Due casi resi noti dalla Procura di Varese
Violenze sui minori, gli orchi sono mamma e papà

Eseguita un’ordinanza di custodia in carcere per una giovane madre che maltrattava la figlia di 7 anni. Anche il mese scorso è stata eseguita una misura cautelare in carcere nei confronti di una madre di quattro figli che, oltre a maltrattare i bambini, costringeva la figlia di dieci anni a rapporti sessuali con il padre

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Questa mattina, giovedì 27 giugno, è stata eseguita un’ordinanza di custodia in carcere per una giovane donna, madre di tre figli di dieci, sette e quattro anni, per il reato di maltrattamenti in danno dei bambini, in particolare della bambina di sette anni, denigrata, umiliata, picchiata, insultata tutto il giorno. Non è il primo caso, fa tristemente sapere la Procura della Repubblica di Varese in una nota alla stampa. La violenza sui minori è un fenomeno grave e sempre più diffuso, soprattutto nel contesto familiare e nei luoghi in cui il bambino dovrebbe essere più sicuro.

Anche il mese scorso è stata eseguita una misura cautelare in carcere nei confronti di una madre di quattro figli che, oltre a maltrattare i bambini, costringeva la figlia di dieci anni a rapporti sessuali con il padre, assistendovi.

Sono fatti gravi – prosegue la nota che riporta la firma della Procuratrice Daniela Borgonovo – la violenza sui minori costituisce una violazione dei diritti dell’infanzia, compromette lo sviluppo sociale dei bambini e altera l’esercizio dei loro diritti, produce spesso conseguenze devastanti, mentali e fisiche, di medio e lungo termine, che si perpetuano tra generazioni. Nel caso di oggi, il bambino di quattro anni prende a calci la sorellina di sette, rimasta a terra dopo le percosse della madre, la insulta e le sputa addosso. Che adulto sarà? Ma la cosa più grave è che tutti sapevano, insegnanti e assistenti sociali, tutti vedevano i lividi della bambina, da almeno un anno. E nessuno ha denunciato. Anzi, si è chiesto alla madre se sapeva la ragione di tutti quei lividi, inquinando le prove e rendendo estremamente difficoltosa l’indagine penale. Ci si chiede se, oltre al reato di omessa denuncia, non si debba ravvisare un concorso per omissione in chi aveva l’obbligo giuridico di impedire l’evento, risparmiando ai bambini un anno di sofferenze.

Abbiamo ora in Procura tre magistrati specializzati, abbiamo detto e ridetto che se non si accertano i fatti, se non si conosce chi e cosa viene commesso non si può intervenire in modo consapevole per costruire un futuro diverso per questi bambini. Eppure ancora non si denuncia. Così non va bene”.

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