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Politica | 11 gennaio 2021, 11:20

Busto, Antonelli: «Ricandidarmi? Non ho fretta, sono gli altri a dover trovare un nome»

Rivendica i risultati ottenuti, anticipa i prossimi obiettivi, ma sulla ricandidatura a sindaco Emanuele Antonelli non si sbilancia ancora: «Che fretta c’è? Io continuo a lavorare, sono gli altri che devono trovare un nome e dimostrare di saper governare»

Busto, Antonelli: «Ricandidarmi? Non ho fretta, sono gli altri a dover trovare un nome»

Rivendica i risultati ottenuti, anticipa i prossimi obiettivi (con il “sogno” di eliminare le passerelle ciclopedonali ai Cinque ponti), ma sulla ricandidatura a sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli non si sbilancia ancora.  «Bisogna parlare con gli altri partiti», dice, quei partiti “amici” che non gli hanno risparmiato attacchi: «Per questo sono entrato in Fratelli d’Italia, ero stanco di sentirmi solo».
«Io non ho fretta – punge – sono gli altri che devono trovare un nome e dimostrare di saper governare».

Sindaco Antonelli, ci siamo lasciati alle spalle un anno difficilissimo, che si è chiuso tra l’altro col suo annuncio di un caso di variante inglese del coronavirus a Busto. Il nuovo anno, però, si è aperto con le prime vaccinazioni nel nostro ospedale. Secondo lei siamo vicini a un ritorno alla normalità?
«Saremo vicini quando saremo tutti vaccinati. Purtroppo non sono ottimista, perché appena ci sono state delle riaperture si sono viste resse di ragazzi senza mascherina. La gente non ce la fa più a restare in casa, ma il “liberi tutti” non va bene. La mia maggiore preoccupazione riguarda le scuole, visto che i soldi per adeguare i trasporti non sono arrivati. Mi auguro che il vaccino sia la soluzione, anche se siamo partiti a rilento. Ci attende un anno molto lungo».

Come sindaco e umanamente, qual è stato il momento più difficile del 2020?
«Il mese di febbraio, quando non conoscevamo il virus e vedevamo morire così tante persone. Ho “accompagnato” il dottor Stella e altri da solo con il monsignore, facendo i filmati del funerale per le famiglie, che non potevano né vedere in ospedale né salutare i loro cari. C’era la paura di portare il virus a casa; mio fratello l’ha avuto in forma grave nonostante le precauzioni. E poi c’era la paura per i nostri anziani: è stato un massacro, la nostra memoria se n’è andata».

C’è qualcosa che cambierebbe rispetto a quanto fatto?
«Se avessi la bacchetta magica, tornei indietro e chiuderei subito tutto. All’inizio cercavamo di aiutare bar e ristoranti perché non conoscevamo la situazione. Ora però le cose sono diverse e, personalmente, aprirei alcune realtà, come i negozi di abbigliamento dove non si creano assembramenti, e lascerei chiusi i ristoranti e i bar, destinando però a loro aiuti e soldi veri».

Se le chiedessi se si ricandiderà, non mi risponderebbe come ha fatto fino a oggi. Le chiedo allora perché le occorre ancora del tempo per maturare o comunicare la sua decisione.
«Bisogna parlare con gli altri partiti. Ma poi che fretta c’è? Sono gli altri a doversi preoccupare e a dover dimostrare di saper governare. Io ho fatto il sindaco per cinque anni e continuo a lavorare. Ancora non si sa la data delle elezioni, gli altri non hanno scelto un candidato; perché mi dovrei preoccupare io?».

Rispetto a cinque anni fa, ora lei ha aderito a un partito, Fratelli d’Italia. Come mai?
«Ero stanco di sentirmi solo e di dovermi difendere un po’ da tutti, a partire dalla mia maggioranza. In realtà io avevo buoni rapporti con tutti, anche con la Lega (meno con quella di Busto), ma gli attacchi non mancavano. Fratelli d’Italia mi corteggiava, ho parlato con Meloni e Santanché. Di fatto è il mio vecchio partito, An, di cui avevo bellissimi ricordi».

L’anno si è chiuso con la presentazione dell’ambizioso progetto del campus sportivo di Beata Giuliana, atteso da tempo. Sarà questo il lascito più importante della sua amministrazione?
«Abbiamo fatto tante cose importanti. Penso alla caserma dei Carabinieri, con la quale abbiamo immesso nel patrimonio del Comune un immobile da 5 milioni di euro, al sottopasso di Sant’Anna, all’illuminazione della città. Al campus di Beata Giuliana lavoriamo da tre anni e mezzo, confrontandoci con una burocrazia assurda. Il gruppo privato ha già impegnato dei soldi, per questo sono fiducioso che il progetto verrà realizzato. Di sicuro faremo il palaginnastica, che pagheremo noi in stato di avanzamento lavori. Ma aggiungo anche la via Lonate, i parcheggi gratuiti della stazione. L’opposizione dice che non ho una visione, mi piacerebbe conoscere la loro di visione».

Qualche cruccio? Ad esempio l’ex calzaturificio Borri…
«Non ho crucci. Io a decidere ci mette poco, poi però ai tecnici e ai legali occorre molto tempo, perché lavorare nel pubblico è difficilissimo. Per il Borri non riusciamo a trovare una destinazione; ora percorreremo la strada dei bandi per la rigenerazione urbana. È sicuramente una realtà di cui ci dovremo occupare, insieme alle ex carceri e al Conventino (ma in questo caso spetta alla società Soceba partite con i lavori), a Villa Radetzky, al trasferimento dell’anagrafe e all’area delle Nord. E poi ho un piccolo “sogno”: eliminare le inestetiche passerelle ai Cinque ponti, allargando la strada così da trovare lo spazio per il passaggio pedonale. Ho visto un progettino e ci sto pensando».

E poi c’è il caso Accam.
«Per me Accam rimane una grande risorsa per il territorio. Io lotto per salvarla, ma siamo arrivati al limite e devo vedere cosa pensa la mia maggioranza. La chiusura comporterebbe costi maggiori per il trasferimento dei rifiuti, con investimenti per l’acquisto di nuovi mezzi. Legnano si è accorta di quanto costa conferire altrove. Su questa questione mi scontro coi preconcetti dei grillini ma anche con la posizione della Lega di Busto che non ho mai capito».

Riccardo Canetta

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