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Economia | 09 gennaio 2021, 10:41

Lucchina (Aime): «Inconcepibile la chiusura di Rete Imprese Italia, hanno prevalso gli egoismi»

Il segretario generale del sodalizio varesino interviene sullo scioglimento, dopo 10 anni, della "super associazione" di categoria delle Pmi formata da Confartigianato, Casartigiani, Cna, Confcommercio e Confesercenti: «Critichiamo le divisioni della politica e chiediamo alle imprese di fare rete e poi ci dividiamo a livello di rappresentanza d'impresa»

Gianni Lucchina

Gianni Lucchina

Era il 2010 quando cinque associazioni di rappresentanza d'impresa, delle Pmi in particolare, decisero di fondare, a livello nazionale e anche ovviamente nei territori, Rete Imprese Italia, una sorta di "super associazione" di categoria che riuniva Confartigianato, Casartigiani, Cna, Confcommercio, Confesercenti; quell'esperienza, come previsto dallo statuto, non essendo stata rinnovata, si è conclusa il 31 dicembre del 2020. 

«Una scelta inconcepibile, un vero peccato e un grande dispiacere per questa decisione - commenta Gianni Lucchina, segretario generale di Aime Varese, che aderiva a Rete Imprese Italia in quanto affiliato di Casartigiani - sono purtroppo prevalsi gli egoismi delle associazioni più grandi che preferiscono far emergere la loro posizione e visione a scapito di quella unitaria». Rete Imprese Italia era nata in una fase storica di grande difficoltà per l'economia mondiale dovuta alla crisi internazionale del 2008. «In una fase come l'attuale dove la situazione generale è ancora più critica, sarebbe stato meglio avere una voce univoca dal mondo delle Pmi per confrontarci con le istituzioni, con il Governo e con Confindustria da una posizione di maggiore forza - prosegue Lucchina - critichiamo giustamente la politica per le sue continue e incomprensibili divisioni, chiediamo alle imprese di fare rete e poi siamo noi stessi a dividerci a livello di rappresentanza d'impresa; in questo modo poi, indeboliamo anche la posizione delle aziende». Secondo il segretario generale di Aime occorre ripensare le modalità della rappresentanza d'impresa. «Le associazioni non possono essere dei centri di elaborazione dati - prosegue Lucchina - ma di rappresentare e sostenere i progetti delle imprese, dando voce a tutto il mondo del lavoro autonomo, senza distinguere tra settori produttivi, proprio come avviene in Europa, arrivando anche all'elezione diretta del presidente delle Camere di Commercio. Con la chiusura di Rete Imprese Italia purtroppo invece di andare avanti, sembra che si torni indietro. Egoismo, pur legittimo, dei singoli, rischia seriamente di indebolire le imprese e ci sarà un motivo se le aziende iscritte alle associazioni di rappresentanza sono solo circa il 30% del totale». 

 

Matteo Fontana

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