La mobilità guarda avanti
Viaggio nel futuro, tra elettrico e robot

Al Renault Paglini Store di Castellanza una serata affascinante con l’Ucav e il professor Savaresi

CASTELLANZA

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Quasi un terzo delle auto non percorre mai più di 200 chilometri al giorno a Parma. E l’Italia nel 2050 sarà la nazione più vecchia al mondo, primato conteso dal Giappone.

Sono solo due flash che apparentemente non c’entrano, eppure hanno la stessa direzione: c’è una mobilità che cambierà e deve essere adeguata anche alla società nei prossimi vent’anni.

La riflessione è scaturita dall’interessante relazione del professor Sergio Savaresi, docente del Politecnico e impegnato nella ricerca nonché nella fondazione di numerose startup. Alla serata Ucav ricambi (Unione Concessionari Auto Varese) che si è svolta nel Renault Paglini Store di Castellanza, il tema era proprio la mobilità nel futuro.

Un argomento importante per confrontarsi, quello offerto da Ucav, guidato dal presidente Dario Campagna, che si è anche presentata sia nei numeri molto positivi dell’attività (con un incremento del 3%) nei primi cinque mesi del 2019 e l’impegno solidale (una scuola realizzata in Madagascar). Accanto a lui Giorgio Paglini, tra i fondatori di Ucav, di cui ha sottolineato il valore prezioso: « Ho sempre creduto in questo modo di distribuire ricambi e soprattutto nell’importanza del legame tra colleghi».

Renault Paglini proprio quella sera ha presentato a Busto Arsizio la quinta generazione di Renault Clio, un altro passo nel futuro. Sente vicino insomma questo argomento.

Il professor Savaresi ha messo in luce come nei prossimi vent’anni la mobilità e i trasporti subiranno cambiamenti velocissimi. Analizzando tre modelli: l’elettrico, l’autonomo e il condiviso. Quest’ultimo aspetto perché sempre più si sta andando dal concetto di veicolo a quello di servizio.

Già oggi l’auto elettrica è estremamente conveniente. E bisogna sfatare i falsi miti e i falsi timori. Savaresi ha citato la ricerca effettuata a Parma, con simulazione di tragitti per le auto in provincia. «Quasi il 30% delle auto non fa mai (e sottolineo mai) più di 200 chilometri al giorno – ha ricostruito – numero impressionante, che dice che questi possono passare all’elettrico domani senza alcun problema».

E la guida autonoma? Avanti tutta con i robot? Piano. Oggi siamo a livello due, quello che può anche consentire per certi tratti in autostrada di delegare all’auto, ma allo stesso modo c’è un requisito: non puoi mai distrarti, devi essere pronto a riprendere la gestione.

«Il vero cambiamento- ha aggiunto il professore – è al livello tre, praticamente il pilota automatico dell’aereo. Sei autorizzato a disingaggiarti. Un passaggio difficile perché c’è un trasferimento di responsabilità, che passa al costruttore di auto. Si arriva poi al livello cinque che è guida totalmente autonoma».

Ci sono novità e anche problemi che si pongono. Un automobilista di fatto sempre meno pratico, perché delega più, dovrà entrare in gioco nelle situazioni delicate: come affidare a un neopatentato la guida nel momento di pericolo.

Inoltre è ancora incerto quando si potrà in effetti compiere il passo successivo: tecnicamente si è pronti, ma l’allarme risuonato quando ci sono stati i primi incidenti fa capire la delicatezza della questione. «Nella società occidentale si attribuisce più importanza alla vita del singolo che al bene comune – sottolineava il professore – La guida autonoma peraltro è stata ideata per maggiore sicurezza, ma offre anche maggiore efficienza».

Nel guardare avanti, si dovrà considerare anche il cambiamento della società. Il Giappone lo sta facendo, ad esempio prendendo in esame i droni che possono portare a domicilio farmaci e altro materiale agli anziani. Che nel 2050 saranno tantissimi, come in Italia: ci saranno 72 persone over 65 fatte 100 persone tra i 20 e i 64 anni.

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