LA FINESTRA SUL MONDO
Vogliamo vivere liberi in una società libera

Luciano Landoni

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L’11 settembre 2001 i terroristi islamici di al Qaeda hanno abbattuto le Twin Towers del World Trade Center, colpite da due aerei dirottati, e hanno distrutto parte del Pentagono a Washington con la medesima tecnica terroristica, mentre un quarto aereo (il volo United 93) si è schiantato a Shanksville, Pennsylvania, a seguito dell’eroico tentativo dei passeggeri di neutralizzare gli assassini di al Qaeda.

Un evento che è diventato un vero e proprio spartiacque storico.

Dopo la caduta del Muro di Berlino (1989) era sembrato che il mondo fosse destinato ad imboccare la strada della democrazia di marca occidentale senza problemi e senza tentennamenti.

Qualche studioso aveva addirittura parlato di fine della storia, alludendo all’imprimatur “democratico-capitalistico” o “capitalistico-democratico” sull’intero pianeta.

Dissoltasi l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, fallito il sogno comunista (che per diversi milioni di individui si era tramutato in un vero e proprio incubo), consolidatosi l’unico gendarme – gli Stati Uniti – alla guida del mondo libero, aggregatasi in qualche maniera l’Unione Europea (un sodalizio prettamente monetario con l’Euro come collante, in attesa che seguisse quello politico), sembrava che le pedine sulla scacchiera planetaria fossero tutte ordinatamente collocate al loro posto.

Senza particolari problemi, senza troppi dubbi sulle sorti magnifiche e progressive del mondo.

La cosiddetta globalizzazione economica avrebbe diffuso la ricchezza e, con essa, la democrazia made in Occidente.

Insomma, la competizione allargata, dopo aver abbandonato la pura e semplice dimensione aziendale e aver travalicato persino quella dei sistemi Paese, si sarebbe focalizzata sulle macro aree continentali (i blocchi).

Un percorso logico e tutto sommato coerente.

Peccato che la realtà effettuale se ne infischi sia della logica sia della coerenza.

Infatti, la storia  che abbiamo sommariamente e grossolanamente descritto prima appartiene più alla dimensione favolistica che non a quella reale.

Le cose sono andate diversamente da come previsto.

Il mondo è risultato essere molto più complicato (caotico) di quanto storici, economisti, politologi, sociologi avessero immaginato.

Altro che fine della storia, semmai esplosione (nel senso letterale del termine) di un’altra storia.

Una storia fatta di conflitti inter-etnici e inter-religiosi che si sono drammaticamente manifestati a partire dall’11 settembre 2001.

Da quella data si è innescato un processo apparentemente inarrestabile e ingovernabile che ha avuto il potere di destabilizzare l’intero pianeta.

Azioni e reazioni che si sono susseguite e che si susseguono secondo ritmi sempre più frenetici e sempre meno prevedibili e gestibili.

Immaginate la disgregazione dell’atomo che quando non è controllata si trasforma in un’esplosione dagli effetti devastanti e spaventevoli.

La stessa paura che ricordo benissimo di aver provato in quel primo pomeriggio di martedì 11 settembre 2001.

Ero a colloquio con un assicuratore, nel suo ufficio di Legnano, quando la segretaria fece letteralmente irruzione nella stanza dicendoci, anzi, urlandoci che stava succedendo qualcosa di drammatico a New York.

Rammento che ci mettemmo tutti davanti allo schermo televisivo ed io le dissi: “Di cosa ha paura? E’ soltanto un film catastrofico …

Un secondo dopo averlo detto, mi resi conto che non si trattava di una finzione cinematografica ma di qualcosa di drammaticamente vero.

Qualcosa di sconvolgente.

Immediatamente dopo aver compreso che il disastro era qualcosa di reale, cercai (senza riuscirci) di telefonare a mia moglie.

Avvertivo il bisogno di parlare con lei, di saperla al sicuro insieme ai nostri figli.

Tutti quelli che erano intorno a me stavano facendo la stessa cosa, tentando di mettersi in contatto con le loro famiglie.

Paura, stupore, incredulità, rabbia si intrecciavano fra loro e formavano un groviglio di emozioni forti nei confronti delle quali la forza della ragione, almeno in quei primi minuti successivi alla tragedia, perdeva vigore e quasi si annullava.

L’11 settembre 2001 è cambiata la storia e la percezione che noi tutti abbiamo della medesima: per rendersene conto bisogna visitare il 9/11 Memorial & Museum a New York.

Un monumento eretto per ricordare le duemilaseicentosei vittime che quel giorno vennero assassinate.

Nel maggio di quest’anno l’ho fatto con la mia famiglia.

Due gigantesche vasche sono collocate là dove prima si trovavano le Torri Gemelle: l’acqua che esse contengono si riversa in una voragine posta al centro delle vasche stesse.

Lungo i quattro lati che delimitano il perimetro di ciascuna vasca sono incisi i nomi degli uomini e delle donne che l’11 settembre 2001 hanno cessato di vivere.

Un’immagine che simboleggia plasticamente le migliaia di vite inghiottite nel buco nero dell’odio mortifero dei terroristi islamici.

L’acqua, però, è anche il simbolo della voglia di vivere che non si arrende mai e che si nutre di speranza.

La stessa speranza che, malgrado tutto e tutti, nonostante le mille incognite e incertezze che connotano questo inizio di III Millennio, continua a sostenere gli sforzi degli uomini e delle donne di buona volontà che credono nella società aperta e amano la libertà.

All’interno del 9/11 Memorial & Museum è possibile vedere ciò che è rimasto delle strutture che formavano l’armatura delle Torri Gemelle: pilastri d’acciaio orrendamente deformati e ripiegati quasi fossero delle gomme da masticare, sembra quasi che in essi sia racchiusa tutta la disperazione impotente degli uomini e delle donne che hanno perso le loro vite a causa dell’odio mortifero dei terroristi di al Qaeda.

Vi sono anche le testimonianze dei numerosi eroi che si sono sacrificati nel tentativo di portare soccorso: i vigili del fuoco di New York, gli sconosciuti che anziché fuggire hanno scelto di aiutare coloro i quali si trovavano all’interno delle due  torri.

Si avverte tanto dolore per le innumerevoli vite spezzate, ma si riceve anche tanto coraggio dagli esempi luminosi degli uomini e delle donne libere che hanno dato prova di solidarietà e altruismo.

Si esce dal 9/11 Memorial & Museum credendo nella vita e con la piena consapevolezza che l’oscurantismo disumano del terrorismo islamico non è stato capace di vincere.

Dove prima c’erano le Torri Gemelle, adesso c’è la Freedom Tower: un imponente grattacielo alto 541 metri, le cui facciate di cristallo riflettono i raggi del sole e si stagliano magnifiche sullo sfondo del cielo azzurro.

Vogliamo vivere liberi in una società libera!

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