Il viceministro dell'Interno Matteo Mauri a Busto
“Gli immigrati sono i nuovi finti nemici da combattere”

Mauri ha fatto tappa a Busto Arsizio per un incontro con la cittadinanza sul tema della sicurezza “Contro la paura, proteggiamo il futuro”

Simone Testa

Busto Arsizio

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“Negli anni ottanta e novanta lo erano i meridionali, adesso lo sono diventati gli extracomunitari. La destra alla paura del diverso risponde sempre nello stesso modo: con la chiusura e l’identificazione di un finto nemico da combattere”. Queste le parole del viceministro dell’Interno Matteo Mauri, che lunedì ha fatto tappa in provincia di Varese e nel tardo pomeriggio ha partecipato a Busto Arsizio a un incontro sul tema della sicurezza  dal titolo “Contro la paura, proteggiamo il futuro”, organizzato dal PD a Villa Tovaglieri. Diversi gli argomenti trattati dal deputato dem che, oltre a parlare di immigrazione e di sicurezza, ha anche spaziato sul fenomeno sardine e sull’attuale situazione del Governo, senza risparmiarsi qualche frecciatina a Matteo Salvini, che “ha seminato paura e odio per raccogliere consensi”.

Nonostante i numerosi impegni istituzionali, il viceministro Mauri ha voluto ritagliarsi uno spazio da dedicare “all’interlocuzione diretta con i cittadini, per un importante momento di dialogo e di scambio di opinioni”. E poi arriva subito al punto: “Questo è un momento complicato per la sinistra italiana, non è facile gestire una fase di governo in cui siamo trovati, se vogliamo, anche un po’ per caso. Prima dell’estate nessuno si sarebbe mai immaginato un governo PD-Cinque Stelle, invece, per i calcoli sbagliati di Salvini, oggi ci ritroviamo da un lato una grande opportunità, mentre dall’altro dobbiamo essere consapevoli che corriamo un rischio. Essere al governo in questo momento significa prendere per mano un Paese che stava andando di una direzione molto pericolosa sia dal punto divista economico che sociale ed aver la possibilità di raddrizzarla”.

L’occasione è grande, ma il percorso è pieno di ostacoli, a partire dalla legge di bilancio che “non è figlia dell’impostazione che noi le avremmo dato. Ce la siamo ritrovata a settembre (subito dopo il cambio di Governo) con alcune condizioni economiche complicate, con accordi fatti in Europa che ci hanno costretto come prima cosa a trovare in pochi giorni 23 miliardi per sventare l’aumento dell’IVA e non far pagare 500 euro a testa agli italiani. Ci siamo riusciti e, oltre a questo, siamo riusciti a fare interventi per gli investimenti e a sostegno delle famiglie. Abbiamo compiuto un mezzo miracolo. Una delle ragioni per cui Salvini ha fatto saltare il banco da una spiaggia in estate è stata perché non avrebbe saputo in che modo gestire la legge di stabilità: era decisamente più comodo stare all’opposizione in quel momento. Noi siamo sempre quelli a cui vien chiesto di salvare la barca quando va alla deriva con misure a volte anche impopolari, ma necessarie; nel farlo può succedere che ne paghiamo il prezzo in termini di consenso”.

Sul tema della sicurezza e dell’immigrazione: “È sbagliato credere che queste siano delle prerogative appartenenti a qualcuno, ed è sbagliato credere che la destra possa garantire più sicurezza rispetto alla sinistra, anzi, è il contrario. La retorica populista e sovranista propone la ‘logica della città fortificata e assediata’, che ha problemi al suo interno e punta il dito contro il nemico che sta fuori, da cui si deve difendere e lo deve combattere. In altre parole fa leva sulla paura dello straniero per distrarre la gente dai problemi reali e creare consensi, ma offre solamente slogan e nessuna soluzione concreta ed efficace”.

Un meccanismo che si è già visto in passato: “Negli anni ottanta e novanta la Lega identificava il nemico nel sud e nei meridionali, chiedendo la secessione con lo slogan ‘Padania libera’. Quando poi ha scelto di diventare una forza nazionale, ha tolto la parola ‘nord’ dal nome del partito e ha scelto un nemico diverso, proveniente da fuori: lo straniero. Ma l’equazione che associa l’extracomunitario alla criminalità è completamente sbagliata”.

La sicurezza per la sinistra: “La criminalità nasce in situazioni economico-sociali di disagio. Bisogna risolvere queste difficoltà, combattere il degrado urbano e riqualificare il territorio; costruire una dinamica di collettività e favorire l’integrazione. Rispondere con la chiusura e la repressione crea solo paura e isolamento”.

Ma come risponde il centrosinistra a Busto Arsizio? “Il tema della sicurezza è stato molto spesso scimmiottato dalla destra e preso come cavallo di battaglia – chiude il segretario PD di Busto Paolo Pedotti insieme alla consigliera Valentina Verga -. Non bastano controllo e prevenzione per rendere sicuro il territorio, ci vuole integrazione. Non possiamo permettere che si creino dei ghetti, dobbiamo abbattere i muri della diffidenza. La proposta che il PD di Busto ha presentato in Commissione è stata quella di insegnare la lingua italiana agli stranieri per favorirne l’inclusione”.

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