PALAZZO A PARTECIPIAMO
“Volete dare un prezzo alla democrazia”

Ad aprire l’ultimo consiglio comunale castellanzese è stato Michele Palazzo che ha voluto rispondere all’interrogazione del gruppo Partecipiamo sui costi che gravano sul Comune a causa delle sue mozioni e interrogazioni, sottolineando come la sua lista stia solo adempiendo al proprio ruolo di servizio alla comunità

Loretta Girola

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Ad aprire l’ultimo consiglio comunale castellanzese è stato Michele Palazzo che ha voluto rispondere all’interrogazione del gruppo Partecipiamo sui costi che gravano sul Comune a causa delle sue mozioni e interrogazioni, sottolineando come la sua lista stia solo adempiendo al proprio ruolo di servizio alla comunità. Per l’esattezza, l’interrogazione firmata dal capogruppo Croci, chiedeva di “conoscere l’ammontare delle ore lavorative, con relativo costo totale, utilizzate negli anni 2016 e 2017 dagli uffici comunale e dalla società partecipata Castellanza servizi e patrimonio per la gestione delle numerose mozioni, interrogazioni a risposta scritta e orale e le richieste di accesso agli atti effettuare dal consigliere Michele Palazzo della lista civica “Sognare Insieme Castellanza”, e il costo in termini di materiale di consumo per far fronte a tali richieste”. L’interrogazione non è piaciuta a Palazzo, che ha ribattuto: “Ritengo che questo sia un atto gratuitamente polemico e un tentativo manifesto di screditare e arginare l’iniziativa di un Consigliere di minoranza, inibendo l’esercizio del suo ruolo democratico di controllo sull’operato del potere esecutivo degli amministratori pubblici, ma il mio gruppo non si farà intimidire, i metodi repressivi nel nostro paese sono stati messi al bando ormai da molti anni.

Questo fatto è inaccettabile e mina il diritto democratico delle persone a ricevere informazioni trasparenti, non accetto di essere oggetto delle frustrazioni individuali o collettive di chi incontra limiti nelle capacità politiche ad amministrare una città come Castellanza, e che si rimproveri alla minoranza di darsi troppo da fare per adempiere al proprio ruolo di servizio alla comunità e quale comodo pretesto per l’inerzia altrui. Voler dare un prezzo all’esercizio di un diritto politico significa voler dare un prezzo alla democrazia, e insinuare, in prospettiva, che è lecito porre un limite di spesa alle attività democratiche e quindi alla democrazia stessa. Allora, paradossalmente, sarebbe inutile indire elezioni perché così si può risparmiare, oppure sarebbe inutile chiedere ai cittadini di esprimere la loro opinione con la scusa che è costoso interpellarli: taci perché ci costi troppo! Convincendoli così a rinunciare a esercitare i propri diritti a fronte di chissà quale beneficio. Decisamente i nostri cittadini meritano più considerazione che non una visione della politica “al risparmio”, da “discount” e certamente di assistere a discorsi più edificanti in consiglio, questo almeno lo si deve loro, visto che pare proprio che non si riesca a ragionare su iniziative più concrete nell’interesse esclusivo della comunità”.

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