unico con esperienza in questo settore. A nostro avviso, l’ingresso dei privati è l’unico modo per avere maggiore liquidità”. “Basta rinvii e rimpalli di responsabilità – le ha fatto eco Cinzia Berutti –. Occorre gestire i rifiuti dalla raccolta alla termovalorizzazione, con benefici per l’ambiente e per le casse del Comune”.

Ferma la contrarietà del Movimento 5 Stelle: “Il piano è poco chiaro e non va nella direzione indicata dall’Europa, che non è certo quella degli inceneritori – ha sottolineato Claudia Cerini –. Il famoso impianto di Copenaghen con la pista da sci versa in condizioni economiche disperate. Dobbiamo puntare sul modello di Treviso, dove la raccolta differenziata è all’80 per cento. Invece qui si continua con un impianto non virtuoso, con emissioni entro i limiti di legge ma più alte rispetto agli altri inceneritori lombardi”. “Ancora una volta si mette una pezza, ma perseverare è diabolico”, ha aggiunto il capogruppo pentastellato Luigi Genoni.
Rivolgendosi ai grillini (ma pure ai leghisti), Massimo Brugnone (Pd) ha però fatto notare che “attualmente il ‘rifiuto zero’ non esiste. Cosa facciamo di quella parte di indifferenziato che rimane? Non ho mai ricevuto una risposta da chi dice di chiudere nel 2027”.

Alla fine, il documento ha incassato i voti positivi della maggioranza e di Busto Grande. Contrari gli altri, compresa Busto al Centro:“Il piano lascia diverse perplessità e non può avere il nostro consenso, soprattutto se l’attuale compagine societaria e il management restano al loro posto”, ha affermato Laura Alba. Per Diego Cornacchia del gruppo misto, “il piano industriale non è la panacea di tutti i mali. In questo momento Accam non è una risorsa, bensì una realtà in fase precomatosa”.

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