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Storie | 07 gennaio 2021, 20:00

Dalle Mistery Box alla cucina di un ristorante: l’anno di Davide Tonetti dopo Masterchef

Il giovane cuoco varesino racconta il suo 2020, seguente alla partecipazione al cooking show dedicato ai cuochi amatoriali italiani. Oggi, il lavoro al Ristorante Tendarossa a Trieste e lo studio. Domani, un suo locale: in Giappone…

Davide Tonetti sulla terrazza del Ristorante Tendarossa, a Trieste

Davide Tonetti sulla terrazza del Ristorante Tendarossa, a Trieste

Circa un anno fa, Davide Tonetti, 32enne originario di Samarate, era uno tra i quattro finalisti della nona edizione di Masterchef, il cooking show dedicato ai cuochi amatoriali d’Italia. Oggi, lavora con entusiasmo e passione nella cucina del Ristorante Tendarossa a Trieste e ha voluto raccontarci il motivo per cui ha deciso di partecipare al programma, come ha vissuto questi mesi e quali sono i suoi progetti per il futuro.

Varese - Trieste, fermata Masterchef

Ancora prima di partecipare a Masterchef, Davide sapeva che la cucina sarebbe stata la sua strada. Per questo, quando è rimasto senza lavoro, ha deciso di mettersi in gioco e il cooking show avrebbe potuto essere un buon trampolino di lancio: «Non ho mai frequentato corsi per imparare a cucinare, preferisco investire in libri tematici che contengano sì ricette, perché così ho sempre modo di conoscere qualcosa di nuovo, ma che siano soprattutto incentrati per esempio su tecniche (come la cottura a bassa temperatura, il mio cavallo di battaglia), salse, pesce, argomenti specifici. Poi mi piace molto informarmi, guardare video di preparazioni di altri chef».

Da autodidatta, quindi, si presenta alle selezioni di Masterchef, entra nella classe e inizia il suo percorso e prova dopo prova arriva a un passo dalla “finalissima”: «L'unico rammarico è non aver potuto proporre il mio menù finale: è il momento più bello, perché i piatti sono studiati, rappresentano ciò che una persona vuole mostrare della propria cucina. Partecipare è stata un’esperienza molto stressante, ricca di emozioni e di fatica, che comunque ti forma e rimane per molto tempo nella mente».

Tra prove inaspettate e ingredienti mai visti, il giovane cuoco ha imparato a spingersi oltre, ad affrontare gli imprevisti che possono accadere, a prendere decisioni in modo rapido: «La mia cucina si basa molto sullo studio, nei quaranta minuti delle prove è difficile far uscire tutto››, ad eccezione delle emozioni, delle reazioni, spontanee, genuine, anche se la consapevolezza che alcune parti verranno tagliate può essere limitante, «magari fai qualcosa di sbagliato e vieni ricordato solo per quello».

Quello che di sicuro Davide non dimenticherà mai è stata la prova in esterna a Parigi, nel ristorante stellato Pavillon Ledoyen dello chef Yannik Alléno, in cui ha potuto vedere e respirare il clima di una cucina tre stelle Michelin, possibilità che molti cuochi professionisti non hanno mai avuto: ‹‹È stato molto motivante, mi ha fatto capire quello che voglio davvero fare nella vita».

Verso una nuova vita, per realizzare un sogno

Varesino di nascita, Davide è stato adottato da Trieste due anni fa, quando ha deciso di trasferirsi nel capoluogo friulano insieme alla moglie e alle due figlie (una, a suo tempo, non ancora nata), dopo aver perso il lavoro, per stare quanto più possibile vicino alla famiglia in una città molto bella, in cui come ci racconta «mi piace vivere. Ho quindi preferito, nonostante alcune richieste di lavoro altrove, restare e concentrarmi sulla cucina».

Qui, ha conosciuto il gestore del Ristorante Tendarossa, uno tra i pochi con vista sul mare, dove ha iniziato a lavorare il 23 ottobre 2020: «I concorrenti di Masterchef godono di circa un anno di popolarità dopo il programma, ma non possono lavorare fino alla messa in onda dell’ultima puntata» che, purtroppo, nel caso della nona edizione, è quasi concisa con il primo lockdown.

Nel locale triestino, Davide ha avuto fin da subito carta bianca sul menù: «In cucina ci sono solo io, per il momento (appena sarà possibile formeremo un team per la stagione estiva), mi occupo di tutto, questa “gavetta” mi serve molto nell’ottica di un mio futuro ristorante, il gestore di Tendarossa mi sta mostrando quello che c’è dietro la gestione di un ristorante, sono molto contento della scuola che sto facendo, sto veramente imparando sulla mia pelle».

Da fine ottobre, il cuoco ha già avanzato due proposte stagionali - con l’intento di cambiare piatti ogni due mesi circa -, i riscontri sono stati positivi, i clienti sono arrivati per assaggiare i suoi piatti e ne sono rimasti soddisfatti. «Purtroppo non ho potuto presentare il menù di Natale», ma la speranza di riaprire a metà gennaio con un nuovo menù è sempre viva, come l’idea di proporre un servizio di cucina a domicilio: l’organizzazione sarebbe più semplice rispetto, per esempio, all’asporto, difficile da gestire per la distanza del ristorante dal centro città e la tipologia di piatti proposti.

La cucina di Davide è unica nel suo genere, perché è un mix di esperienze: «Nei miei piatti cerco sempre di riproporre un cibo che ho assaggiato durante un viaggio, un profumo che mi riporta alla mente un ricordo, mi piace portare quello che ho vissuto anche a chi assaggia, rivisto però in chiave territoriale, con prodotti sia a chilometro zero sia esteri, sono sempre alla ricerca di particolari che danno un tocco di diversità alle mie proposte».

Uno sguardo al passato e la mente al futuro

Per Davide, Masterchef è stata un’esperienza da affrontare in modo serio e impegnato, l’obiettivo era rimanere nella classe quanto più a lungo possibile - perché no, anche vincere! - e, ancora più importante, non dare un’immagine di sé sbagliata, che potesse influire sulla sua carriera da cuoco.

«Forse è stato questo a limitarmi, ero molto concentrato, avrei dovuto essere un po' di più spensierato, cucinare con più semplicità, ma cerco di non ripetere mai le preparazioni, ho sempre sperimentato, non ho mai voluto sentirmi dire che avevo fatto un bel piatto, ma avrei potuto fare di più. Ho pensato tanto a quello che direi al Davide del primo giorno di Masterchef, ovvero di divertirsi di più e pensare un po' meno», anche se, in fondo, sa che, se tornasse indietro, replicherebbe quello che ha già fatto, perché lui è così, preciso, attento e consapevole delle sue capacità e, certo, dei miglioramenti che ancora lo attendono.

Oltre allo studio e agli esperimenti che contraddistinguono la sua cucina, il futuro di Davide è ricco di progetti, proposte (tra cui alcuni possibili eventi che lo vedrebbero ritornare a Varese) e opportunità, che il giovane cuoco non si preclude mai, è sempre pronto a intraprendere nuove avventure, che siano un cooking show, un trasferimento o, tra tanti anni, un suo locale a Tokyo.

Con la mente al domani, il corpo e il cuore a Trieste, il varesino ha uno scopo preciso: far crescere il Ristorante Tendarossa, elevarne la qualità, anche grazie a investimenti già in programma e, soprattutto, se stesso, creando «una base solida di competenze come chef per affrontare nel modo migliore le varie sfide».

I progetti di Davide sono tanti, tutti raccontati con entusiasmo, emozione, passione. Con l’augurio di realizzarli, continueremo a seguirlo e ad ammirare le sue creazioni sui canali Facebook Davide Tonetti e Instagram, @davide.tonetti.88 e @tendarossaristorante

Giulia Nicora

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