Intervista al nuovo Ceo di Primetals, Ernesto Bottone
“Voglio riempire l’azienda di giovani”

L’esordio è immediato: “Non sono ingegnere e non sono dottore. Sono un self made man siciliano, orgoglioso di essere cresciuto in Sicilia, che crede nel lavoro e nei giovani. Meglio ancora: nei giovani appassionati”

Luciano Landoni

MARNATE

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L’esordio è immediato, senza nessun preambolo di circostanza: “Non sono ingegnere e non sono dottore. Sono un self made man siciliano, orgoglioso di essere cresciuto in Sicilia, che crede nel lavoro e nei giovani. Meglio ancora: nei giovani appassionati”.

Ernesto Bottone, 60 anni, è stato nominato un paio di mesi fa amministratore delegato  di Primetals Technologies Italy Srl, una società del gruppo Primetals Technologies Limited.

Primetals è una joint-venture tra Mitsubishi Heavy Industries (MHI) e Siemens, la sede operativa si trova a Marnate dove lavorano 150 persone, e rappresenta un centro di competenza nel campo della laminazione per i prodotti lunghi dell’industria siderurgica.

“Sono nel settore impiantistico da 40 anni – spiega Ernesto Bottone -; qui svolgiamo attività di ricerca, sviluppo, progettazione e installazione di tecnologie d’impianto per l’industria siderurgica, con competenze nell’ambito dell’ingegneria meccanica ed elettrica e dell’automazione, costruzione, project management e servizi”.

Una carriera professionale letteralmente “conquistata” sul campo, nei cantieri di lavoro in giro per il mondo: “Per il gruppo Techint – dice – ho lavorato in Nigeria, Libia, Emirati Arabi Uniti e Iran”.

Quando ha ricevuto la nomina a Ceo di Primetals, in un momento così critico economicamente parlando sia per il mercato interno che per quello internazionale, come si è sentito?

“E’ dagli anni ’90, anzi, anche prima, che mi sento coinvolto emotivamente nel gruppo: dalla Pomini alla Techint, fino ad arrivare ai giorni nostri. La mia missione è riassumibile in poche parole: predisporre un programma di rilancio e cambiamento”.

Dici poco …

“La cosa veramente fondamentale è adeguarsi a questo ‘nuovo mondo’. Vale a dire il mondo dell’Industria 4.0, il mondo della produzione digitale. Il mercato lo richiede e quindi bisogna attuare quello che io chiamo l’adeguamento digitale. Non che prima non l’avessimo fatto, solo che ora dobbiamo farlo ancora di più! La sfida consiste nello ‘sposare’ fino in fondo le necessità dei clienti e nel migliorare le condizioni operative affinché vengano realizzate soluzioni più efficienti”.

Come si fa a vincere una simile sfida?

“Due parole: passione e squadra. Solo con la passione di tutti, cioè della squadra, si possono fare cose eccezionali nella maniera più semplice possibile. Per raggiungere un simile obiettivo non c’è che una cosa da fare”

Quale?

“Riempire l’azienda di giovani! Questo è e sarà il punto cardine della mia strategia. Ci vogliono tanti giovani. Noi anziani abbiamo esperienza, competenza e saggezza. Però, cadiamo spesso nella prosopopea. Un rischio che è troppo … rischioso correre in tempi di adeguamento. L’innovazione finalizzata allo sviluppo è nel DNA dei giovani. E quindi: largo ai giovani. Soprattutto ai giovani appassionati”.

Un obiettivo molto ambizioso, soprattutto in momenti come quelli che stiamo attraversando.

“Proprio perché il periodo è difficile c’è bisogno dell’entusiasmo giovanile. Il giovane è attratto dal ‘mondo colorato’, me ne rendo perfettamente conto. Mentre nel settore siderurgico, al di là di tutte le formule che si possono usare per indorare la pillola, alla fine devi ‘tirare fuori il ferro’, ti devi sporcare le mani nei cantieri. Per farlo, ci vuole una grande passione. Noi cerchiamo giovani con la passione dentro per il nostro mondo. In queste ultime settimane ne abbiamo già assunti 4. Se mi dicessero di scegliere un motto aziendale, sceglierei questo: semplicemente giovani”.

Cosa c’è dietro l’angolo?

“Stiamo attraversando tempi difficili, estremamente complessi. Noi investiremo nell’organizzazione interna per migliorarne e valorizzarne ulteriormente la velocità operativa. Più in generale, non possiamo ignorare il fatto che l’Italia continua ad essere un sistema debole. Rispetto ai tedeschi siamo un po’ lenti. Il sistema tedesco si muove più velocemente e più efficacemente perché è una vera squadra. Noi abbiamo delle eccezionali individualità, dei veri e propri ‘Leonardo’ di genialità e creatività, che faticano a diventare sistema, squadra. Ecco perché i giovani devono imparare a confrontarsi con il mondo che li circonda”.

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