Il Punto G: Ieri... oggi, è già domani | 12 gennaio 2021, 07:00

...il sogno continua...

Riavvolgiamo la "pellicola"

...il sogno continua...

Riavvolgiamo la "pellicola". Sto tuttora ridendo, guardando nello specchietto retrovisore della mia auto, l'espressione di Giuseppino che mi saluta sulla soglia di casa, con la mano sul cuore, al riparo del suo "cappellaccio" a larghe tese, posato "sulle ventitre", mentre il sole risalta le rughe espresse sul viso. Stavolta si comincia dall'epilogo della chiacchierata, per giungere all'inizio del "film".

Sta di fatto che con Giuseppino s'è parlato di abitudini antiche; di momenti tipici e usuali di comportamento e di "costume" in atto fra la gente semplice, quando le vetture in circolazione erano poche e al loro posto c'erano i cavalli da tiro. Quel tipo di società, l'ho vissuto. Giuseppino, poi ne è maestro e lui sa ben ricordare come la gente si comportava. Ovviamente, me ne illustra gli esempi.

Piccolo preambolo: quel che segue è per "animi puri", gente forte anche di stomaco. Del resto, quel che ha prodotto il modernismo era latente nella realtà contadina o nella gente di ringhiera.

Non so come e non so per quale motivo, Giuseppino ed io, ci siamo immersi nel discorso che aveva quale oggetto, la "figòa" e la "buàscia". Si tratta di un'azione comune e di eguale "conseguenza", per il fatto che entrambe le parole si riferiscono agli escrementi degli animali; la "figòa" è lo sterco del cavallo, mentre la "buàscia" è lo sterco della mucca (di etimologia discussa - sovrapposizione di vacca). Non abbiamo "perfezionato" il significato degli escrementi di altri animali (un po' per pudore), ma il "discorso di merda" si è focalizzato su cavallo e mucca. E ne svelo il motivo.

Era normale -allora- raccogliere per strada, dove transitavano i cavalli, le "figòe" con tanto di cazòa (l'arnese triangolare con impugnatura che usano i muratori per raccogliere la calcina). Poi si metteva il "raccolto" in un secchio e lo si portava a casa. Direte: "per farne che?"  ....(allibite, donne)....per farne concime per i fiori. Le donne (allora) riempivano i vasi di fiori che mettevano sul davanzale della finestra, in giardino, ovunque si possa mettere un vaso di fiori, con il "concime naturale" rappresentato appunto dalle "figòe" raccolte per strada. A quei tempi, a ore canoniche, transitava lo spazzino (oggi chiamano "operatore ecologico" - sic). Quindi, occorreva precederlo e andare in giro con "sidèl" (secchio) e "cazòa" (cazzuola) e precederlo nell'incombenza.

Certo che i fiori, così "allietati" e concimati per bene, crescevano nel migliore dei modi e davano a tutti lo splendore del loro....star bene. Si, d'accordo, il profumo dei fiori si mescolava con un altro "profumo", ma era questione di qualche ora ....vuoi mettere, però la delicatezza di quei petali, il colore sgargiante di quei fiori .....i gerani, poi espandevano la loro eleganza multicolore che dava alla vista un tocco di classe sublime.

E siamo alla "buàscia", sterco delle mucche (vacche) che il contadino non buttava. La "buàscia" si mescolava con la paglia che il contadino metteva per creare un "letto" alla mucca, poi col forcone, si metteva il tutto sulla "mota dul rudu" (la pigna del letame). Che si utilizzava quando nei campi si cospargeva la "bonza" (altro non era se non il contenuto della latrina che costituiva il "servizio igienico" del nucleo abitativo delle case di ringhiera). Ve l'immaginate l'andirivieni del mattino (più diluito era quello delle altre ore della giornata), quando si ....faceva la fila, sia per portare il vaso da notte (il pitale - in dialetto "urinòi") sia per operare al momento. Non era raro sentire dall'esterno della latrina, ...."mossi" (muoviti "o cagò o dislibeà 'l boegiu) cioè ....libera il buco.

Lo so, con Giuseppino stiamo toccando certi argomenti che a molti faranno schifo (letteralmente), ma quando si parla di "evoluzione del comportamento" bisogna pure illustrare cosa "succedeva" in quei tempi. Per dirla tutta: i servizi in casa, li ho avuto quando mi sono sposato: prima...ho fatto la mia "trafila", come ho illustrato sopra. "T'è òi dì cam parlò senza tèma e 'n cai chi dogn al m'à usa drè?" - "stà saiu, Giusepèn ...nogn an dì dumà a veitò" (vuoi dire che abbiamo parlato senza creanza e qualcuno può sgridarci?) - (tranquillo, Giuseppino....noi abbiamo detto semplicemente, la verità).

Il Nocino, l'abbiamo sorseggiato, nel mentre... tra "na figòa, na buàscia e na latrina". "

Gianluigi Marcora

Leggi tutte le notizie di IL PUNTO G: IERI... OGGI, È GIÀ DOMANI ›

Il Punto G:
Ieri... oggi, è già domani

Non è quello che qualche malizioso ha subito pensato, una rubrica che tratta argomenti femminili, ma qui è dove sono libero di esprimere il mio punto di vista a 360 gradi.
Bene, da qui continuerò a dire la mia finché il cuore batterà per Amore, per la mia Città, per la mia Gente. C'è chi gioirà per ritrovare un caro amico sulla punta della penna e chi, finalmente, non mi troverà in prima battuta, dov'ero solito mettere il mio pezzo. Ma per chi mi è sempre stato vicino e per chi ancora mi apprezza, ECCOMI! di nuovo insieme per fare un nuovo tratto di strada insieme.

Leggi anche

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore