Diego Rossetti è il nuovo presidente di Confindustria Alto Milanese
“Voglio favorire la competitività delle aziende e promuovere una cultura pro-industria nell’opinione pubblica”

Diego Rossetti, 63 anni, imprenditore calzaturiero al vertice con i fratelli Dario e Luca della Fratelli Rossetti di Parabiago, è stato eletto presidente di Confindustria Alto Milanese per il quadriennio 2019-2023

Luciano Landoni

LEGNANO

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Diego Rossetti, 63 anni, imprenditore calzaturiero al vertice con i fratelli Dario e Luca della Fratelli Rossetti di Parabiago, è stato eletto presidente di Confindustria Alto Milanese per il quadriennio 2019-2023 nel corso della 74° Assemblea generale dell’Associazione, svoltasi al Teatro Tirinnanzi di Legnano.

Diego Rossetti subentra a Giuseppe Scarpa alla guida di CAM che raggruppa 423 aziende industriali dell’Alto Milanese, per un totale di 15.189 dipendenti (dati relativi all’anno 2018).

Al fianco del neo eletto presidente, l’Assemblea ha nominato vice presidenti Eugenio Camera Magni (amministratore delegato di Nearchimica), Fabrizio Garberi (responsabile HR di Candiani Denim), Giovanni Luoni (amministratore delegato di Elba) e Alessandro Maroli (ceo di Brema Group).

“Il mio primo impegno – ha esordito il neoeletto presidente – sarà rendere Confindustria Alto Milanese  ancora più vicina alle imprese  e alla sua comunità, realizzando iniziative che favoriscano la competitività e l’attrattività di quest’area e promuovendo nell’opinione pubblica una cultura pro-industria”.

Fra gli altri obiettivi principali che Rossetti si è posto, la formazione dei giovani riveste un’importanza estremamente rilevante.

“In particolare quella tecnico-scientifica, sempre più centrale per la competitività delle nostre imprese. Per questo – ha detto il nuovo presidente di CAM – sarà fondamentale rafforzare la collaborazione con le scuole, allineare i programmi didattici alle competenze richieste dalle aziende, incentivare ancora di più l’alternanza scuola-lavoro”.

 

Nella sua ultima relazione presidenziale, Giuseppe Scarpa si è concentrato su due fattori chiave dell’unico futuro possibile e quindi dello sviluppo tout court: l’innovazione e la sostenibilità.

“Pensiamo a tutte quelle imprese – ha detto il presidente uscente di Confindustria Alto Milanese – che grazie alla ricerca danno una risposta ai bisogni del territorio, anzi del pianeta, per ridurre i rifiuti, riciclarli e smaltirli, ma anche per trovare percorsi nuovi ed alternativi per produrre”.

E’ la “conoscenza dell’uomo” che ci permetterà di inaugurare un nuovo rinascimento industriale, fatto di innovazione e rispetto dell’ambiente.

Lo “sviluppo sostenibile” (sono 17 gli obiettivi che in questo senso sono stati individuati dall’Agenda 2030 dell’Onu: investimenti complessivi del valore di 40 trilioni di dollari, vale a dire 20 volte il Pil italiano) ha bisogno, per diventare una reale opportunità di crescita, di soggetti economici convinti ed appassionati che ci credano veramente e che si comportino di conseguenza.

“Noi ci proviamo nel nostro piccolo”, ha detto Giuseppe Scarpa.

Come?

Puntando su 3 degli obiettivi individuati da Agenda 2030: ) l’istruzione di qualità (l’Associazione qualche anno fa ha donato all’Istituto Bernocchi di Legnano un laboratorio di meccanica e nel 2018 ha lanciato una campagna di fundraising per un nuovo laboratorio chimico ottenendo 25.000 euro da 19 imprese; quest’anno CAM metterà a disposizione di una scuola dell’Alto Milanese “e.DO”: un piccolo robot modulare); ) il lavoro dignitoso e la crescita economica (investimenti finalizzati a promuovere i corsi post diploma IFTS, vale a dire uno per tecnici della calzatura e un altro per contabili in aziende export oriented; a settembre partirà una Academy in collaborazione con l’Istituto Bernocchi per la formazione di figure professionali del settore meccanico; attenzione alle esigenze delle persone con disabilità); ) imprese, innovazione e infrastrutture (16 aziende associate si sono rivolte al Digital Innovation Hub Lombardia per migliorare le proprie competenze digitali e 128 hanno ottenuto oltre 14 milioni di euro da ConfidiSystema).

Nella parte finale della sua relazione il presidente uscente di CAM non ha risparmiato le critiche nei confronti del governo gialloverde in carica.

“In Italia, quando servono soldi, lo Stato si indebita. Non è agendo così – ha sottolineato Giuseppe Scarpa – che si fa sviluppo sostenibile. Stiamo aggiungendo altra zavorra sulle spalle delle prossime generazioni. Questo governo non ha una visione d’insieme del futuro del Paese”.

Gli imprenditori, per l’ennesima volta, al di là delle solite promesse di cambiamento e miglioramento del sistema Paese, sanno di poter contare solo su se stessi: “in questa prolungata fase di stagnazione-recessione, la nostra industria sta cambiando pelle e lo fa da sola, senza una politica industriale a sostegno. Di più lo fa – ha rincarato la dose Giuseppe Scarpa – contro una cultura anti impresa, a partire proprio da chi dovrebbe presidiarne gli interessi, e che sottende invece un forte pregiudizio nei confronti di chi liberamente imprende e lo fa con i propri mezzi”.

“Non più tardi di qualche mese fa – ha aggiunto – ricordiamoci che qualcuno (il vice premier Luigi Di Maio, ndr) ci ha definito dei prenditori. Non ho bisogno di raccontarvi delle dichiarazioni nei confronti di Atlantia o dei comportamenti con Arcelor Mittal (protagonista sempre il vice premier Luigi Di Maio, ndr). Ultimi in ordine di tempo, ma gli esempi di questo sentimento anti industriale si sprecano, fino ad arrivare all’opinione pubblica”.

Insomma, un clima generale di evidente ostilità nei confronti del fare impresa che incrementa esponenzialmente il grave rischio di tenere lontano gli investitori esteri, a partire dalle multinazionali.

“Guardate che in Italia – ha ammonito Giuseppe Scarpa – le multinazionali hanno un peso non trascurabile. Sono più di 14.000, danno lavoro a quasi l’8% degli addetti, rappresentano il 18,3% del fatturato totale dell’industria e oltre il 25% dell’attività di ricerca e sviluppo”.

Il presidente uscente di CAM ha però individuato anche elementi positivi: da 10 anni a questa parte l’Italia non è più in ritardo nella crescita della produttività oraria “rispetto ai nostri due principali competitor: Francia e Germania. Protagoniste di questa performance sono le aziende con oltre 10 addetti, i nostri ‘campioni’ che, tra ostacoli, difficoltà e spesso umiliazioni, anche questa volta testardamente hanno ricominciato da capo”.

Andrea Pontremoli (ceo e general manager di Dallara, progettazione e costruzione di vetture da competizione) ha ribadito con forza l’importanza strategica di investire sul capitale umano attraverso la formazione ed ha illustrato alcuni progetti di stretta e proficua collaborazione con gli Istituti tecnici e le Università dell’Emilia Romagna che hanno permesso e permettono alle aziende industriali di migliorare le proprie performance.

“Le aziende – ha detto – devono aprire le loro porte per far capire cosa fanno. Dobbiamo dare ai giovani delle passioni, solo così li responsabilizzeremo”.

Luca Rossettini (ceo e fondatore di D-Orbit, realizzazione di satelliti spaziali) ha declinato il tema della sostenibilità come “capacità di futuro” ed ha indicato le numerose opportunità legate alla tecnologia dello spazio.

La 74° Assemblea generale di CAM si è conclusa con l’intervento di Vincenzo Boccia presidente di Confindustria.

“Il nostro Paese deve recuperare il gusto della sfida, dello studio, del lavoro ponendo al centro la fabbrica”, ha scandito Boccia.

Diminuire la pressione fiscale e contributiva sui salari (cuneo fiscale), detassare sia le retribuzioni dei giovani neo assunti, sia i premi di produzione sono alcuni degli strumenti concreti individuati dal  leader confindustriale per rilanciare lo sviluppo.

Evitando accuratamente di innescare polemiche nei confronti dell’esecutivo in carica, Vincenzo Boccia ha poi sottolineato l’importanza strategica di investire nelle infrastrutture (“Così da collegare i territori e quindi favorire i processi di inclusione delle persone”) e di abbassare drasticamente il livello di conflitto fra istituzioni (soprattutto quelle europee) puntando sul risanamento dei bilancio statale in maniera tale da riconquistare fiducia e affidabilità nei confronti dei mercati (l’abbassamento dello spread dopo che l’Italia ha evitato la procedura di infrazione da parte della Commissione europea è un segnale significativo).

“Dobbiamo recuperare fiducia – ha concluso Vincenzo Boccia – e riconquistare un’idea di futuro!”.

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